Aumentano gli hikikomori in Italia: 3000 solo a Milano

Inviata (modificato)

Hikikomori è una parola giapponese che significa  “stare in disparte”, e con questa si identifica una sindrome della quale soffrono le persone che decidono di rinchiudersi in casa e di isolarsi del mondo. Il problema è che queste persone sono nella maggior parte dei casi giovani sotto i 30 anni e che questa sindrome sta compromettendo la vita anche a tantissimi ragazzi che vivono nelle grandi città occidentali.
In Italia il numero degli hikikomori sta salendo esponenzialmente, migliaia di nostri ragazzi stanno rinunciando alla vita e possono stare anni chiusi in casa nella loro camera che diventa tutto il loro mondo. 
A Milano è stato registrato un aumento esponenziale dei ragazzi hikikomori ad oggi ne conta 3000 e In Italia i casi sono 120.000 con un aumento del 30% solo negli ultimi due anni. Sono soprattutto i maschi a soffrire questo tipo sindrome. Come in Giappone anche in Italia sono sorti molti centri per curare questa condizione proprio perché la situazione inizia ad essere preoccupante.

Spesso i ragazzi affetti dalla sindrome giapponese manifestano il loro rifiuto e il loro disagio attraverso la rabbia, oppure vivono invece nella totale indifferenza nei confronti di ogni aspetto della vita.
Il lockdown è stato certamente un fattore scatenante, la casa da rifugio sicuro nel quale isolarsi diventa una gabbia dalla quale è difficile uscire e tornare alla normalità, quindi ragazzi molto sensibili e intelligenti, lasciano la scuola abbandonano le amicizie e sviluppano dipendenze da videogame e giochi di realtà virtuale.

La famiglia deve chiedere aiuto a psicoterapeuti preparati ad affrontare questa sindrome, l'approccio non è facile, sono ragazzi che hanno rinunciato alla vita attiva la trovano troppo difficile, competitiva ansiogena, ma ci sono centri specializzati, se riconoscete questi sintomi, chiedete aiuto per loro, un hikikomori può tornare il figlio socievole e aperto alla vita che conoscevate prima che si ammalasse.
hikikomori.JPG
 

 

 

 

Modificato da bollaciao

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Inviata (modificato)

Chiediamoci prima di tutto una cosa: quanti hikikomori ci sono non a Tokyo o a Milano ma a Bangui o a Gitega? Sono le capitali della Repubblica Centrafricana e del Burundi rispettivamente, due tra gli stati più poveri del pianeta. Penso che in quei posti non ci sia nessun nullafacente che si chiude in casa contando sulla mammina che gli va a fare la spesa e gli prepara colazione, pranzo, merenda e cena, che gli paga tutte le tasse e bollette, il telefonino e il computer per vegetare sui social, e magari pure lo psicologo o lo psicoterapeuta. Non voglio sottovalutare il problema, ma è chiaro che si tratta di un disturbo psichico diffuso, come tanti altri, nelle società opulente e, all'interno di queste, tra i ceti agiati certo non tra i meno abbienti. Basta considerare come varia il consumo di psicofarmaci tra ricchi e poveri, o tra paesi ricchi e paesi poveri. Detto ciò, è chiaro che l'eccesso di (cosiddetto) benessere è la prima ma non è l'unica causa di questa patologia. Giocano lo stress, l'eccesso di competizione, l'innaturalezza del vivere che caratterizzano le società basate sul liberismo, sul consumismo, sull'egoismo e sull'indifferenza. Sono società distorte, bacate, in un certo senso sono delle non-società dove la competizione e la legge del più forte o del più spregiudicato sostituiscono la solidarietà verso i bisognosi e i deboli, ma anche verso le persone più timide e insicure. In queste non-società la difficoltà del vivere e nello stringere relazioni degenera spesso nella percezione di un ambiente assolutamente ostile, rispetto al quale i più deboli, che in questo caso non sono i più poveri ma spesso i più viziati, non trovano di meglio che isolarsi. È un lockdown volontario che funge da protezione inconscia contro i virus della non-società che ho citato sopra. Questi virus stanno uccidendo i legami sociali tradizionali: la religione, la politica, perfino lo sport. Oggi si guarda la partita dalla pay tv non dalla curva dello stadio. Gli adolescenti e i giovani sono i più vulnerabili, non perché siano i più deboli ma perché non hanno fatto il callo alle difficoltà e alle brutture della vita e vengono da uno stadio, l'infanzia, rispetto al quale il passaggio a un modello di vita artificioso e innaturale oggi è brusco e doloroso, a volte traumatico. Non sono loro i deboli ma i genitori che li viziano e non dialogano. La natura di un giovane è esplorare il mondo, cioè l'esatto contrario del rinchiudersi in casa. Se avessi un figlio hikikomori gli parlerei e lo metterei di fronte alle sue responsabilità. Se oggi vuoi mangiare, datti da fare. Subito. Farei come facevano un tempo i pescatori delle mie parti con i loro bambini di 3 o 4 anni: in estate li buttavano a mare, in acque calme e tiepide, e quelli al 99% imparavano immediatamente a nuotare. Un 1% imparava dopo qualche aiutino. I giovani devono studiare, uscire, fare sport, fare volontariato, dare una mano in famiglia e agli altri. Altrimenti: digiuno! Devono capire, con le buone o con le cattive, che esistono ancora cose per cui vale la pena vivere.  Ben più difficile è risolvere il problema dell'autoisolamento quando subentra in età adulta. Ma esistono problemi peggiori. Servono coraggio e determinazione, l'istinto di sopravvivenza è quasi sempre più forte. Quando non lo è, non si sceglie l'autoisolamento ma il suicidio.  

Modificato da fosforo311
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… kikikomori … si mettano dei sassi legati al collo e si buttino nel fiume. Diverrebbero dell'ottimo cibo per pesci. Però una avvertenza … spogliatevi e buttatevi senza vestiti. I vostri puzzo/lenti abiti sono prodotti con coloranti tossici ed inquinanti, sono anche “costruiti” da bimbetti poveri, denutriti, sfruttati al massimo. Solo per fare felici voi ricchi, parassiti, mantenuti. Se vi togliete di mezzo, evitate di fare progredire lo sfruttamento umiliante dei bimbetti che lavorano alle miniere di coltan (controllare coltan / congo) e che spesso muoiono soffocati o dentro le miniere o a casa soffocati dai miasmi dei gas di lavorazione … kikikomori … indifferenza totale verso di voi .!.!. (è la prima volta che adopero il punto esclamativo).-     

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