Vi prego e vi supplico con tutt

4 ore fa, fosforo31 ha scritto:

Perdonatemi, cari forumisti seri, se in questa interessante discussione, aperta dall'amico pm610 sull'improvvida e antikeynesiana idea (o sparata elettorale) della flat tax, vi annoio (e mi annoio) nel rispondere a due mentecatti provenienti da un vecchio forum di politica ed economia. Questi due incivili dalla testa dura vorrebbero discutere con me di economia keynesiana, ma mostrano di non capirne un emerito tubo. Uno dei due mi insulta e mi dà del saputello ***, ignorando, come l'altro, che le cose di cui sto parlando sono l'abc di Keynes. Nozioni elementari, semplicissime, alla portata di chiunque abbia consultato con un minimo di attenzione un buon manuale di macroeconomia, ma che proprio non vogliono entrare in zucca ai miei due scortesi e ottusi interlocutori. Io critico la flat tax argomentando che per rilanciare l'economia è preferibile incrementare gli investimenti pubblici, e mi richiamo a una di quelle elementari nozioni. É ben noto, infatti, che nelle politiche fiscali la leva dell'investimento è generalmente più efficiente di quella della detassazione, ovvero, in termini un po' più tecnici, il moltiplicatore keynesiano dell'investimento assume di solito valori maggiori di quello degli sgravi fiscali. Al che il forumista docgalileo sembra cascare dalle nuvole e mi dice: interessante, ma dove sta scritto nelle opere di Keynes, e chi sono gli economisti che lo insegnano? Roba da matti!  Sarebbe come chiedere a uno chef napoletano, tipo Antonino Cannavacciuolo, perché negli spaghetti a vongole è preferibile l'aglio alla cipolla (in verità se gli parlate di cipolla quello vi molla un ceffone e vi stende sul posto). Ma ora il becero e decerebrato (per la faziosità) mark525...  dirà che fosforo31 vuole ostentare una competenza in arte culinaria... Vabbè, andiamo avanti. Nel capitolo 10 del libro III della sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (rilassati mark, il capitolo non me lo ricordavo a memoria, ho solo consultato Wiki) Keynes effettua il calcolo della grandezza k che egli definisce investment multiplier (non parla di spesa ma di investimento, capito pedante docgalileo?). E nelle ipotesi del suo modello semplificato perviene al seguente risultato: k=1/(1-c) dove c è la propensione marginale al consumo. Ma il grande economista britannico si disinteressa completamente dell'altro moltiplicatore, almeno nel capitolo citato. Anzi si riferisce al moltiplicatore dell'investimento chiamandolo semplicemente the Multiplier (inizialmente usa la maiuscola). Anche il prof. Giancarlo Gandolfo, noto economista keynesiano, nei suoi preziosi Appunti di macroeconomia sui quali preparai quasi 40 anni fa la seconda delle tre parti del mio esame di Economia Generale al Politecnico di Napoli, si concentrava solo sul moltiplicatore dell'investimento. Come pure il neokeynesiano Joseph Stiglitz, nel lungo video che ho postato,  raccomandava caldamente agli Stati l'uso della leva dell'investimento e della spesa (anche in deficit) per fronteggiare la crisi, senza minimamente accennare a riduzioni delle tasse. Tutto ciò non è affatto casuale. La modulazione delle tasse, come pure la politica monetaria, sono strumenti importanti per i keynesiani, ma lo strumento principe è la politica degli investimenti. Non a caso lo stesso Keynes, nel suo famoso paradosso (vedasi capitolo citato, paragrafo 6) sul quale non mi stanco di insistere, sostiene che investire e assumere disoccupati solo per scavare e riempire inutili buche sarebbe better than nothing. Questa preferenza non è de gustibus, ma ha una precisa, semplice, oggettiva e forte ragione: il moltiplicatore dell'investimento (o della spesa) nella gran parte dei casi è maggiore, spesso sensibilmente maggiore, di quello della detassazione. Dove sta scritto tutto questo? Sta scritto nel modello di Keynes del capitolo citato. Infatti, nelle stesse ipotesi e altrettanto facilmente si può dimostrare che il moltiplicatore della leva fiscale vale (a parte il segno): c/(1-c). Ma, dato che c<1, nel modello base da cui parte Keynes esso è sempre minore del moltiplicatore dell'investimento. Chiaro? E la ragione è ovvia: un investimento va a muovere l'economia, mentre una detassazione di pari importo non è detto che i privati la rimettano integralmente in circolo. Anzi in periodi di crisi, quando la propensione al consumo è bassa, la leva dell'investimento si lascia vieppiù preferire (e i dati che cito più avanti lo confermano). Notiamo anche che, mentre k è sempre >1 (nel modello base) cioè è sempre un vero moltiplicatore, l'altro lo è (in val. assoluto) solo quando c>1/2. Anche questo era del tutto intuitivo: l'effetto moltiplicativo della detassazione sul reddito nazionale si ha se i cittadini rimettono in circolo più del 50% delle tasse risparmiate. Qui non c'è Wikipedia che ti aiuti, signor mark dei miei stivali, qui bisogna ragionare con la propria testa. Per inciso *** un clamoroso errore di Wiki alla voce Macroeconomia, dove si legge che anche il secondo moltiplicatore sarebbe sempre >1. Naturalmente è possibile costruire modelli macroeconomici via via più raffinati e realistici. Ne ho indicati alcuni in cui il moltiplicatore della spesa pubblica, pur ridimensionandosi, resta sempre 1/c volte maggiore di quello delle imposte. Però quando si parla di modelli si parla di teoria, e allora andiamo a vedere i dati empirici. Anche questi, come ho mostrato con vari esempi e come mostra il prof. Ciocca riportando alcune stime recenti per l'Italia, confermano che il primo moltiplicatore è generalmente (che non significa sempre) maggiore del secondo. E mi sarei meravigliato del contrario! Perché i modelli teorici keynesiani non sono oro colato, ma non sono nemmeno spazzatura! Però, dopo innumerevoli e inutili chiacchiere e pedanterie condite dagli immancabili insulti, il forumista docgalileo produce finamente un dato, uno solo, in controtendenza. Ma un'eccezione non demolisce una regola! Inoltre anche le analisi econometriche empiriche possono essere affette da grossi errori e incertezze. Il dato è relativo all'Italia del 2010, ma è molto sospetto. Io posso citare i dati analitici di un accurato studio della BCE, relativo all'Eurozona e a quegli stessi anni, riportati in un illuminante post su keynesblog del prof. Gustavo Piga, economista di fama mondiale. Scrive il prof. Piga che i dati mostrano non solo che nell'area euro in recessione i moltiplicatori esistono e sono positivi (meno tasse e più spesa pubblica fanno salire il PIL) ma anche che i componenti della politica fiscale che funzionano meglio sono, medaglia d'argento, gli investimenti pubblici e, medaglia d'oro, la spesa pubblica per consumi di beni e servizi... E dopo avere allegato la tabella con i dati comparati, aggiunge che ciò è noto in realtà da tempo. Ma non era noto a docgalileo e a quell'altro. E sulle minori tasse commenta: Sì, fanno bene, ma molto meno della spesa pubblica. Ovvio assai: in una recessione come questa...

