Razza bastarda

Inviata (modificato)

condivido pienamente tale articolo che ho appena letto.

Premessa: non siamo tutti matti. Se, come ha scritto ieri Michele Serra, si tratta di difendere la società italiana o meglio occidentale da una mal governata immigrazione, è una santa battaglia: difendere la laicità da attacchi religiosi esterni, specie islamisti, ma anche difendere lo stato di diritto da spensierati e spericolati attacchi interni, e pluridecennali. Se invece si tratta di difendere una specificità italiana, etnica o razziale (scegliete voi il termine), beh, tanti auguri: potreste incontrare qualche leggerissima difficoltà.  

 

Gli italiani, infatti, sono un misto fra: liguri, etruschi, fenici, greci, celti, cartaginesi, galli, bizantini, vandali, ostrogoti, longobardi, franchi, saraceni, normanni, svevi, berberi, albanesi, austriaci, solo per elencare alcune delle etnie catalogate da Eupedia nella Genetic history of the italians. L’Italia è terra di immigrazioni e mescolamenti continui dal paleolitico fino al Settecento: un festival da tutta Europa, Nord Africa, Medio Oriente.  

 

Secondo gli studi di Giovanni Destro Bisol della Sapienza, e pubblicati sul Journal of Anthropological Sciences, l’Italia è nettamente il Paese più meticcio d’Europa: fra i germanofoni di Sappada e la comunità del Cadore, che abitano la stessa zona, ci sono differenze genetiche trenta volte superiori di quelle che intercorrono fra portoghesi e ungheresi, per fare un solo esempio. 

 

Insomma, se abbiamo una razza, nessuno si offenda, è una gran razza bas-tarda. Forse per questo eravamo dei disordinatissimi geni, prima di un più recente rimbambimento.  

http://www.lastampa.it/2018/01/17/cultura/opinioni/buongiorno/razza-***-PLH9ye2jgGttH6Iomjdi8I/pagina.html

Modificato da frattalis
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3 messaggi in questa discussione

2 minuti fa, frattalis ha scritto:

condivido pienamente tale articolo che ho appena letto.

Premessa: non siamo tutti matti. Se, come ha scritto ieri Michele Serra, si tratta di difendere la società italiana o meglio occidentale da una mal governata immigrazione, è una santa battaglia: difendere la laicità da attacchi religiosi esterni, specie islamisti, ma anche difendere lo stato di diritto da spensierati e spericolati attacchi interni, e pluridecennali. Se invece si tratta di difendere una specificità italiana, etnica o razziale (scegliete voi il termine), beh, tanti auguri: potreste incontrare qualche leggerissima difficoltà.  

 

Gli italiani, infatti, sono un misto fra: liguri, etruschi, fenici, greci, celti, cartaginesi, galli, bizantini, vandali, ostrogoti, longobardi, franchi, saraceni, normanni, svevi, berberi, albanesi, austriaci, solo per elencare alcune delle etnie catalogate da Eupedia nella Genetic history of the italians. L’Italia è terra di immigrazioni e mescolamenti continui dal paleolitico fino al Settecento: un festival da tutta Europa, Nord Africa, Medio Oriente.  

 

Secondo gli studi di Giovanni Destro Bisol della Sapienza, e pubblicati sul Journal of Anthropological Sciences, l’Italia è nettamente il Paese più meticcio d’Europa: fra i germanofoni di Sappada e la comunità del Cadore, che abitano la stessa zona, ci sono differenze genetiche trenta volte superiori di quelle che intercorrono fra portoghesi e ungheresi, per fare un solo esempio. 

 

Insomma, se abbiamo una razza, nessuno si offenda, è una gran razza bas-tarda. Forse per questo eravamo dei disordinatissimi geni, prima di un più recente rimbambimento.  

http://www.lastampa.it/2018/01/17/cultura/opinioni/buongiorno/razza-***-PLH9ye2jgGttH6Iomjdi8I/pagina.html

L importante sarebbe essere tutti democratici...

Ma non è così...

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55 minuti fa, wronschi ha scritto:

L importante sarebbe essere tutti democratici...

Ma non è così...

