Formidabile e poderosa “decorazione” del Cazzaro ...

Inviata (modificato)

8 ore fa, fosforo31 ha scritto:

Nel rapporto dell'Osservatorio Milex leggo che spendiamo 520 milioni l'anno per il mantenimento delle basi USA in Italia. Tenuto conto che gli effettivi sono circa 13.000, deduciamo che ogni militare americano di queste basi costa ai contribuenti italiani 40.000 euro l'anno. Roba da matti! Dovrebbe essere il governo USA a pagarci se gli permettiamo di tenere 59 basi militari sul nostro territorio! Se io fossi il premier, nella prima seduta del Consiglio dei Ministri varerei un decreto a effetto immediato per spostare quei 520 milioni dalle uscite alle entrate. E se Trump non fosse d'accordo, gli darei tre mesi di tempo per smantellare e sgomberare tutte le sue basi.   

Ahahahahaha!! Intanto mi sia consentita qualche considerazione su ciò che dice il Cazzaro Napoletano : Fortunatamente il Bufalaro non e’ Premier ( bontà sua , sic), e non potrà convocare nessun “primo” Consiglio dei Ministri pena farci coprire di ridicolo dal mondo intero se solo “pensasse” di mettere in pratica quel che asserisce . Quel che sostiene che farebbe da primo ministro (sic, nda) non sarebbe altro che fare carta straccia dei trattati e delle convenzioni statutarie e degli accordi NATO stipulati agli inizi anni 50 . Di fatto sarebbe uscire dalla NATO con quel che comporterebbe anche dal punto di vista economico. Il Cazzaro , allora , lo dica chiaramente ripetendo vecchi slogan pre e post 68 :” L’Italia fuori dalla NATO . Yankee Go Home. “.  Dopodiché ammetterò di essere preoccupato per Trump per le “minacce” del Cazzaro . Lo vedo asserragliato alla Casa Bianca difeso dal 4^ Head quarters di stanza a Washington terrorizzato, alla scadenza , dei 3 mesi che i Bufalaro Partenopeo gli ha imposto di rispettare . Detto ciò , veniamo ai fatti . Quelli veri e non a quelli falsi che il Cazzaro ci propina e che trae da un documento, ma guarda che sorpresa , emesso dal Gruppo Parlamentare 5 stelle.  Intanto una doppia bufala : le basi americane sul territorio italiano non sono 59 bensì...9 e che vado a citare : Ghedi, Aviano, Vicenza , Camp Darby, Gaeta, Napoli, La Maddalena, Sigonella e Niscemi . Ed allora vi chiederete il perché il Cazzaro scrive 59. Ve lo spiego subito : perché il Cazzaro , noto fotoincollatore di articoli di cui non ha la minima contezza , ma funzionali alle bufale , include e considera basi americane qualcos’altro che e’ tutto fuori che e’ una base . E facendo ciò sbaglia e bufaleggia di nuovo perche’ seguendo il ragionamento del Bufalaro campano , queste non sarebbero 59 bensì 113. Passo ora a descrivere cosa invece e’ quel che l’ebe te Partenopeo considera Basi a stelle e strisce : Centri Radar , Centri Telecomunicazioni , Posizionamenti antenne , depositi armi , Centri di addestramento , Centri logistici e vettovagliamento , porti di attracco navi militari . Veniamo alla parte prettamente economica di cui si fanno carico tutti i Paesi aderenti alla NATO e che prevedono una quota del 33% dei costi sostenuti dall’amministrazione statunitense e che questa sostiene per le basi dislocate nel mondo . Fino al 2016 l’Italia ha contribuito per il 27% e non per il 33%. Giocoforza , ora , deve contribuire per il 41% per reintegrare quel che non e’ stato speso prima . Questa spesa e’ il frutto della garanzia alla sicurezza esterna alle installazioni così come previsto dagli accordi NATO. Concludo che dette percentuali non sono , comunque e nella loro interezza ,  contributi che l’Italia versa agli Usa , ma sono diretti alla NATO che , a sua volta , li investe nelle sue basi di competenza .  Questo dovevo e così ho fatto per rintuzzare e sbufaleggiare la solita caga ta decorata del Cazzaro Partenopeo . Saluti 


 

 
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Modificato da mark222220

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7 minuti fa, mark222220 ha scritto:

