Curiosità matematica, sperando di pestare i piedi a qualcuno di importante

Curiosità matematica, sperando di pestare i piedi a qualcuno di importante – supponiamo gli abitanti regione per regione – ora supponiamo i soldi che ciascun abitante si “mangia” di soldi pubblici – si domanda quale è la regione italiana ove gli abitanti hanno il più elevato “pasto” pro capite – buona serata, domattina prevedo una lunga fila all’ortopedico ospedaliero … per intanto buon riposo –   

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1 ora fa, dune-buggi ha scritto:

Curiosità matematica, sperando di pestare i piedi a qualcuno di importante – supponiamo gli abitanti regione per regione – ora supponiamo i soldi che ciascun abitante si “mangia” di soldi pubblici – si domanda quale è la regione italiana ove gli abitanti hanno il più elevato “pasto” pro capite – buona serata, domattina prevedo una lunga fila all’ortopedico ospedaliero … per intanto buon riposo –   

Domanda molto interessante. Se parli di spesa pubblica per Regioni, credo di avere già affrontato l'argomento in qualche vecchio post. Ora c'è questa analisi molto accurata e più recente, anche se non recentissima, che sostanzialmente conferma le mie conclusioni di allora:

https://www.ilpost.it/2019/12/20/spesa-pubblica-sud-nord/

Conclusioni che potranno risultare ancora oggi sorprendenti per qualcheduno (o per molti) ma che si basano su cifre oggettive. Sono i dati forniti dal Sistema dei Conti Pubblici Territoriali (CPT) sulla spesa pubblica complessiva Regione per Regione, che include sia le componenti di spesa "regionalizzabili" sia quelle non regionalizzabili, e include ovviamente la spesa della Regione stessa, anch'essa evidentemente spesa pubblica. Il tutto viene spiegato per bene nell'articolo. Tirando la somme, risulta che la spesa pubblica pro capite, cioè quella media per cittadino, è maggiore al Centronord rispetto al Sud: circa 17.000 euro a testa per i cittadini del Centronord contro poco più di 13.000 per quelli del Sud. La Regione che riceve di più è la Valle d'Aosta, con oltre 25.000 euro di spesa pubblica per abitante. Seguono il Lazio con oltre 22.000 euro e a breve distanza le province autonome di Trento e Bolzano. La Regione dove la spesa pubblica è più bassa è la Campania. Per i miei corregionali e per il sottoscritto si spendono poco più di 12.000 euro di denaro pubblico a testa, cioè meno della metà della spesa pubblica destinata ai valdostani. Questi sono i dati, i pregiudizi e i luoghi comuni sul Sud assistito e divoratore di spesa pubblica vengono spazzati via. 

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7 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Domanda molto interessante. Se parli di spesa pubblica per Regioni, credo di avere già affrontato l'argomento in qualche vecchio post. Ora c'è questa analisi molto accurata e più recente, anche se non recentissima, che sostanzialmente conferma le mie conclusioni di allora:

https://www.ilpost.it/2019/12/20/spesa-pubblica-sud-nord/

Conclusioni che potranno risultare ancora oggi sorprendenti per qualcheduno (o per molti) ma che si basano su cifre oggettive. Sono i dati forniti dal Sistema dei Conti Pubblici Territoriali (CPT) sulla spesa pubblica complessiva Regione per Regione, che include sia le componenti di spesa "regionalizzabili" sia quelle non regionalizzabili, e include ovviamente la spesa della Regione stessa, anch'essa evidentemente spesa pubblica. Il tutto viene spiegato per bene nell'articolo. Tirando la somme, risulta che la spesa pubblica pro capite, cioè quella media per cittadino, è maggiore al Centronord rispetto al Sud: circa 17.000 euro a testa per i cittadini del Centronord contro poco più di 13.000 per quelli del Sud. La Regione che riceve di più è la Valle d'Aosta, con oltre 25.000 euro di spesa pubblica per abitante. Seguono il Lazio con oltre 22.000 euro e a breve distanza le province autonome di Trento e Bolzano. La Regione dove la spesa pubblica è più bassa è la Campania. Per i miei corregionali e per il sottoscritto si spendono poco più di 12.000 euro di denaro pubblico a testa, cioè meno della metà della spesa pubblica destinata ai valdostani. Questi sono i dati, i pregiudizi e i luoghi comuni sul Sud assistito e divoratore di spesa pubblica vengono spazzati via. 

