Semenya ai giudici: "vi faccio vedere che sono una donna"

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Caster Semenya oggi ha 31 anni e da quando ne aveva 18 combatte contro i pregiudizi. Nel 2009 ha fatto molto parlare di sé, fino a diventare un caso internazionale, dopo aver vinto la medaglia d’oro negli 800 metri femminili ai Mondiali di atletica leggera di Berlino. Molti misero in dubbio quella vittoria a causa dei suoi tratti mascolini, uniti a una prestazione atletica impressionante, la accusarono di essere un uomo, dopo queste accuse l’atleta fu anche sospesa.
Caster è stata due volte campionessa olimpica sugli 800 metri poi d'un tratto quella distanza (e non solo) per lei è divenuta un tabù. "Secondo la World Athletics e i suoi membri sono un maschio se devo correre i 400 metri, gli 800, i 1500 e il miglio. Invece sono una femmina nei 100, 200 metri e negli eventi a lunga distanza. Che sciocchezza è mai questa?".

"Pensavano avessi il cxxxx", ha raccontato Semenya in un’intervista. Lo scontro con i vertici dell'Atletica Leggera è totale. Quando aveva 18 anni ai giudici di gara che dubitavano della sua identità di genere rispose in maniera molto diretta: "Sono una femmina. Se vuoi vedere che sono una donna, ti faccio vedere la vxxxxx. Va bene?".

La verità è che Semenya è una donna (la Federazione internazionale la sottopose anche ad alcuni test per accertarne il sesso) che soffre di iperandrogenismo questo le provoca un livello alto di produzione di ormoni maschili, il testosterone, da parte delle ghiandole endocrine, surreni e ovaie.
Il valore soglia per essere considerata biologicamente (secondo le norme della Iaaf) non più una donna ma un uomo è una concentrazione nel sangue superiore ai 5 nanomoli per litro, se voleva gareggiare con le donne doveva abbassarlo e così racconta che la hanno torturata per averla obbligata a sottoporsi terapie che hanno rischiato perfino di provocarle un infarto per abbassare il livello di testosterone.
"È stato come pugnalarmi con un coltello ogni giorno. Mi hanno fatto ammalare, mi hanno fatto ingrassare, avevo attacchi di panico… temevo anche mi venisse un colpo al cuore. Avevo 18 anni, volevo correre, volevo arrivare alle Olimpiadi. E non avevo scelta".

Insomma il caso è complicato, come conciliare i suoi diritti di atleta di partecipare a competizioni sportive e quello delle sue rivali che non hanno quei livelli di testosterone e quindi sono fisicamente svantaggiate? Che ne pensate? Ovviamente Caster non è l'unica in questa situazione ci sono altri casi

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