40 anni dalla strage di Aldo Moro, l'omaggio di Mattarella

13 messaggi in questa discussione

16 minuti fa, shat24 ha scritto:

Cerimonia in via Fani dove 40 fa fu eseguito l'attacco contro Aldo Moro nel quale persero la vita diverse persone

http://www.dailymotion.com/video/x6geehm

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Hanno ucciso l uomo più importante della Democrazia.

Hanno ucciso chi voleva il PCI al Governo.

Hanno ucciso Guido Rossa e tanti altri uomini Onesti, la sx è sempre contraria alla anarchia, e al fascismo.

pm610 mi piace questo
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Inviata (modificato)

Per me non è un oltraggio vedere i brigatisti in tv 40 anni dopo via Fani. É solo un'interessante testimonianza diretta, che ciascuno può ritenere credibile o meno, di alcuni dei protagonisti di un triste e purtroppo incancellabile capitolo della storia italiana. Io mi sento molto più oltraggiato quando un presidente del Consiglio si accorda con un delinquente, che non ha ancora pagato il suo debito con la giustizia, per riscrivere con lui la Costituzione e la legge elettorale. Oggi è facile sparare a zero, come hanno fatto il prefetto Gabrielli e altri, e usare parole sprezzanti e umilianti verso gli uomini delle Brigate Rosse (così li chiamò Paolo VI, dimenticandosi delle donne delle BR). Ma io, che ho vissuto quegli anni di piombo e che posso affermare a testa alta di avere dedicato i miei primi e più densi e appassionati anni di impegno politico nel lottare contro quella degenerazione violenta della politica, oggi sento di dover fare, per puro amore della verità storica, un importante distinguo. I br non erano volgari assassini, e non erano nemmeno terroristi, o sarebbe riduttivo e fuorviante definirli tali. Certo non lo erano nel senso etimologico della parola e nel senso in cui essa viene intesa oggi. A differenza dei terroristi di destra e dei fanatici islamici, essi non intendevano affatto spargere il terrore nella società. Le BR non hanno mai messo bombe in una stazione per massacrare innocenti sconosciuti. E non sono mai entrate in un teatro a mitragliare gli spettatori. Anzi progettavano le loro azioni in modo da evitare o minimizzare il rischio di fare vittime civili e innocenti. Per esempio, ebbero cura di andare a squartare nottetempo le gomme del furgoncino del fioraio che vendeva fiori a via Fani e che così quel giorno rimase a casa, vivo. Le BR non volevano il terrore, volevano la rivoluzione comunista. Engels esalta la "funzione rivoluzionaria della violenza" mentre per Mao "il potere politico nasce dalla canna del fucile". Quindi il metodo dei brigatisti era certamente violento e per questo assimilabile al terrorismo, ma le BR erano un movimento politico. Con una sua ideologia, il marxismo-leninismo, i suoi ideologi (Curcio, Senzani e altri), un braccio armato molto ben organizzato e una vasta rete di fiancheggiatori (decine di migliaia). L'obbiettivo, come in ogni rivoluzione, era abbattere lo Stato, dunque i bersagli erano i suoi rappresentanti e i suoi servitori. Ma la violenza non era mai fine a se stessa: più che a indebolire lo Stato le BR miravano a fare proseliti, sognavano di arruolare per la loro rivoluzione l'intera classe operaia e quello che allora si chiamava il proletariato. Si ispiravano alla Resistenza antifascista, e non avevano torto nel rivendicare l'uso degli stessi metodi perché in fondo anche le azioni dei partigiani erano spesso, tecnicamente, assimilabili ad atti terroristici. Ma le BR trascurarono un dettaglio cruciale. Lo Stato, quello che loro combattevano come un'appendice del sistema imperialista e capitalista, era uno Stato nato appena 30 anni prima proprio dalla Resistenza antifascista. E gli italiani degli anni '70 o la Resistenza l'avevano vissuta oppure erano figli di chi l'aveva vissuta, e in ogni caso c'era il terrorismo neofascista con le sue bombe e le sue stragi a tenere ben viva la memoria sui valori e sulle posizioni corrette da difendere. Dunque la rivoluzione teorizzata dalle BR fu vista dalla maggioranza degli italiani, anche (anzi soprattutto) dagli italiani di sinistra, come una controrivoluzione. I partiti nati dalla Resistenza, in primis il Partito Comunista di Enrico Berlinguer, i sindacati, i lavoratori, la società civile, seppero fare argine e il progetto eversivo, alla lunga fallì. Ma attenzione: non fu una vittoria facile. Sopra ho scritto "la maggioranza degli italiani", ma non "la grande maggioranza". Cari forumisti, io vi posso assicurare che se, per ipotesi assurda, le BR fossero state un partito politico e se si fosse votato la domenica dopo l'agguato di via Fani, avrebbero preso qualche milione di voti. Non saprei dire esattamente quanti, ma qualche milione di sicuro. Antonio Padellaro ha ricordato in tv l'episodio delle scolaresche che la mattina del 16 marzo erano in visita nell'aula di Montecitorio e nelle quali alla notizia del rapimento di Moro si levarono applausi. Io ero in un affollato treno della metropolitana di Napoli, dove uno studente aveva una piccola radio/registratore a nastro, di quelle che si usavano per registrare le lezioni all'università. Alla notizia, applausi, pugni chiusi e grida di approvazione anche lì. Scene analoghe mi furono descritte sa dai miei numerosi zii e cugini residenti al Nord. Il giorno dopo, in una assemblea di studenti universitari alla quale partecipai, convocata per condannare l'attentato, una buona metà degli interventi, pur nel dispiacere per il sangue sparso, tendeva in un modo o nell'altro a giustificare il rapimento. Io intervenni per stigmatizzare duramente quelle giustificazioni e alla fine chiesi, a nome degli studenti comunisti, l'immediata liberazione dello statista democristiano. Presi più fischi che applausi. 