Gli "estremisti" non mi piacciono come non sono graditi a te, noi siamo moderati, e sebbene siano umani abbiamo con loro solo la morte in comune e che siamo di razza meticcia come il mio canino.

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Inviata (modificato)

L'articolo basato su uno studio scientifico condotto alla Sapienza mi sembra un pochino fuorviante. Non sono un esperto di filogenesi e non sono in grado di usare la terminologia appropriata, ma quello che è certo è che non c'è bisogno di tirare in ballo Fenici e Etruschi, Normanni e Saraceni, etc. per giustificare la relativamente grande varietà genetica degli italiani. Che ha una ragione ben più profonda. Il Bel Paese, per la sua posizione geografica, per il suo clima mite e per la fertilità del suolo, fu una delle mete più antiche e preferite dai migranti che nella preistoria colonizzarono l'Europa. Migranti che non venivano dall'Africa, bensì dall'Asia e dal Medioriente, cioè dalle terre che decine di migliaia di anni prima erano già state colonizzate dagli Homo sapiens provenienti dall'Africa. In altri termini, il famoso comando divino del libro del Genesi "crescete e moltiplicatevi e soggiogate la terra" e che oggi completeremmo con un "...e differenziatevi geneticamente", trovò nella nostra penisola uno dei posti più idonei alla sua esecuzione, almeno in Europa. Di conseguenza la varietà rilevata nel Dna mitocondriale di noi italiani è certamente maggiore di quella dei francesi e dei tedeschi, ma è poca cosa rispetto a quella che si riscontra nelle popolazioni indiane, cinesi e mediorientali. Per non parlare delle popolazioni dell'Africa che, essendo le più antiche (Homo sapiens nasce lì), sono anche quelle in cui si riscontrano, di gran lunga, le maggiori varianze genetiche. Certo poi in epoca storica approdarono in Italia Fenici, Etruschi etc. a mescolare ulteriormente le carte, ma la sostanza del discorso non cambia. Tanto è vero che anche tra i sardi, popolazione che per millenni ha vissuto in un relativo isolamento, si riscontrano significative differenze genetiche legate all'antichità del lignaggio. 

D'altra parte la varietà genetica presente nella specie umana è molto più piccola che in altre specie e oggi non ha alcun senso scientifico parlare di razze con riferimento all'uomo. Tra un San Bernardo adulto e un Chihuahua adulto ci può essere una differenza di stazza dell'ordine di 50 a 1.  Ma sono ambedue cani. Nulla di lontanamente paragonabile si riscontra tra i gru.ppi umani. Più in generale il termine "razza" è oggi considerato obsoleto e privo di significato tassonomico dai biologi e dagli zoologi, i quali raccomandano di limitarne l''uso alla sola zootecnia.

Il leghista Attilio Fontana tuttavia non si appella alla zootecnia, settore probabilmente a lui più consono della politica, ma alla Costituzione e in particolare all'art.3 dove si parla esplicitamente di "razza". Ma la nostra Costituzione nasce 70 anni fa, quando la molecola del DNA non era ancora stata isolata e non era chiara la sua funzione. Si potrebbe sostituire la parola "razza" con "etnia" perché non è vero quel che diceva ieri sera Sallusti, cioè che la prima parte della Costituzione non è modificabile  (solo la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale, in base all'art.139; ma in teoria nulla vieta di cancellare l'art.139). In ogni caso è paradossale il tentativo di giustificare con l'art.3 una frase dal contenuto chiaramente razzista. L'art.3 sancisce un principio contrario, ovvero il fondamentale principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, senza distinzioni di sexxo, razza, religione, condizioni sociali etc. Quindi anche ammesso (e non concesso) che esistano una razza bianca e una nera, non si capisce come la seconda, restando nei confini della legalità, possa mettere a rischio la prima. Certo uno potrebbe dire che esistendo diverse condizioni sociali i ricchi sono a rischio a causa dei poveri (o viceversa), e che esistendo sessi diversi i maschi sono a rischio di estinzione a causa delle femmine (il contrario mi pare difficile). Farneticazioni da decerebrati.

 

 

 

 

Modificato da fosforo31

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