Siamo schiavi di coloro che stanno al potere?

Secondo voi, vi sembra plausibile quando detto nell'immagine riportata qui sotto? veramente siamo schiavi di un complotto ardito da tutti coloro che cercano di amministrare, ma soprattutto dalla chiesa cattolica romana, questa società di umani che definiamo civile?

Vi rilascio anche l'articolo in cui è riportata una tale notizia e da dove o estrapolato l'immagine.

articolo di universo7 : SIAMO SCHIAVI DAL 1302 DC

 

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8 messaggi in questa discussione

bonifiacio VIII un despota....ma non cosi importante da essere il promotore della cosi detta schiavitù, essa è nata dalla nascita del mondo, c'è sempre stato chi in grado di manovrare la credulità di molti se ne è poi servito per assoggettarne molti di più, magari con la forza....poi naturalmente occorrerebbe guardare un pò meglio cosa si intende per "schiavitù"....poichè anche quella parola li è soggetta ad un tornaconto....

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Il 19/9/2021 in 01:51 , sempre135 ha scritto:

bonifiacio VIII un despota....ma non cosi importante da essere il promotore della cosi detta schiavitù, essa è nata dalla nascita del mondo, c'è sempre stato chi in grado di manovrare la credulità di molti se ne è poi servito per assoggettarne molti di più, magari con la forza....poi naturalmente occorrerebbe guardare un pò meglio cosa si intende per "schiavitù"....poichè anche quella parola li è soggetta ad un tornaconto....

Si parla di libero arbitrio, di scelte che ti mettono davanti ma che alla fine non puoi fare a meno perseguire quelle che loro stessi hanno organizzato, bene o male sono le loro scelte che ti vengono proposte, che in definitiva la scelta per quanto diversa l'una dall'altra è sempre quella da loro proposta, il cui fine è sempre a loro vantaggio, e in definitiva, per quanto tu possa scegliere è pur sempre una loro proposta di alternativa. 

In definitiva, l'articolo parla delle ***, tutte quelle scelte che ti pongono davanti da firmare e accettare, non solo nella vita reale ma anche e soprattutto nel web navigando nei siti che frequenti. forse l'articolo è, come dire, un po' estremistico, ma a pensarci bene direi che una buona parte di verità la dice eccome.

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Inviata (modificato)

3 ore fa, vincent29264 ha scritto:

Si parla di libero arbitrio, di scelte che ti mettono davanti ma che alla fine non puoi fare a meno perseguire quelle che loro stessi hanno organizzato, bene o male sono le loro scelte che ti vengono proposte, che in definitiva la scelta per quanto diversa l'una dall'altra è sempre quella da loro proposta, il cui fine è sempre a loro vantaggio, e in definitiva, per quanto tu possa scegliere è pur sempre una loro proposta di alternativa. 

In definitiva, l'articolo parla delle ***, tutte quelle scelte che ti pongono davanti da firmare e accettare, non solo nella vita reale ma anche e soprattutto nel web navigando nei siti che frequenti. forse l'articolo è, come dire, un po' estremistico, ma a pensarci bene direi che una buona parte di verità la dice eccome.

Vedi il fatto di base è che  noi siamo schiavi, sì ma di noi stessi, delle nostre necessità, dei nostri bisogni delle nostre esigenze dei nostri desideri,  delle nostre voglie e lo siamo da sempre, da quel giorno in cui abbiamo lasciato l'albero e posato il piede per terra. In qualunque luogo, in qualunque posto, sotto ogni bandiera.

Modificato da refusi

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8 ore fa, vincent29264 ha scritto:

ma a pensarci bene direi che una buona parte di verità la dice eccome

condivido, aggiungendo che i sacerdoti prima e la chiesa poi, sono stati i più perversi promotori del loro potere sugli altri...:D

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15 ore fa, refusi ha scritto:

Vedi il fatto di base è che  noi siamo schiavi, sì ma di noi stessi, delle nostre necessità, dei nostri bisogni delle nostre esigenze dei nostri desideri,  delle nostre voglie e lo siamo da sempre, da quel giorno in cui abbiamo lasciato l'albero e posato il piede per terra. In qualunque luogo, in qualunque posto, sotto ogni bandiera.

Si, spiritualmente possiamo dire che siamo schiavi di noi stessi, ma in verità, il nostro desiderio altro non è che quello spirito di avventura che ci spinge a conoscere sempre cose nuove, solo che una volta fatta la scoperta, solo è soltanto dopo ci possiamo permettere di scegliere. Quelle scelte che facciamo, invece, sono in base a quanto ci viene messo a conoscenza, verità da loro raccontata che in seguito si scopre essere tutt'altro che veritiera, o al massimo mai raccontata. 