Ciao Fosforo, grazie per le spiegazioni ed i riferimenti concreti. Quindi Campania, Sicilia ed altre regioni del sud ricevono assai meno (per abitante, per abitante ripeto) di certe regioni privilegiate. Personalmente due regioni ove proprio NON desidero andare ad abitare sono valle/aosta e lazio. Una regione che mi affascina è l’Umbria, al centro dell’Appennino. Purtroppo è lontana dal mare e per me il mare ha un fascino ed una attrattiva tutta unica. Una Italia unita nelle diversità e nei valori locali sarebbe da desiderare. FORSE avere lasciato il lazio allo stato della chiesa (come era un tempo) e pensare a salvare il resto dell’Italia sarebbe saggio e lungimirante. Buona mattinata, un saluto al Vesuvio ed all’Etna, due vulcani vicini geograficamente ma assai diversi strutturalmente.  

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Egregio DB , voglio sperare che tu non faccia parte degli “storioni” che il. Cazzaro di Napoli , quotidianamente , tenta di pescare nel Mare Magnum del Forum . Allo scopo ti invito a leggere questo illuminate articolo dell’Osservatorio CPI che sfata e ribalta il teorema del Sud “affamato” dal Nord . E’ vero il …contrario !! 

 Il falso mito dello "scippo" di risorse del Nord a danno del Sud: al Mezzogiorno la spesa pubblica pesa di più

a cura di OSSERVATORIO CPI *
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Lo Stato spende di più per i cittadini del Centro-Nord che per quelli del Mezzogiorno? Al netto della spesa per interessi e di quella pensionistica - che lo Stato non può decidere come allocare a livello territoriale - la risposta è negativa. Se poi si tiene conto del diverso costo della vita, il Meridione sembra beneficiare di un trattamento migliore rispetto al Centro-Nord

26 SETTEMBRE 20208 MINUTI DI LETTURA
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Di recente, il presidente dell'Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno (Svimez) ha dichiarato che "il Nord ha sottratto al Sud 60 miliardi all'anno". Come è stata ottenuta questa stima? Nell'analisi della Svimez vi sono una serie di peculiarità che a nostro avviso distorcono notevolmente il risultato. Innanzitutto, l'analisi è basata sui dati di spese ed entrate di fonte CPT (Conti Pubblici Territoriali a cura dell'Agenzia della Coesione) la cui somma per regioni è molto diversa dai totali nazionali ISTAT, un punto (di notevole gravità) che è già stato messo in evidenza dalla Banca d'Italia e dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio.

In secondo luogo, viene considerata la spesa  della cosiddetta P.A. allargata, ovvero l'insieme di società partecipate, enti locali e amministrazioni centrali. Di conseguenza, in questi 60 miliardi sono incluse le spese di società come Eni, Enel, Poste Italiane e Leonardo che sono quotate in borsa e non operano in base a obiettivi di perequazione geografica, bensì di profittabilità e che devono comunque cercare di soddisfare la domanda effettiva per i beni e servizi prodotti. È quindi pressoché inevitabile che la spesa di queste società sia maggiore nelle regioni più ricche, in cui la domanda è più elevata e  le opportunità d'affari sono tipicamente maggiori. Consegue che considerare tutta la P.A. allargata è discutibile, in quanto include delle spese il cui meccanismo di allocazione è fondamentalmente il mercato e non una decisione politica.

In terzo luogo, nel calcolo dei 60 miliardi "sottratti" al Mezzogiorno, secondo Svimez, ci sono anche le pensioni, che rappresentano più di 250 miliardi all'anno di spesa pubblica. Tuttavia, lo Stato non ha alcun controllo sulla loro allocazione regionale: dato che al Nord i lavoratori (provenienti sia dal Nord che dal Sud) hanno versato più contributi, i pensionati settentrionali hanno mediamente diritto a pensioni più alte, il che fa inevitabilmente lievitare la spesa pubblica pro capite nelle loro Regioni.