Ora stiamo uscendo dalla recessione, ma io non credo proprio che la propensione al consumo degli europei, e tanto meno degli italiani, sia cresciuta fino al punto da annullare o ribaltare l'enorme divario di qualche anno fa tra le due classi di moltiplicatori. Così come non credo che nel corso di questa discussione, nonostante i miei sforzi, sia cresciuta nei miei due ottusi interlocutori la comprensione dell'abc dell'economia keynesiana.

 

Siamo alla follia !! Siamo alla idiozia protocollata e firmata a nome Del Cazzarus man Fosforo 31. Una serie di “non sense” buttati lì a caso, un gigantesco labirinto di nulla sbattuto in faccia ai forumisti , conscio del fatto che nella quasi totale dei frequentatori del forum tutto quello scritto dal Cazzaro , forse , sarà letto per meno della metà . Un lavoro meticoloso ed immane di copiaincolla farcito di qualche considerazione personale verso di me e verso Docgalileo. E sapete perché tuttocio’ ?? Perché il Cazzaro deve o dovrebbe  dimostrare il perché della seguente frase :”’Così come dicono gli economisti , la leva degli investimenti ha un moltiplicatore maggiore della leva fiscale “. Il Cazzaro ha detto una puttanata e non sa come uscirne e siccome e’ un tronfio di presunzione credendosi , o meglio ancora volendo far credere , di essere un iradiddio, avvelena i pozzi mentre scappa e nello stesso tempo “dimostrare “ di non scappare . Quindi , tornando alla sua frase , egli non può farà manco un nome di economista perché non esiste nessun economista che l’ha detta . Ma sapete perché nessun economista può averla detta ?? Perche’ in nessun saggio , in nessuna pubblicazione economica , esiste la “leva degli investimenti “. Ecco perché non si può fare nessun paragone ne’ nessun contraltare con la leva fiscale che invece esiste .  Ora , se mi permettete , farò un giochino scherzoso. Mi trasformerò nel Cazzaro Napoletano Fosforo e vi faccio vedere una “plausibile “ risposta su tema . Voi non ci capirete niente , ma sono sicuro che avrete l’impressione di trovarvi di fronte un ...”luminare “   

