Non date retta ai catastrofisti . Sono una sciagura vivente !! Il futuro sarà un rinascimento nucleare .

Fino a un decennio fa il nucleare veniva descritto come una tecnologia in declino. Piu' che ai combustibili fossili, e' al nucleare che veniva opposta la scommessa delle rinnovabili ( eolico, solare, biomasse) come fonti alternative e sostitutive della fonte nucleare. E' che i critci del nucleare, accecati dal pregiudizio ideologico, non erano attenti a cio' che avveniva nella scienza e nella tecnologia. Il limiti degli antinuclearisti e' che loro sottovalutano l'ineliminabile e straordinaria specificita' del nucleare energetico: dalla fissione o dalla fusione di piccolissime quantita' di elementi atomici ( dell'ordine dei grammi e dei kg ) si ricava una fantastica quantita' di energia utile, in ogni tempo e per vari usi. Nessuna altra fonte di energia puo'avere, per ragioni fisiche, la stessa resa, efficienza e generazione di potenza di quella nucleare. Per ottenere la stessa energia ricavata da un "grammo" di uranio fissile o dalla fusione di un grammo di isotopi dell'idrogeno ( acqua), occorre bruciare centinaia di tonnellate di carbone o di gas o consumare migliaia di ettari di suolo per impiantare torri eoliche o pannelli fotovoltaici. Come si e' potuto pensare, chiederei ai sedicenti ambientalisti antinucleari, che l'umanita' avrebbe potuto fare a meno di questa straordinaria opportunita' che la Natura ci offre? Stoltezza e primitivismo. E irrazionalita': avreste dovuto immaginare che la ricerca, la scienza, la tecnologia avrebbero, nel tempo, risolto anche le "presunte" criticita' attribuite all'energia nucleare: le scorie e la sicurezza. Ora, con l'annuncio, dell'Eni ( che unisce la major italiana al club del futuro nucleareda fusione) abbiamo il seguente quadro: il 10% dell'energia mondiale e' generato da 542 centrali nucleari operative ( con 55 gia' progettate per andare, in parte,  a sostituire quelle a fine vita). Questa percentuale, prevista, sinora, stabile o in leggero declino e' vista, invece, in ascesa dati gli obblighi dei bilanci carbonici al 2030 e al 2050. Insomma nessun phase out del nucleare gia' esistente: quello a fissione e dei larghi impianti attuali. E questo riguarda il nucleare del presente e del passato. Che, piu' o meno, durera' fino al 2050 e oltre. Ma e' gia' in sviluppo ( decine di modelli in potenziale competizione)  la generazione successiva di impianti a fissione: i reattori di nuova generazione e  gli small modular reactors. Con caratteristiche promettenti: un uso del combustibile che minimizza le scorie ( trasformate esse stesse in combustibile), sicurezza intrinseca ( il reattore si spegne, automaticamente, alla minima criticita' incidentale senza bisogno di intervento umano), facilita' di localizzazione. E, ovviamente, costi contenuti. Molti di questi nuovi reattori hanno una vita utile,  da progetto, di 100 anni ( un impianto rinnovabile o a gas o carbone , varia tra i 15 e i 25 anni). Vuol dire che un reattore nucleare di nuova generazione, impiantato nel 2030, puo' durare fino al 2130. Nel 2035 e' promessa l'entrata in campo, almeno come prototipi e dimostratori, della fusione nucleare. Che moltiplica per 100 tutte le straordinarie performances di potenza, pulizia, efficienza dei reattori a fissione. Al punto da lasciare intravedere, per la fine del secolo, la possibilita' del "santo graal": energia infinita, a basso costo e pulita. Al cupo catastrofismo climatico e pauperistico del fondamentalismo ambientalista ( anche quello delle Chiese, mi si perdoni) il nucleare offre una prospettiva ottimistica e motivante di ricchezza energetica. Questo e il prossimo saranno i secoli del rinascimento nucleare. Con buona pace dei catastrofisti.                                M.U. 