Infine, la Svimez non tiene conto delle differenze molto rilevanti nel costo della vita tra regioni.
 

La distribuzione regionale della spesa

Passando alla pars costruens, per fare un'analisi solida della distribuzione regionale della spesa, occorre fare riferimento all'aggregato della Pubblica Amministrazione (che a livello nazionale è calcolato dall'ISTAT, in base ai criteri Eurostat), la cui disaggregazione per regioni e macroaree è calcolata dalla Banca d'Italia.
 
Tav. 1: Spesa pro capite della P.A.
  Centro-Nord  Mezzogiorno Gap
Spesa nominale pro capite(media 2014-2016, euro) 11850 10900 -950
Spesa nominale pro capite senza pensioni(media 2014-2016, euro) 6800 7150 +350
Spesa pro capite senza pensioni a parità di potere d’acquisto(media 2014-2016, euro) 6550 8500 +1950
Tutti i dati sono al netto degli interessi sul debito. Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati della Banca d’Italia e ISTAT.

Se si considera il dato grezzo dell'intera PA al netto degli interessi sul debito, con riferimento alla media del periodo 2014-2016, il Mezzogiorno appare leggermente svantaggiato nel senso che la spesa pro capite è pari 10.900 euro a fronte di 11.850 euro nel resto del paese, con un gap di 950 euro (Tavola 1, prima colonna). Va detto subito che questo dato non è statisticamente significativo perché, come si mostra più avanti, vi sono differenze significative fra regioni a Statuto ordinario e a Statuto speciale, nonché fra regioni di diverse dimensioni all'interno delle stesse macroaree. In ogni caso, moltiplicando questo gap per la popolazione del Mezzogiorno (20,5 milioni) si ottiene la cifra di 19,5 miliardi all'anno, che è rilevante, ma molto lontana dal dato citato dalla Svimez.

Tuttavia, se si sottraggono le pensioni, sulla cui allocazione geografica il decisore politico non ha alcun controllo, la spesa pro capite di tutta la P.A. nelle varie regioni rimane abbastanza eterogenea, ma la "classifica" non sembra discriminare il Meridione rispetto al Centro-Nord; anzi il gap si rovescia a favore del Mezzogiorno e diventa positivo (+350 euro pro capite, Tavola 1, seconda colonna).

L'altra correzione ai dati grezzi sulle uscite della P.A. muove dalla considerazione che nel Mezzogiorno i prezzi sono più bassi che al Centro-Nord; ogni euro di spesa in una regione del Sud ha quindi un potere d'acquisto - e quindi un valore reale - maggiore rispetto al resto del Paese. Per eseguire l'aggiustamento a Parità di Potere d'Acquisto (PPA) della spesa, è stata utilizzata l'unica fonte ufficiale disponibile che è rappresentata dalle soglie di povertà definite dall'ISTAT. La soglia di povertà nel Mezzogiorno è inferiore del 20 percento circa rispetto al Centro e del 24 rispetto al Nord, rispecchiando una considerevole differenza nel costo della vita. Quando si opera anche questa correzione, il gap diventa molto rilevante (+1950 euro pro capite) e decisamente favorevole al Mezzogiorno (Tavola 1, terza colonna). In valori assoluti, si tratta di una maggiore spesa "reale" nel Mezzogiorno pari a quasi 40 miliardi.

Anche per quanto riguarda le singole Regioni, la spesa non pensionistica pro capite a Parità di Potere d'Acquisto non sembra penalizzare il Mezzogiorno, ma piuttosto appare favorire le Regioni a Statuto Speciale e quelle più piccole (Figura 1).

Il Mezzogiorno è discriminato?

Per un'analisi più accurata occorre tenere conto delle differenza di spesa determinata da fattori diversi da quelli che sono oggetto di questa indagine, ossia la dimensione delle regioni (dato che vi sono notevoli economie di scala) e il loro status costituzionale (regioni a Statuto Ordinario e a Statuto Speciale). Per fare questo è necessario effettuare una regressione multivariata, che consenta di cogliere separatamente l'effetto della grandezza e dello status di ogni regione sulla spesa pro capite della P.A., lasciando che l'appartenenza al Mezzogiorno spieghi le differenze restanti. In altre parole, si individua la differenza nella spesa pro capite tra una regione del Mezzogiorno e una del Centro-Nord a parità di popolazione e status.
 