Ahahahahaha!! Intanto mi sia consentita qualche considerazione su ciò che dice il Cazzaro Napoletano : Fortunatamente il Bufalaro non e’ Premier ( bontà sua , sic), e non potrà convocare nessun “primo” Consiglio dei Ministri pena farci coprire di ridicolo dal mondo intero se solo “pensasse” di mettere in pratica quel che asserisce . Quel che sostiene che farebbe da primo ministro (sic, nda) non sarebbe altro che fare carta straccia dei trattati e delle convenzioni statutarie e degli accordi NATO stipulati agli inizi anni 50 . Di fatto sarebbe uscire dalla NATO con quel che comporterebbe anche dal punto di vista economico. Il Cazzaro , allora , lo dica chiaramente ripetendo vecchi slogan pre e post 68 :” L’Italia fuori dalla NATO . Yankee Go Home. “.  Dopodiché ammetterò di essere preoccupato per Trump per le “minacce” del Cazzaro . Lo vedo asserragliato alla Casa Bianca difeso dal 4^ Head quarters di stanza a Washington terrorizzato, alla scadenza , dei 3 mesi che i Bufalaro Partenopeo gli ha imposto di rispettare . Detto ciò , veniamo ai fatti . Quelli veri e non a quelli falsi che il Cazzaro ci propina e che trae da un documento, ma guarda che sorpresa , emesso dal Gruppo Parlamentare 5 stelle.  Intanto una doppia bufala : le basi americane sul territorio italiano non sono 59 bensì...9 e che vado a citare : Ghedi, Aviano, Vicenza , Camp Darby, Gaeta, Napoli, La Maddalena, Sigonella e Niscemi . Ed allora vi chiederete il perché il Cazzaro scrive 59. Ve lo spiego subito : perché il Cazzaro , noto fotoincollatore di articoli di cui non ha la minima contezza , ma funzionali alle bufale , include e considera basi americane qualcos’altro che e’ tutto fuori che e’ una base . E facendo ciò sbaglia e bufaleggia di nuovo perche’ seguendo il ragionamento del Bufalaro campano , queste non sarebbero 59 bensì 113. Passo ora a descrivere cosa invece e’ quel che l’ebe te Partenopeo considera Basi a stelle e strisce : Centri Radar , Centri Telecomunicazioni , Posizionamenti antenne , depositi armi , Centri di addestramento , Centri logistici e vettovagliamento , porti di attracco navi militari . Veniamo alla parte prettamente economica di cui si fanno carico tutti i Paesi aderenti alla NATO e che prevedono una quota del 33% dei costi sostenuti dall’amministrazione statunitense e che questa sostiene per le basi dislocate nel mondo . Fino al 2016 l’Italia ha contribuito per il 27% e non per il 33%. Giocoforza , ora , deve contribuire per il 41% per reintegrare quel che non e’ stato speso prima . Questa spesa e’ il frutto della garanzia alla sicurezza esterna alle installazioni così come previsto dagli accordi NATO. Concludo che dette percentuali non sono , comunque e nella loro interezza ,  contributi che l’Italia versa agli Usa , ma sono diretti alla NATO che , a sua volta , li investe nelle sue basi di competenza .  Questo dovevo e così ho fatto per rintuzzare e sbufaleggiare la solita caga ta decorata del Cazzaro Partenopeo . Saluti 


 

 
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Ah , per chi non volesse credere che il Cazzaro si nutre di *** e relativo vopiaincollaggio , ecco qua : 

 
 
 

- Home Difesa -

Basi Nato e Usa: quanto ci costano?

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Scritto da M5S Camera News pubblicato il 04.04.14 12:11 Commenti: 0

Aviano_F-16.JPG

In Italia - secondo le stime più recenti - sarebbero 59 le basi militari americane. Il Defense Manpower Data Center stima che, alla data del 31 luglio 2013, ospitavano 11.963 soldati Usa e 5.631 civili in servizio. Il nostro Paese oggi è il quinto avamposto statunitense nel mondo per numero d'installazioni e il secondo in Europa (dopo la Germania), dove siamo l'unico caso in cui il personale delle stesse basi è aumentato negli ultimi anni. Ma quanto ci costano? Lo abbiamo chiesto in un'interrogazione rivolta al ministro Pinotti in commissione Difesa.

Il dubbio ci è venuto dopo aver letto qualche giorno fa lo studio "Overseas Basing of U.S. Military Forces - An Assessment of Relative Costs and Strategic Benefits", realizzato nel 2013 dalla RAND Corporation per conto del Dipartimento della difesa statunitense. Un'analisi che confronta, tra l'altro, i contributi diretti e indiretti di alcuni Stati a fronte dei costi di stazionamento delle forze armate Usa. Ma se per Germania, Corea del Sud e Giappone la ricerca fornisce dati quantitativi piuttosto precisi e analitici (ad esempio il contributo tedesco agli Stati Uniti è stimato in 830,6 milioni di dollari l'anno), per l'Italia non viene data alcuna informazione in termini monetari per mancanza di dati aggiornati. 

Le ultime *** relative ai costi di mantenimento delle basi americane per il nostro Paese si riferiscono infatti all'anno 2002 e sono riportate nel documento del Dipartimento della Difesa americano "Allied Contributions to the Common Defense". 

Al governo abbiamo dunque chiesto quali siano le tipologie di contributi diretti e indiretti dell'Italia allo stazionamento delle forze armate statunitensi presenti sul nostro territorio e in quali capitoli di spesa del bilancio dello Stato siano inseriti. Ma, soprattutto: in virtù di quali disposizioni o accordi questi contributi o facilitazioni vengano concessi. 

La risposta ovviamente è stata vaga e approssimativa, ma qualche dubbio lo solleva. In sostanza le aree territoriali per le basi Usa sono offerte gratuitamente dall'Italia nel quadro degli accordi Nato; di tasca nostra gli garantiamo la sicurezza esterna alle installazioni, tutto il resto - ha spiegato il ministro - non è riconducibile alla dizione "contributo italiani agli Usa" perché in realtà i nostri soldi sono diretti alla Nato, che a sua volta li investe nelle sue basi di competenza.

Il MoVimento 5 Stelle si domanda quale sia il fondamento giuridico delle basi Usa e se questo sia conforme all'ordinamento italiano ma, soprattutto, se la presenza di armi nucleari o altri tipi di armi nelle suddette basi contravvenga agli obblighi internazionali gravanti sull'Italia. Al riguardo è di preminente importanza l'influenza dell'articolo 11 della Costituzione. 

Sull'argomento continueremo a batterci fino a quando le istituzioni non comprenderanno che le tasse pagate dai cittadini italiani non possono essere investite nel mantenimento di un'organizzazione come la Nato, ormai concettualmente superata per fini e modi o, ad esempio, nel pagamento degli inutili F35 (un altro favore agli Usa). Dobbiamo trovare una nostra dimensione come Italia e abbandonare una rincorsa agli armamenti che più somiglia a un'emulazione dei cosiddetti Paesi forti.

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