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4 messaggi in questa discussione

Il non meglio identificato M.U., autore dell'articolo copiato dal pisano, accumula una serie di castronerie che mi inducono a suggerirgli di occuparsi di pubblicità o di pulizia delle spiagge anziché di energia nucleare. Intanto il signore è assai poco aggiornato perché i reattori attualmente operativi nel mondo sono 443 secondo la WNA e 415 secondo il WNISR che scorpora 26 reattori soggetti a fermo di lungo termine. Mentre M.U. parla (a casaccio) di ben "542 centrali nucleari operative", e le centrali sono anche meno dei reattori perché molte dispongono di due, tre o più reattori (es. quella di Fukushima ne aveva sei). Le centrali atomiche oggi non generano il 10% dell'energia mondiale ma il 10% circa dell'energia elettrica, pari al 4,3% del fabbisogno globale di energia primaria (fonte: annuario BP 2020). Delle "caratteristiche promettenti" dei reattori di quarta generazione non sappiamo cosa farcene finché stanno solo sulla carta o nei sogni. Le criticità risolte, la sicurezza intrinseca, i costi contenuti e i 100 anni di vita operativa di questi reattori sono per ora aria fritta. Anche perché reattori funzionanti sugli stessi principi (es. quelli autofertilizzanti a neutroni veloci e raffreddati a sodio liquido) furono realizzati già nel secolo scorso, furono generalmente fallimentari sotto l'aspetto economico e durarono poco a causa di seri problemi di sicurezza. Il più grosso (e il più promettente) di tutti fu il famigerato Superphenix francese, che costò (ai valori attuali) 12 miliardi di euro, operò per appena 12 anni erogando in media meno dell'8% della sua potenza teorica, e fu chiuso dopo alcuni gravi incidenti, anche per evitare che la popolazione locale imbracciasse i forconi.  Al contrario di quanto pensa M.U. in Italia sono tuttora operative centrali idroelettriche (fonte rinnovabile) con 100 e più anni di esercizio. Diversi paesi hanno deliberato, di fatto o in modo formale, il loro phase out dal nucleare. Alcuni come l'Italia lo hanno completato da tempo, chiudendo tutte le loro centrali, altri come la Germania lo completeranno a breve, altri ancora come la Corea del Sud porteranno a fine vita i reattori esistenti o in costruzione ma non ne costruiranno altri. Il Santo Graal esiste solo nelle leggende medievali, "l'energia infinita, a basso costo e pulita" della fusione nucleare esiste solo nella fantasia di M.U. Le (eventuali) centrali a fusione previste verso fine secolo avranno potenze comparabili a quelle delle centrali a fissione (~1GW), costi astronomici all'inizio e (forse) comparabili a regime, e non saranno affatto pulite al 100% come può esserlo, per esempio, un parco eolico. La provolonata più plateale M.U. la confeziona quando scrive che per ottenere la stessa energia ricavata da un grammo di uranio fissile o dalla fusione di isotopi dell'idrogeno (acqua) occorre bruciare centinaia di tonnellate di carbone o di gas, o consumare migliaia di ettari di suolo per impiantare torri eoliche o pannelli fotovoltaici. Facciamo qualche rapido calcolo. Come è noto (non a M.U.) e come si legge su Wiki, la fissione nucleare converte in energia circa un millesimo della massa degli atomi coinvolti. Dalla ben nota equazione di Einstein, E=mc^2, per m=1g e c=3x10^8 m/s, otteniamo che un grammo di materia completamente fissionata genera 90 GJ di energia (termica). Come leggiamo qui, un impianto fotovoltaico da 6 kW di picco, posizionato con la giusta inclinazione su un tetto di Roma, genera in media 8,19 MWh annui.

http://www.rinnovabilandia.it/quanti-kwh-produce-un-impianto-fotovoltaico-6-kw-milano-palermo-roma/

