Draghi ed il “trattamento Renzi”.


Draghi non è un padreterno, ammesso che ce ne siano, ma più semplicemente un uomo di grandi competenze e conoscenza del mondo , che il suo percorso di vita e di lavoro ha portato ad accumulare esperienze e qualità decisamente superiori alla media dei politici in corso. Capita, fortunatamente per l'Italia.
Soprattutto, la principale qualità di Draghi è di essere fuori dai giri mediocri che, per decenni e fino a ieri, hanno governato l’economia e la politica italiana, annullandosi a vicenda per conservare ciascuno il proprio potere e bloccando l’insieme del Paese e della società.
Draghi non ha un partito, ma solo un grande prestigio, anche internazionale, che gli ha consentito di essere accettato nel “nido di vipere” italiano in tutta la fase del vero decollo verso l’uscita dalle crisi pandemica ed economica. Ma ora che la strada è tracciata e la pandemia sembra essere messa ogni giorno di più sotto controllo ( infatti il Cazzaro di Napoli non ci viene più a rompere i co@lioni con i suoi demenziali post ,dove non ne azzecca una che una ,  nda) , emergono i segnali dei tentativi di rivalsa dei mediocri oramai estromessi.   Il volta pagina di Mattarella fu improvviso e il nome di Draghi talmente indiscutibile nel confronto tra l’immensità dei problemi e la piccolezza dei soliti contendenti, che nessuno ebbe il coraggio di opporsi frontalmente. Compresa la destra estrema, che fece la scelta opportunistica di capitalizzare i vantaggi di essere l’unica opposizione, ma solo di facciata. Oggi "si arrabbia, si indigna, poi getta la spugna" senza alcuna dignità. D'altro canto poche decine di voti contrari in Parlamento non avrebbero cambiato niente e fece anche comodo lasciare fuori i filofascisti. Ma ora lo scenario sta cambiando e, al di là dei messaggi contraddittori lanciati al popolo, tutti quelli che ambiscono a governare in un immaginario dopo Draghi, pur sapendo che abbandonare la sua linea sarebbe un suicidio per l’Italia, ci provano. Chi pensa che ne avremmo un vantaggio è un illuso, prima di tutto dai suoi, mediocri, leader di riferimento.  Quando Salvini o Conte dicono che Draghi va appoggiato, ma poi lasciano intendere che un loro governo farebbe tutt’altro e tentano ogni giorno, più o meno meschinamente , di frenarne l’azione, mostrano tutta la loro inaffidabilità. Il PD si dibatte in una crisi strategica interna che solo la contingenza elettorale tiene sopita. Appoggiare davvero Draghi nella prospettiva essere parte costituente di una coalizione riformista che sviluppi e dia continuità alla sua leadership, o sancire la definitiva metamorfosi sciogliendo i suoi resti in un indistinto pastone di potere coi frammenti del M5S e la leadership di Conte?
Poche forze appoggiano in modo convinto Draghi e non lo considerano solo l’uomo dell’emergenza. Tra queste Italia Viva di Renzi che ha il merito di averlo fortemente voluto per salvare, in extremis, il Paese. Ma non è ancora il tempo della conta, ma quello della semina delle qualità coi buoni esempi e i risultati. Chi dice, oggi, che Draghi è l’espressione dei poteri forti che vogliono, attraverso di lui, riprendere il controllo del Paese dopo il loro, temporaneo, declino pandemico e portano come prova la sua accoglienza entusiastica in Confindustria, non ricorda più le ovazioni delle assemblee della stessa Confindustria a Conte, e gli hurra’ dei grandi giornaloni e giornalini costruiti sulle veline di Casalino. Oggi , chi ancora si distingue, e’ la Stampa con la nuova direzione di Giannini, uno tra i massimi esperti del “trattamento Renzi”. E’ il giornale di livello nazionale che da qualche settimana attacca regolarmente Draghi. La stessa cosa fanno, ogni due per tre, il Domani, di De Benedetti e, anche se in modo per ora più soft, il Corriere della Sera di Cairo. La Repubblica, stessa proprietà de la Stampa, preferisce, al momento, tirare la volata ai possibili futuri antagonisti, un po' Letta e un po' Conte, quelli che “ora dobbiamo appoggiarlo, ma noi siamo meglio di lui”. Solo questioni di target commerciale oppure  si prepara un nuovo “trattamento Renzi”? Lo vedremo presto , ma una cosa mi sento di dirla convintamente : Sarà dura. Stavolta , per loro , sarà durissima!! 

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