In conclusione, la nostra schiavitù, del desiderio, come l'hai chiamato, altro non è che una questione di ignoranza da parte nostra, che i lor signori si premurano di mantenere raccontandoci verità da loro costruite o mai narrate di quelle scelte che ci propongono/pongono di fare; scelte, o alternative che in conclusione sono sempre ambigue.

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10 ore fa, sempre135 ha scritto:

condivido, aggiungendo che i sacerdoti prima e la chiesa poi, sono stati i più perversi promotori del loro potere sugli altri...:D

potere che hanno esercitato appieno con l'ignoranza dei popoli e il terrore che di un l'aldilà in cui si può finire in un tormento eterno se non si obbedisce loro e il loro dio onnisciente, onnipotente, ecc. ecc. :ph34r:

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Il 9/22/2021 in 3:05 PM , vincent29264 ha scritto:

Yes, spiritually we can say that we are slaves of ourselves, but in truth, our desire is nothing more than that spirit of adventure that drives us to always know new things, only that once the discovery is made, only it is only after we can allow you to choose. Those choices we make, on the other hand, are based on what is made known to us, a truth told by them which later turns  walgreenslistens out to be anything but truthful, or at most never told. 

In conclusion, our slavery, of desire, as you called it, is nothing more than a question of ignorance on our part, which their lords take care to maintain by telling us truths they have built or never told about those choices they propose to us. / pose to do; choices, or alternatives that in the end are always ambiguous.

 

What an post. Great use of words and the style of writing is excellent.

We hope that will this type of writing in future too.

 

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Premetto che il primo impatto (ma anche il secondo e i successivi) con l’home page del sito ne fa intuire l’inaffidabilità che questo articolo sembra autocertificare. Tutto l'elaborato è un vero groviglio di riferimenti, più o meno storici, un insieme di variazioni o aggiunte al tema che l’autore si è prefissato di sviluppare.

Il tizio esordisce (male) scrivendo “riporto una lettera di un’amica, tale e quale (…), essendo molto lunga sintetizzo in un riassunto…”. Vedete un po' voi se ritenete ci sia qualcosa che non quadra.

Subito dopo, l’autore prosegue con questa perla giuridica: “noi non siamo una Repubblica, ma una società privata”. Domando io: se siamo parte di un soggetto privato, dov’è quello pubblico? Non può esistere l’uno senza l’altro, perché mancherebbe il termine opposto per costituirne la definizione e motivarne l’esistenza.In seguito, vengono disposti disordinatamente una serie di bidoni da svuotare, ma ne aprirò soltanto alcuni, più significativi.

1) - Viene indicata la Bibbia come un “renamed” Codice Marittimo, forse più traslato che letterale, ma pur sempre una bufala; inserisce nettamente, senza una logica contestuale, un collegamento con gli extraterrestri, già di per se fonte di diffidenza, per giustificare un legame ancestrale tra religione, politica, denaro, diritto (mercantile) e libero arbitrio; quest’ultimo viene considerato centrale non ho ben capito per quale argomentazione, senza tener presente che rappresenta una convenzione filosofica e teologica piuttosto “recente” rispetto al formarsi delle comunità sociali e della schiavitù.

2) - Cito “tutte le leggi derivano da canoni, ovvero dal Diritto Canonico, perché tutte le leggi (…) hanno a che fare con la Legge Divina ed Ecclesiastica”. Questa affermazione è decisamente falsa perché il diritto positivo nasce molto prima della Chiesa e dei suoi canoni. La locuzione “ubi societas, ibi ius” (dove c’è una società civile, c’è il diritto) prescinde dalla presenza di qualsiasi ordinamento religioso ed è un concetto espresso e applicato diversi secoli prima di Cristo. Il primo nome di riferimento che mi viene in mente è quello di Aristotele, ma bisognerebbe andare ancora più indietro, di molto. In più, il diritto ecclesiastico (a differenza di quello canonico, che regola internamente la Chiesa e i suoi fedeli) rappresenta un insieme di norme con le quali vengono regolati i rapporti tra lo Stato e le diverse confessioni religiose. Quindi, da queste due tipologie di leggi non possono derivarne altre di natura diversa.