Ma 1 MWh equivale a 3,6 GJ, quindi per generare i 90 GJ del grammo di materiale fissile servono poco più di 3 impianti solari da 6 kW. Ciascuno dei quali, se realizzato in pannelli di silicio monocristallino, occupa circa 50 mq (o anche meno per i pannelli di migliore qualità). In definitiva, servono circa 150 mq per ricavare dal Sole in un anno (a Roma, non nel deserto del Sahara) 90 GJ di energia elettrica. E non certo migliaia di ettari (ovvero decine di milioni di mq) come provoloneggia il cazzaro M.U. Ma attenzione: questa è energia elettrica mentre quella fornita direttamente dalla fissione dei nuclei è energia termica. Che in parte sarà inevitabilmente dispersa e in parte potrà essere convertita in elettricità con efficienza di conversione intorno al 40%. Quindi bastano e avanzano circa 60 mq di buoni pannelli fotovoltaici per ottenere in un anno l'energia elettrica ricavabile dalla fissione completa di un grammo di uranio-235 o di plutonio. Se invece parliamo di fusione, dobbiamo semplicemente moltiplicare per un fattore circa 1000 e serviranno 60.000 mq cioè 6 ettari (e non migliaia di ettari). Essendo poi pari a circa 30 GJ l'energia termica mediamente ricavabile dalla combustione di una tonnellata di carbone, un grammo di materiale fissile equivale a circa 3 tonnellate di carbone (e non centinaia di tonnellate). È anche opportuno precisare che l'area occupata da un parco eolico non è "suolo consumato" solo a questo fine, ma gli spazi tra una torre e l'altra possono tranquillamente essere utilizzati per la coltivazione o il pascolo. E che gli isotopi dell'idrogeno utilizzabili per gli esperimenti di fusione nucleare, cioè il deuterio e il trizio, non sono affatto acqua (la cui molecola è H2O). Il deuterio è contenuto nella molecola di acqua pesante (D2O) ma solo in 156 parti per milione nell'acqua naturale, dalle cui molecole deve essere comunque separato con dispendio di energia. Mentre il trizio, molto più efficiente del deuterio ai fini della fusione nucleare, è radioattivo, sia pure debolmente, ed è estremamente raro in natura. Si stima che il nostro pianeta contenga in tutto appena 3 chili e mezzo di trizio naturale. Può essere ricavato dalla fissione nucleare del litio (irradiato dai neutroni generati da un reattore a fissione o a fusione), oppure dai reattori moderati ad acqua pesante. Un chilo di trizio oggi costa circa 30 milioni di dollari, cioè più di mezza tonnellata d'oro puro. In ogni caso questo isotopo non è acqua fresca, come crede o vorrebbe far credere il non meglio identificato cazzaro M.U.  

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Naturalmente, e forse contagiato da M.U., ho scritto anch'io una grossa provolonata, come capita quando si scrive in piena notte, tra sonno e veglia. Ma il mio inconscio mi ha risvegliato per sistemare le cose. Mi aveva fuorviato una delle molteplici fesserie di M.U. secondo il quale  nessun'altra fonte energetica può avere la stessa resa, efficienza e generazione di potenza di quella nucleare. Falso, perché l'annichilazione materia-antimateria, che converte in energia l'intera massa delle particelle coinvolte, è molto ma molto più efficiente sia della fissione che della fusione nucleare. Per es. la reazione elettrone-positrone genera due o più fotoni gamma, di massa nulla perché i fotoni sono privi di massa, ma si conservano l'energia e la quantità di moto dato che i fotoni (cioè la luce, i raggi X, i raggi gamma etc.) trasportano energia e quantità di moto (essendo particelle intrinsecamente relativistiche). È a processi del genere che in realtà pensavo quando ho scritto che passando dalla fissione alla fusione si moltiplica per un fattore 1000 l'energia liberata. Nella fissione il difetto di massa è dell'ordine di un millesimo delle masse iniziali, nella fusione la massa mancante è maggiore ma sempre molto piccola rispetto alle masse dei nuclei reagenti. Es. la fusione deuterio-trizio genera nuclei di elio (raggi alfa) e neutroni, che sono particelle massiche, e l'energia liberata corrisponde alla somma delle loro energie cinetiche. Su Wiki leggiamo che da un grammo di deuterio e trizio si ricava l'energia equivalente alla combustione di circa 11 tonnellate di carbone,  contro le circa tre corrispondenti alla fissione di un grammo di uranio-235. Quindi l'energia liberata nella fusione è circa il quadruplo di quella della fissione a parità di massa del "combustibile" nucleare bruciato. Il fattore 1000 si applica quando la massa sparisce, ovvero nei processi di annichilazione come quello citato sopra.