Modificato da fosforo31

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Vedi l'Italia non era una dittatura militare dove non esistevano libere elezioni, i brigatisti rossi iniziarono la lotta armato perché sapevano di essere minoranza nel paese e che mai avrebbero raggiunto il potere con libere elezioni; nel paese c'era chi faceva il tifo per loro, non dimentichiamoci che in Italia esisteva il più grande partito comunista d'occidente  che il crollo del  muro di Berlino era ancora lontano nel tempo e  che coloro che facevano il "tifo" per loro li chiamavano "compagni che sbagliano"  a distanza di 40 anni ci sono molte cose che non tornano, si sa poco della effettiva "catena di comando"  forse brigatisti "in buona fede" erano al servizio, a loro insaputa , di qualche servizio segreto estero così come non si è mai saputo chi fosse il misterioso "grande vecchio" di cui parlavano;   se questo "signore" (signore fra virgolette) era vecchio a quel tempo, poiché sono ormai trascorsi 40 anni si presume che ormai sarà morto... se per   la catena di sangue  innocente che ha lasciato  non ha mai reso conto alla giustizia Italiana, mi chiedo: quando alla fine della sua vita si sarà presentato davanti a quel tribunale che è  nel cielo e  e al quale nessuno sfugge, come si sarà giustificato?

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Hanno ragione coloro che si scandalizzano per fetenzie del genere, e come non farlo.....ci sono criminali come fioravanti e la mambro che hanno goduto di ogni beneficio e adesso sono già liberi.....

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Inviata (modificato)