 

mark525252     23

  • mark525252
  • 60 messaggi
  • Stampa
  • Email

Cari forumisti , vi prego di perdonarmi se vi tedio con questo post , ma mi preme in modo particolare allo scortese ed ottuso Fosforo 31 . Così come affermai e scrissi nel mio esame di Economia Generale all’Ateneo Pisano , esame superato con il voto di 30 con lode aggiunta e contestuale abbraccio accademico, finché il mio puntiglioso oltre che spione e falsario Fosforo non acquisisce il termine everage (termine di origine americana, ormai generalmente accettato; solo in Inghilterra è invece usuale gearing), non potremo capire ciò che Keynes Effetto moltiplicativo della differenza tra redditività del capitale investito e costo del capitale di prestito di un’impresa misurato dall’indice che porta lo stesso nome e cioè dal rapporto tra mezzi di terzi e mezzi propri. L’effetto è espresso dalla formula: ROE = ROI + K (ROI-i) dove: 

ROI = risultato gestione caratteristica (reddito operativo)
                  Capitale investito (totale impieghi)
 
ROE =   utile netto     ;         K = capitale di terzi  ;    i= costo
            Capitale netto                capitale proprio

del denaro. K è l’indice della leva finanziaria, ROI e ROEsignificano rispettivamente Return on Investment (= redditività del capitale investito) e Return on Equity (= redditività del capitale proprio). Al crescere di K, se ROI<i l'utile tende a ridursi fino a divenire negativo, pur restando inalterata l'efficienza operativa dell'azienda; se ROI>i,  è possibile invece aumentare l’utile unicamente manovrando il capitale di terzi. Questa scelta comporta però rischi crescenti, sia sul piano dell’autonomia dell’azienda, sia in relazione alla difficoltà di ridurre i debiti nel breve termine nel caso in cui il ROI diventi inferiore al costo del denaro. La prima formula su riportata per il calcolo del ROE è semplificata poiché in essa non si tiene conto di: a) effetto paratasse (presenza di IRPEGe possibilità di “scaricare” sull’Erario una parte del peso economico dei finanziamenti di terzi); b) presenza di componenti positivi o negativi di reddito di natura extracaratteristica e che incidono sul ROE, ma non sul ROI(proventi finanziari per le imprese industriali e commerciali); c) possibilità di ottenere finanziamenti a costi inferiori rispetto a quello di mercato (crediti agevolati). È possibile riferire questa formula anche al reddito operativo globale, che includela gestione accessoria (v. conto economico riclassificato), riducendo così l’effetto delle limitazioni del punto d) ai soli componenti straordinari della gestione. Un indice di leva finanziaria positivo non necessariamente costituisce un invito ad ulteriore indebitamento, in quanto più si ccresce quest’ultimo più è forte il rischio che, in caso di “rovesciamento” della differenza tra ROI e il tasso di interesse, si amplifichi una situazione negativa per l’azienda. L’effetto del leverage, infatti, è di determinare in funzione dell’indebitamento un aumento o una diminuzioneiù che proporzionale del ROE in ragione dell’andamento del costo del denaro e, dal punto di vista degli azionisti, un aumento o una diminuzione più che proporzionale dell’utile distribuibile. Cari forumisti , mi appello a voi con la certezza che quel che il mio interlocutore ottuso Fosforo 31 non capisce , sia stato di vostro gradimento e di facile comprensione visto che siamo proprio all’a b c  dell’economia keynesiana e con l’occasione porgo i miei piu sentiti e sinceri saluti a tutti i forumisti , alle loro famiglie e mi raccomando il 4 marzo ...!! 

1 persona mi piace questo

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

1 messaggio in questa discussione

Il 4 Marzo io voto PD ...ciao Mark. 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per commentare

È necessario essere registrati per poter lasciare un messaggio

Crea un account

Non sei ancora iscritto? Registrati subito


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui.


Accedi ora