3) - Un’altra topica da evidenziare riguarda il diritto di proprietà romano, applicando il quale (cito ancora) “ogni nuova terra dell’impero poteva essere di proprietà solo di un cittadino romano”. Questa è una affermazione molto imprecisa, anzi, sostanzialmente falsa, perché la cittadinanza romana non si allargava e distribuiva con il susseguirsi delle conquiste territoriali, ma veniva conferita solo ai cittadini dell’urbe o quelli con meriti particolari. E’ un riferimento molto superficiale anche per una questione logica, visto che l’impero romano si estese per la durata di un millennio e non credo sia possibile generalizzare o sintetizzare lo status di cittadino per un periodo cosi ampio. Tant’è che la cittadinanza romana “universale” venne concessa un paio di secoli (qualcosa in più) prima della caduta dell’impero. Inoltre, l’autore dell’articolo dimentica che c’è stata anche la parte orientale dell’impero che è “sopravvissuta” per altri mille anni, portando una ulteriore evoluzione del diritto romano/bizantino in quella specifica area geografica, risentendo anche degli influssi orientali, prima persiani e poi arabi. E’ pur vero (e quasi tutti lo sanno) che oggi molti istituti e molte istituzioni europee (e non) poggiano su fondamenti di diritto romano.

4) - Leggo che “Papa Leone III incorona Pipino il Breve (…) e poi Carlo Magno (…) Quindi, il sistema che abbiamo oggi (…) nasce nel 1302” con la pubblicazione della bolla Unam Sanctam Ecclesiam di Bonifacio VIII. Faccio notare che tra l’incoronazione dei due carolingi e l’emanazione dell’enciclica, corrono cinque secoli di distanza e non si capisce come possa avere senso legare con un filo diretto degli eventi così lontani tra loro. La Bolla in questione, poi, non afferma che “Dio aveva affidato tutti i titoli e le proprietà della Terra al Vaticano”; almeno non è questo il senso, perché la Terra conosciuta non era tutta cristiana e perché la Chiesa non era universale come si pretendeva, dato che esisteva da secoli quella bizantina, cioè l’altra parte della romanità politica, e quella copta del nord Africa, guidate da due diversi Patriarchi.

La lettera papale Unam Sanctam costituiva semplicemente uno degli interventi istituzionali che affrontava il secolare contrasto tra il potere temporale e quello spirituale. Nulla di nuovo e di originale rispetto alle posizioni assunte nei secoli precedenti e successivi.

5) – Altra Bolla, altra manipolazione. L'anno di pubblicazione della Romanus Pontifex di Niccolò V a me risulta essere il 1454, ma è il dato meno importante. Secondo l’articolo, con questa enciclica si afferma che “Dio ha dato tutto il mondo al Papa e il Papa concede pezzi di questo mondo ai Re….” qui vale la contestazione che ho mosso poco prima, circa la Terra che non è tutta cristiana, quindi non tutta nella disponibilità della Chiesa di Roma “….Per cui da quel momento i Re del mondo hanno un mandato divino”. Ma la natura divina dei Re è ben più antica e comune anche al paganesimo. La legittimazione del potere da parte delle divinità o la diretta discendenza da esse, era un aspetto dell’autorità a Roma come a Persepoli o nell’antico Egitto in epoche precristiane. Senza contare che, a volte, divinità e sovranità convergevano in una figura unica, proprio quella del Re.

6) – Ultima panzana (tralascio le altre) che riporto: la storia del SEC. In effetti è l’organo statunitense che regola e controlla la Borsa e l’Italia vi è iscritta perché società italiane sono quotate a New York. Dov’è la stranezza?

La nuova schiavitù, quella delle ultime generazioni, ignora le Bolle papali, come si disinteressa della Bibbia. La schiavitù psicologica si è affiancata a quella fisica e in qualche modo sono unite da esigenze diverse o forse l’una alimenta l’altra. Immagino un bambino che lavora in un Paese povero per produrre beni di consumo pubblicizzati ed importati dai Paesi ricchi. Qui varrebbe la pena discutere del libero arbitrio.

Chiudo suggerendo un percorso meno balzano e più impegnativo per tentare di “giustificare” l’esistenza del potere e dell’autorità pubblica rispetto a sudditi o cittadini: partite dal momento in cui la vita dell’uomo diventa stanziale, partite dall’invenzione (o dalla scoperta) dell’agricoltura e dai risvolti socio-culturali che ne sono derivati e da quel momento applicate il “Contratto Sociale” di  J.J. Rousseau. 

DvMcEv

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