Caro Etrusco, certo che erano una minoranza, inizialmente una piccola, ma non trascurabile, minoranza. Formata dalle frange estreme ed extraparlamentari della sinistra. C'erano tanti gru.ppi e gruppuscoli, da Lotta Continua a Potere Operaio solo per citare i maggiori. Con affiliati tantissimi nomi oggi insospettabili, come Gad Lerner e Paolo Liguori nella prima, Paolo Mieli e Gaetano Pecorella (ex parlamentare e avvocato di Berlusconi) nel secondo. Si può dire che nei primi anni '70 non ci fosse fabbrica o ateneo in cui non si formasse un gruppo o un gruppetto del  genere. La loro ragione di essere era duplice. Da un lato portare avanti la lotta politica su un piano più massimalista e radicale rispetto a un Pci che, pur essendo il più grande partito comunista dell'Occidente, appariva tagliato fuori da ogni prospettiva di governo per insormontabili ragioni interne e internazionali (il blocco democristiano e capitalista, il blocco Nato e la guerra fredda). Dall'altro lato c'era la contrapposizione con l'estrema destra, a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza. I neofascisti agivano sistematicamente da provocatori, anche se pure dall'altra parte non mancavano le teste calde. Così questa forte contrapposizione politica, ereditata dalla guerra civile tra fascisti e partigiani, degenerava spesso nella violenza. Ed ecco che dalla costellazione della sinistra extraparlamentare cominciarono a staccarsi i più radicali, vedi il caso di Valerio Morucci da Potere Operaio, che andarono a costituire varie strutture clandestine. Le quali per autofinanziarsi e per portare lo scontro politico fino alle estreme conseguenze, cioè alla rivoluzione marxista e leninista, ovvero per passare dalla teoria ai fatti, sfociarono in modo quasi naturale nella lotta armata. Il gruppo meglio organizzato, con una vasta ed efficiente struttura paramilitare, fu quello delle Brigate Rosse. Naturalmente, come accadeva per tutte le formazioni eversive dell'epoca, dai palestinesi alla Frazione dell'Armata Rossa tedesca, era impensabile andare allo scontro frontale, in campo aperto, con il potere costituito, per cui la forma della lotta armata era essenzialmente il terrorismo, pur con i distinguo che ho fatto nel post precedente. Al quale devo aggiungere una cosa. L'agguato di via Fani fu, con moltissime virgolette e ferma restando la mia assoluta condanna per ogni forma di violenza politica, una sorta di "capolavoro", un'azione da manuale del terrorismo, ma anche qualcosa di più di un mero atto terroristico. I brigatisti avrebbero potuto fare con Moro come la mafia con Falcone e  Borsellino: piazzare una bomba al tritolo lungo il percorso e farlo saltare in aria con la scorta e probabilmente con qualche innocente di passaggio. Sarebbe stato molto più facile e molto meno rischioso per loro. Ma questo era il metodo fascista, terrorismo puro, terrore puro, poi adottato dalla mafia e negli ultimi anni dai fanatici islamici. Invece le BR progettarono un'operazione "chirurgica" per rapire il leader democristiano e per sottoporlo al "processo del popolo". Mi spiace dirlo, ma è la pura e cruda verità: più che un atto terroristico quella fu un'operazione paramilitare con una precisa motivazione politica. E il suo successo riscosse, a caldo, l'approvazione, per non dire l'entusiasmo, di una minoranza non piccolissima degli italiani. Certo non la mia. Quel 16 marzo 1978 fu una giornata tragica per il Paese e per me, ma fu oggettivamente anche il  momento di maggiore forza e consenso popolare delle BR. Che non diminuì in modo significativo durante i 55 lunghi giorni del sequestro. Vuoi per la debolezza dello Stato che si mostrò del tutto impotente nelle indagini, vuoi per la debolezza della politica, divisa tra la linea dura e quella della trattativa, vuoi per la debolezza dello stesso prigioniero, pur umanamente comprensibile, che scrisse lettere francamente non all'altezza del suo spessore di statista. Così le giudicò, tra gli altri, il grande Montanelli, che un anno prima era stato gambizzato dalle BR. Poi però, "giustiziando" Moro con una barbara esecuzione a freddo, i brigatisti si giocarono tutto quel consenso e lì iniziò la fine delle BR. Non a caso fu una decisione molto controversa tra i vertici del gruppo. In precedenza le BR avevano mostrato qualche tratto di umanità, per esempio liberando il giudice Sossi, che pure avevano condannato a morte. Aldo Moro, che era un grande intellettuale, aveva tutti i mezzi per ribattere punto su punto alle accuse che gli vennero rivolte. Ma con tutta evidenza egli non cercò lo scontro politico con i brigatisti: alla fine e in buona sostanza ne implorò la pietà. Con ciò l'esecuzione si svuotò di ogni significato politico per ridursi, agli occhi della quasi totalità degli italiani, a  un mero e disumano atto di crudeltà, quale in effetti fu. E le crude immagini del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault4 completarono l'opera di autodistruzione dell'immagine e del consenso dei brigatisti. I quali non avevano tenuto conto della commovente  lettera del papa e del fatto che, come disse molti anni dopo l'avvocato Mills corrotto da Berlusconi e prosciolto per prescrizione, noi italiani siamo un popolo cattolico e crediamo nel perdono. Con un gesto di umanità e di perdono, cioè la liberazione incondizionata di Moro, le BR avrebbero deluso i fanatici più radicali, ma milioni di  italiani avrebbero cominciato a credere sul serio nella rivoluzione comunista. E non escludo che il Pci alle successive elezioni politiche avrebbe sorpassato, e non di poco, la Dc (la cui immagine fu disastrata dalle lettere di Moro, ma poi fu risollevata con gli interessi dal "martirio" del suo leader). 