Tav. 2: la spesa della P.A. è più bassa al Mezzogiorno? (regressioni)
  (1) Variabile dipendente:
Spesa PA pro capite
(2) Variabile dipendente:
Spesa PA pro capite
senza pensioni
(3) Variabile dipendente:
Spesa PA pro capite
senza pensioni e PPA


popolazione (milioni)


-402,5***


-341,7**


-356,2***
  (-3,63) (-2,78) (-3,07)


statuto speciale


2160,9***


2398,9***


2094,7***
  (3,54) (3,55) (3,28)


Mezzogiorno


-1560,1***


-393,7


1397,1**
  (-2,92) (-0,67) (2,50)



costante



13758,6***
(25,00)



8421,9***
(13,82)



8219,4***
(14,27)
Osservazioni 21 21 21
  0,74 0,65 0,69
Statistiche t tra parentesi. *** significativo al 99%, ** significativo al 95%, *significativo al 90%. I valori di popolazione e spesa    pro capite sono medie 2014-2016. Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati della Banca d’Italia e ISTAT.

I risultati sono presentati nella Tavola 2. Come anticipato, la spesa pro capite è minore nelle regioni grandi (350-400 euro pro capite in meno per ogni milione di abitanti) e maggiore in quelle a Statuto Speciale (oltre 2.000 euro pro capite in più). Al netto di questi fattori, se non si escludono le pensioni dalla spesa della P.A., la differenza tra spesa pro capite nel Mezzogiorno e al Centro-Nord è significativa e negativa: i cittadini meridionali riceverebbero ciascuno circa 1.560 euro in meno (colonna (1)). Tuttavia, se si escludono le pensioni da questo calcolo, la differenza tra Sud e Centro-Nord non è più statisticamente significativa. In altre parole, il Sud non è discriminato nella distribuzione geografica della spesa pubblica nominale non pensionistica (colonna (2)). Infine, se si considera la spesa della P.A. a Parità di Potere d'Acquisto (PPA), ovvero se si tiene conto delle differenze nei prezzi, il Sud appare significativamente favorito, nell'ordine di quasi 1.400 euro pro capite (colonna (3)). Questo risultato dipende ovviamente dal fatto che quasi tutti gli stipendi pagati dalla P.A. sono uguali tra regioni e rispecchia quindi il loro maggior valore reale nel Mezzogiorno. In altre parole, tenendo conto anche delle differenze nel costo della vita, il Mezzogiorno riceverebbe un trattamento più generoso del resto dell'Italia. A livello aggregato, questa maggiore spesa pro capite equivarrebbe a circa 28,6 miliardi all'anno.
 

Quante risorse redistribuisce lo Stato?

La combinazione tra un ampio divario in termini di PIL pro capite tra Centro-Nord e Meridione e una spesa pubblica nominale pro capite più equilibrata tra le due macroaree, fa sì che, anche includendo la spesa pensionistica e senza tenere conto delle differenze di potere d'acquisto, il peso della P.A. sul PIL regionale sia estremamente alto nel Mezzogiorno e più contenuto nel resto del Paese. Agli estremi ci sono la Lombardia, in cui la spesa pubblica è poco più del 33 percento del prodotto regionale, e la Calabria, dove questo dato raggiunge l'80 percento, una cifra davvero elevata. Poiché il peso delle entrate della P.A. sui PIL regionali è molto più omogeneo, l'esistenza di massicci trasferimenti (i cosiddetti residui fiscali) tra regioni è inevitabile (Figura 2).

La Banca d'Italia calcola che nel periodo 2002-2016, i trasferimenti pubblici a favore del Mezzogiorno sono oscillati fra il 15 e il 20% del Pil dell'area; rapportato alla media del PIL 2014-2016, queste percentuali corrispondono a cifre annuali tra 57 e 76 miliardi di euro. Le regioni che hanno sostenuto la quasi totalità di quest'onere sono la Lombardia, l'Emilia Romagna, il Lazio, il Veneto, il Piemonte e la Toscana.

