Un salto nel presente

Cerco di parlarti ma non mi ascolti, in realtà non so neanche chi sei, cosa sei e chi aspiri ad essere.

Vivendo la realtà tra fantasia e inganni capisco che da un grande potere derivano solamente grandi privilegi, tanti lo cercano ma io continuo ancora a pensare di non averne bisogno; un abbraccio sincero, profondo, affettuoso che mi stringe a se come per possedermi, un abbraccio forte, disperato ma dolce allo stesso tempo che dona emozione e sentimento. Ormai è come se tutto questo fosse perso, svalorizzato e sostituito dall'indipendenza, dalla volontà di poterne farne a meno, diagnosticato come fosse una malattia, si, una malattia, quella del cercare affetto, la quale ci rende dipendenti dallo stesso. Nasciamo quindi tutti malati in questo mondo secondo la nostra scienza, ma con il tempo siamo riusciti a curarci, crescendo ed evolvendo in esseri indipendenti... eccetto quei pochi stolti che ancora bramano affetto invece che abbracciare il potere.

 

Ebbene si, sono malato anche io, sin dalla nascita e lo sarò fino alla morte, cerco di parlarti ma non mi ascolti, siamo proiettati nel futuro incapaci di afferrare i momenti che ci passano davanti, sentiamo dentro di noi che qualcosa bussa e tira pugni come per uscire, ma abbiamo imparato a reprimere, a conformarci, guidati dallo stereotipo di una società che segue tendenze, agendo sempre di più come fossimo un'unica mente e allora stesso tempo inconsapevoli di farlo. 

 

Schiavi del sesso e dell'attrazione ci ritroviamo davanti a un paragone che di fatto muore ogni volta pugnalato dall'istinti: è meglio l'affetto o....

L'affetto è una malattia oggi, chi ne è dipendente va curato, perché riuscire a liberarsi da esso equivale a riuscire ad abbracciare poi il potere, sottomessi all'unica grande mente che guida i popoli, capace di reprimere anche le emozioni e stravolgere l'essenza che ci compone.

 

Vivo fuori da tutto questo, nella mia dimensione non esiste ne tempo ne spazio, ma tengo li tutto ciò che mi è prezioso, tutto ciò che mi rende me stesso, nascosto agli occhi di chi è proiettato al futuro e ascolta la grande mente incessantemente; ogni tanto faccio un salto nel presente per donare quell'affetto a qualcuno, ma a quanto pare non va più di moda, ci siamo evoluti, abbiamo curato l'affetto e dentro di me si fa sempre più forte una paura: e adesso a chi abbraccio?

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