La teoria del "grande vecchio" dietro le BR e l'agguato di via Fani io la trovo risibile. Pura dietrologia e complottismo all'italiana. Le Brigate Rosse decisero, organizzarono ed eseguirono tutto in proprio, senza nessuna partecipazione né appoggio esterno di servizi segreti o di altri poteri, occulti o meno. Avevano gli uomini e i mezzi per farlo. Da un precedente sequestro avevano  ricavato oltre un miliardo di lire dell'epoca.  Certo Moro in quanto fautore del famoso "compromesso storico" poteva dare fastidio a molti, dentro e fuori la Dc, in Italia e all'estero. E non escludo che le ricerche della "prigione del popolo" non fossero stata condotte con la massima efficienza possibile. Di sicuro dopo la sua morte molti versarono lacrime di coccodrillo. Ignoravano che la fine di Moro non fu solo l'inizio della fine delle BR, ma anche l'inizio della fine, un poco più lenta, della Dc e della Prima Repubblica. 

Saluti

 

Modificato da fosforo31

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17 minuti fa, fosforo31 ha scritto:

La teoria del "grande vecchio" dietro le BR e l'agguato di via Fani io la trovo risibile. Pura dietrologia e complottismo all'italiana. Le Brigate Rosse decisero, organizzarono ed eseguirono tutto in proprio, senza nessuna partecipazione né appoggio esterno di servizi segreti o di altri poteri, occulti o meno.

E' una tua legittima opinione che però non mi trova d'accordo; quando intervenne il https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Alberto_dalla_Chiesa mi meravigliai della facilità e velocità con la quale vennero individuati e smantellati tutti i covi, è come se qualche servizio avesse passato la lista con i nomi di tutti i brigatisti e l'ubicazione dei covi, poi ci sono troppe cose che non tornano, forse molti brigatisti erano degli "ingenui"  che vivevano nel mito di replicare in Italia la rivoluzione d'ottobre ed erano utilizzati da servizi segreti  e cancellerie internazionali per giochi più grandi di loro e dei quali  certi brigatisti e  fiancheggiatori nemmeno si rendevano conto

tu dici  C'erano tanti *** e gruppuscoli, da Lotta Continua a Potere Operaio solo per citare i maggiori.  hai ragione e fu da questi *** che ebbero origine le brigate rosse e oggi quando vedo certe azioni violente  dei no TAV o di groppuscoli simili ho paura che la storia si possa ripetere.

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50 minuti fa, etrusco1900 ha scritto:

E' una tua legittima opinione che però non mi trova d'accordo; quando intervenne il https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Alberto_dalla_Chiesa mi meravigliai della facilità e velocità con la quale vennero individuati e smantellati tutti i covi, è come se qualche servizio avesse passato la lista con i nomi di tutti i brigatisti e l'ubicazione dei covi, poi ci sono troppe cose che non tornano, forse molti brigatisti erano degli "ingenui"  che vivevano nel mito di replicare in Italia la rivoluzione d'ottobre ed erano utilizzati da servizi segreti  e cancellerie internazionali per giochi più grandi di loro e dei quali  certi brigatisti e  fiancheggiatori nemmeno si rendevano conto

tu dici  C'erano tanti *** e gruppuscoli, da Lotta Continua a Potere Operaio solo per citare i maggiori.  hai ragione e fu da questi *** che ebbero origine le brigate rosse e oggi quando vedo certe azioni violente  dei no TAV o di groppuscoli simili ho paura che la storia si possa ripetere.

Il generale Dalla Chiesa era un grande investigatore e fu dotato di poteri speciali. Dopo il sequestro Moro i vari Andreotti temettero di fare la stessa fine e la lotta alle BR diventò questione centrale e prioritaria per il governo. Dall'altra parte la rete brigatista era diventata ormai troppo grande per restare segreta. Parliamo di centinaia di affiliati "combattenti" e decine di migliaia di fiancheggiatori. Questo perché, come ho spiegato in precedenza, il progetto delle BR era politico: miravano a fare proseliti per creare un autentico movimento rivoluzionario e popolare (o proletario nel loro linguaggio). Per un tattico come Dalla Chiesa fu abbastanza facile infiltrare i suoi coraggiosi carabinieri dei nuclei speciali all'interno delle varie colonne brigatiste. Ma il colpo più duro venne dalla legge Cossiga del 1980, con gli sconti di pena ai cosiddetti pentiti. Tuttavia le BR continuarono per qualche tempo a compiere azioni eclatanti, in particolare la colonna napoletana con il famoso sequestro Cirillo (ex governatore, all'epoca assessore Dc alla regione Campania). In quel caso ci fu una trattativa, pare  conclusa con il pagamento di un lauto  riscatto. L'ultimo colpo di coda, che poi fu anche il colpo di grazia per l'organizzazione, fu il sequestro Dozier. Sequestrare un generale americano, non uno qualsiasi ma il comandante in capo del quartier generale NATO dell'Europa meridionale, è una cosa che non sarebbe venuta in mente neppure a Bin Laden. É chiaro che in quel caso non si andò per il sottile. I nuclei speciali ebbero carta bianca, gli interrogatori si svolsero all'americana (o alla Maurizio Merli se preferisci), ma ci vollero 42 giorni per arrivare al covo e per liberare il generale con un blitz dei Nocs. 