Da parte della Svimez (e di molti meridionalisti) si argomenta che quello dei residui fiscali è un falso problema perché il prelievo riguarda gli individui, non i territori e perché i diritti di cittadinanza non possono variare in base alla residenza. L'argomento è comprensibile e in parte condivisibile. Occorre però tenere conto che in tutte le strutture federali è prevista una qualche corrispondenza fra la capacità contributiva di una regione e la sua spesa. Se si pensa che questa corrispondenza non possa o non debba verificarsi, allora non si capisce che senso abbia dire che l'autonomia delle Regioni prevista dalla Costituzione vada contemperata con i livelli essenziali delle prestazioni; bisognerebbe dire chiaramente che non si ritiene auspicabile alcuna forma di federalismo o tantomeno di autonomia differenziata.

In ogni caso, non sembra in alcun modo accettabile distribuire in ragione della popolazione anche la spesa delle imprese partecipate che operano sul mercato, nonché le pensioni che dipendono dai redditi percepiti nel passato. Quanto alla questione delle Parità di Potere d'Acquisto, si può essere dell'opinione che gli stipendi pubblici e forse anche quelli privati debbano essere gli stessi in tutto il paese, ma non si può negare che un euro al Sud ha un potere d'acquisto - e quindi un valore - maggiore che nel resto del Paese.

Questo insieme di fattori fanno sì che il Mezzogiorno d'Italia sia una della poche aree al mondo in cui il livello dei consumi (privati più collettivi) è superiore al PIL: sempre con riferimento al periodo 2014-2016, tale rapporto è pari a 1,025 nel Mezzogiorno e a solo 0,746 nel resto d'Italia.

In un'altra nota di prossima pubblicazione, mostriamo che ciò è vero dagli anni cinquanta del secolo scorso ed è la ragione principale per la quale la bilancia commerciale del Mezzogiorno è costantemente in deficit, per cifre anch'esse tipicamente comprese fra il 15 e il 20% del PIL.
 

Conclusione e problemi irrisolti

Alla luce di queste considerazioni la dichiarazione del presidente della Svimez circa i 60 miliardi "sottratti" ogni anno dal Nord al Sud - al netto dei gravi limiti dei dati sottostanti - è vera soltanto se si considera l'intera P.A. allargata, senza tenere conto che una larga parte delle sue spese non possono essere distribuite diversamente sul territorio (partecipate e pensioni). Questa dichiarazione è infatti ispirata ad un'interpretazione estremamente estensiva del principio costituzionale di perequazione della spesa pubblica, in quanto sottintende che la distribuzione geografica della spesa pro capite dovrebbe essere simile in tutte le aree del paese, includendo nella valutazione anche le imprese partecipate che operano con criteri di mercato e le pensioni che non possono che dipendere dai redditi passati. In ogni caso, per quanto riguarda la spesa della P.A. in senso stretto - e quindi la spesa che il decisore politico può decidere dove allocare - già al netto delle pensioni il Meridione non appare discriminato; se poi si corregge per il costo della vita sembrerebbe addirittura favorito. Questo trattamento, equo nominalmente e vantaggioso a Parità di Potere d'Acquisto si traduce in ingenti trasferimenti da parte delle amministrazioni pubbliche dal Centro-Nord verso il Mezzogiorno.

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rimane confermato che la regione lazio è la più retribuita (retribuita si può dire, non dovrebbe essere offensivo) rispetto le altre regioni italiche. Che bello sarebbe poterla concedere in prestito gratuito per cento anni allo stato della chiesa.

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8 minuti fa, dune-buggi ha scritto:

rimane confermato che la regione lazio è la più retribuita (retribuita si può dire, non dovrebbe essere offensivo) rispetto le altre regioni italiche. Che bello sarebbe poterla concedere in prestito gratuito per cento anni allo stato della chiesa.

Alla Chiesa mica sono co@lioni …!! 

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2 minuti fa, mark222220 ha scritto:

Alla Chiesa mica sono co@lioni …!! 

allora è per questo che la regione lazio è stata data sulle scatole al resto dell'italia

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