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Beh insomma che il Cazzaro di Napoli dopo che ieri aveva dato dell’incompetente aCingolani , nostro miglior ministro ed eccellenza italiana riconosciuta nel mondo scientifico mondiale ed averlo  consigliato di dedicarsi alle pulizie delle spiagge e che oggi non facesse altrettanto con MU , scienziato di fama europea e Presidente di una prestigiosa autority , era praticamente scontato . Sia chiaro a tutti : il Cazzaro di Napoli , ha gia dato !! Il top lo raggiunse quando “bollo” come inetto un Premio Nobel ( sissignori …un Premio Nobel ,nda) , ma a questo punto mi sembra più che evidente quale sia la patologia del Cazzaro partenopeo . Soffre di una forma autistica verso coloro che hanno avuto successo , soddisfazioni e riconoscimenti . Lui si “sentirebbe “ abbastanza pronto a far parte di quel prestigiosissimo mondo ma in realtà deve accontentarsi di sviscerare il suo mediocrissimo “ingegno”, che manifesta in ogni spartito , o nel Barber Sbop di Carmine Petruzziello oppure sul forum dove qualche “apostolo” cade nella rete . Torniamo a noi : Tra il climatismo catastrofista e il negazionismo alla “Trump” c’è una terza via: quella che non nega i cambiamenti climatici ma li affronta con strategie non penalizzanti dei consumi e degli stili di vita. Il dogmatismo ambientalista che combatte i cambiamenti climatici con le tasse, i divieti, il carovita, l’imposizione degli stili di vita e non con la tecnologia. L’ambientalismo dogmatico esaspera il tema della “transizione ecologica”, il passaggio a consumi energetici che riducano il ricorso alle fonti fossili. L’ansia dei governi di produrre risultati in tempi brevi (meno di 30 anni) per il blocco delle temperature medie globali del pianeta (sotto il 2% di aumento dei gradi) sta portando ad un paradosso e ad una trappola: si perseguono politiche di emergenza. Queste politiche si vanno riducendo solo al proposito di abbattere, drasticamente e in tempi ristretti, le emissioni carbonifere: nella generazione di energia e nei trasporti. Ma le emissioni non diminuiscono mai, da 30 anni, da quando si è iniziato a parlare di contrasto alla CO2 come via per la mitigazione climatica. Emerge la frustrazione. E la trappola dei governi: meno diminuisce la CO2 in atmosfera, più si avvicina la data fatidica del 2030 (e del livello di CO2 in atmosfera ritenuto irreversibile per indurre l’inversione del clima) più si concentra l’attenzione dei politici solo sulle misure antiemissive. Intese, peraltro, non come innovazioni e cambiamenti indotti dalla tecnologia attraverso nuovi sistemi di generazione di energia e di gestione della mobilità, ma come drastiche limitazioni, imposte con la penalizzazione costosa dei consumi fossili, la tassazione, i divieti, i limiti. Questa modalità di contrasto ai cambiamenti climatici si sta dimostrando, al tempo stesso, inefficace (la CO2 non diminuisce mai) e impopolare: viene identificata con un cambiamento troppo drastico, penalizzante, brusco e pesante di stili di vita e di consumo. In questi giorni alcuni esponenti liberal, scienziati o economisti, hanno segnalato il problema: la strada del contrasto ai cambiamenti climatici attraverso il drastico abbattimento delle emissioni (attraverso penalità, divieti e tassazione dei consumi) si rivela tanto