Dozier resta tuttora l'unico *** di altissimo grado delle forze armate USA ad essere stato sequestrato da un gruppo terroristico. C'è poco di  cui vantarsi, ma resta un record storico per le Brigate Rosse e per l'Italia.  

Saluti

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7 ore fa, etrusco1900 ha scritto:

tu dici  C'erano tanti grup pi  e gruppuscoli, da Lotta Continua a Potere Operaio solo per citare i maggiori.  hai ragione e fu da questi  grup pi che ebbero origine le brigate rosse e oggi quando vedo certe azioni violente  dei no TAV o di groppuscoli simili ho paura che la storia si possa ripetere.

Se leggi questo e  in particolare il giudizio che viene dato ai movimenti no TAV c'è il pericolo che la storia si possa ripetere

https://ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/moro_ex_brigatista_balzerani_ormai_fare_la_vittima_mestiere-3612758.html

P.S.  una piccola considerazione  si dice che il nostro ordinamento carcerario non deve punire ma  portare al pentimento e alla rieducazione del carcerato; non mi sembra che questa ex brigatista si sia pentita o rieducata; siamo in Italia e in Italia le cose vanno così; se cose del genere fossero successe negli USA non ci sarebbe stata nessun tentativo di rieducazione, sarebbe finita direttamente sulla sedia elettrica... forse mi sbaglio ma mi sembra che in Italia siamo troppo buoni  tolleranti e comprensivi......

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Dai no TAV le nuove BR? Non credo proprio. Se e quando un no TAV impugnerà una pistola ne riparliamo. Ma non credo che accadrà mai. E sarà meglio così. I no TAV vogliono preservare la loro valle e le loro montagne. Giustissimo. I brigatisti volevano fare la rivoluzione, cambiare il mondo con la forza, metodo sbagliato, per renderlo più giusto. Gli ecologisti vogliono renderlo solo più vivibile, quindi rispetteranno sempre la natura, e dunque la vita, anche quella di un cervo. Per i brigatisti l'idea rivoluzionaria era al di sopra di qualsiasi singola vita, si sentivano figli e continuatori della Resistenza, era tutta un'altra cultura, tutto un altro mondo, che non tornerà mai più. 

É molto difficile che un rivoluzionario si penta delle lotte che ha fatto. Al massimo può dichiararsi sconfitto, come hanno fatto i capi delle BR, inclusa Barbara. Quanto alla rieducazione, ti assicuro che era molto più facile rieducare Berlusconi mandandolo un'ora la settimana a raccontare barzellette in centro per anziani che rieducare un rivoluzionario con 20 anni di carcere. 

Per favore, guarda questo filmato. Questa donna ha ucciso, ma non lo ha fatto per cattiveria o per odio o per avidità. Ne sono sicuro. L'ha fatto perché si illudeva tragicamente, insieme ai suoi compagni, che quella era l'unica via per una società migliore. Ogni giudizio è relativo. I grandi produttori di sigarette uccidono consapevolmente milioni di persone per arricchirsi, ma tu li manderesti sulla sedia elettrica? Barbara a un certo punto dice: se avessimo vinto, oggi saremmo degli eroi. Ma ha perso e tu la manderesti sulla sedia elettrica. Opinione legittima, ma sappi che la sconfitta, per un vero rivoluzionario, è molto peggio della morte. Barbara ha fatto 20 anni di carcere, dove si è presa due lauree, oggi scrive libri, ma vive da emarginata e da sconfitta. Ti ripeto, per un rivoluzionario la sconfitta è molto peggio della morte. Quei due post a dir poco infelici poteva risparmiarceli, ma oggi ha una certa età. Chi può dire cosa passa nella mente di una brigatista rossa di quasi 70 anni che vive in un mondo diametralmente opposto a quello che sognava, e che non può più nemmeno illudersi di cambiarlo? Barbara oggi è libera, ma forse soffre come una tigre in gabbia. Lasciamole almeno l'orgoglio dei suoi ideali, anche se non li capiamo e non li condividiamo. Lasciamole la sua dignità di persona. Ecco questa è Barbara: 

https://m.youtube.com/watch?v=PPuMxFbknlw

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Inviata (modificato)

4 ore fa, fosforo31 ha scritto:

I no TAV vogliono preservare la loro valle e le loro montagne

Tu sei liberissimo di pensare questo, gli abitanti di quelle valli probabilmente vorrebbero conservare le loro valli, ma per i no TAV , a mio parere, quello è solo un pretesto, sognano la rivoluzione come la sognavano anni fa potere operaio e poi le brigate rosse; tu dici   Se e quando un no TAV impugnerà una pistola ne riparliamo  guarda che in tutte le manifestazioni dove sono presenti usano violenza, spaccano vetrate di negozi, bruciano bancomat, usano caschi e scudi contro la polizia, ultimamente pare abbiano usato bombe carta con dentro frammenti metallici, sono pericolosi come erano pericolosi quelli da cui ebbero origine le brigate rosse che a quel tempo erano guardate con indulgenza se non addirittura con simpatia da molti che li definivano "compagni che sbagliano"

Modificato da etrusco1900

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Inviata (modificato)

2 ore fa, etrusco1900 ha scritto:

Tu sei liberissimo di pensare questo, gli abitanti di quelle valli probabilmente vorrebbero conservare le loro valli, ma per i no TAV , a mio parere, quello è solo un pretesto, sognano la rivoluzione come la sognavano anni fa potere operaio e poi le brigate rosse; tu dici   Se e quando un no TAV impugnerà una pistola ne riparliamo  guarda che in tutte le manifestazioni dove sono presenti usano violenza, spaccano vetrate di negozi, bruciano bancomat, usano caschi e scudi contro la polizia, ultimamente pare abbiano usato bombe carta con dentro frammenti metallici, sono pericolosi come erano pericolosi quelli da cui ebbero origine le brigate rosse che a quel tempo erano guardate con indulgenza se non addirittura con simpatia da molti che li definivano "compagni che sbagliano"

Guarda, onestamente conosco molto poco il movimento no TAV. Tu lo conosci senza dubbio meglio di me. So solo che conducono una battaglia giusta, in difesa dell'ambiente, magari pure loro a volte con metodi sbagliati. Ma so che non hanno mai ammazzato nessuno. Posso immaginare che nel movimento si infiltrino elementi estranei, provenienti da ben altri posti che la Val di Susa, gru.ppi antagonisti, teste calde. Un po' come fanno i Black bloc quando si infiltrano in giuste e pacifiche dimostrazioni per andare a spaccare un po' di vetrine. Si tratta di teppismo allo stato puro miscelato con un po' di fanatismo anarcoide e con forme di ribellismo un poco più motivato e consapevole contro i poteri forti della globalizzazione. In ogni caso nulla, ma proprio nulla a che vedere, sia sul piano pratico (lotta armata) sia su quello teorico (marxismo-leninismo), con i gru.ppi armati degli anni '70. Però intendiamoci: a mali estremi estremi rimedi. Io sono un pacifista e un non violento, ma quando il popolo sovrano viene oppresso nei suoi diritti e derubato della sua sovranità, quando viene ferita la sua terra, e quando le sue continue, legittime e pacifiche proteste restano sempre e del tutto inascoltate, allora esso ha il sacrosanto diritto di ribellarsi, o meglio di riaffermare con ogni mezzo, fermo restando il rispetto per la vita delle persone, la sua sovranità. La democrazia rappresentativa è una cosa buona e giusta, ma purtroppo ha molti limiti intrinseci. Ampiamente analizzati dagli studiosi della democrazia. Spesso degenera nell'oligarchia, talora in forme striscianti di dittatura (vedasi il caso di Putin che si appresta "democraticamente" a essere eletto per la sesta volta). Il mandato conferito dagli elettori non è illimitato, la legge non è un vincolo assoluto. Al di sopra della democrazia e al di sopra della legge c'è il popolo. Sempre. Al di sopra del popolo c'è solo la persona umana, la vita che va rispettata. Sempre, eccetto quella di chi non la rispetta.

Saluti

 

Modificato da fosforo31

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