costosa quanto inefficace. Stephen Chu, scienziato e ministro dell’energia di Obama, fiero avversario delle politiche ambientali di Trump, richiamava sulla necessità, però di privilegiare l’ottimismo della tecnologia alla via “brusca” delle misure che si propongono “di cambiare in tempi brevi abitudini, modelli, consumi, stili di vita della gente”. I maggiori economisti  chiamano  in causa la “complessità” delle politiche antiemissive che, in 30 anni, non hanno dato alcun risultato. Che fare allora ?  Tra il climatismo catastrofista degli ambientalisti dogmatici e il negazionismo del riscaldamento c’è una terza via: quella che non nega i cambiamenti climatici ma li affronta con strategie soft, non penalizzanti dei consumi e degli stili di vita, di transizione graduale a “nuovi modelli di energia e consumi”. Attraverso la tecnologia invece che con le tasse. Una via troppo lenta? È questo pessimismo catastrofista, questa ansia per date ravvicinate di irreversibilità dei cambiamenti climatici che produrrebbero l’apocalisse, che sta ficcando le politiche climatiche in un vicolo cieco, nella paralisi, nella crisi di credibilità e nell’inefficacia. Nella storia della civiltà la costante “umana”, ai cambiamenti climatici (che ci sono sempre stati e sempre ci saranno) è stata l’adattamento ad essi. Attraverso la conoscenza, l’ingegneria, le invenzioni, la tecnologia. In tutti I campi: la mobilità, gli insediamenti abitativi, la mitigazione delle avversità naturali ecc. Non c’è ragione per cui, solo per la nostra specie nella nostra epoca debba essere diverso. E debba prevalere il pessimismo. Stephen Chu, icona ambientalista, opponeva al pessimismo dei dogmatici del clima l’argomento che la nostra è, davvero, un’epoca di cambiamenti climatici e di surriscaldamento (da mitigare) ma è anche la più ricca, veloce, importante, fantastica, inedita di conoscenze, innovazioni tecnologiche, conquiste scientifiche. In ogni campo. Anche in quello della generazione di energia (nuove fonti di generazione, innovazioni nelle macchine di produzione dell’energia, sistemi di abbattimento degli inquinanti, tecnologie per il contenimento della CO2) e dei trasporti (mobilità elettrica, nuovi carburanti, nuovi sistemi di mobilità). Il rischio delle politiche governative sulle emissioni , penalizzanti, costose e punitive , è anche quello di deviare attenzione e risorse dalla ricerca, dalle innovazioni tecnologiche alle misure impositive sui consumi. Insostenibili. E che sfidano la sopportabilità delle persone pena ritrovarvi Dibba Ministro dell’Ambiente , la Taverna dello Sviluppo Economico ed il Cazzaro napoletano sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.  Brrrr, mi viene freddo solo a pensarci . 

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Il ruolo dell'energia nucleare nel percorso europeo di decarbonizzazione

11 settembre 2020 da Rebecca Anastagi EEIP
 
Sistema energetico

Il ruolo dell'energia nucleare nel percorso europeo di decarbonizzazione

11 settembre 2020 da Rebecca Anastagi
Il ruolo dell'energia nucleare nel percorso europeo di decarbonizzazione

 

Lo scorso dicembre la Commissione Europea ha presentato l'European Green Deal, un piano che è al centro della strategia per diventare una regione neutrale dal punto di vista del carbonio entro il 2050. Questo ambizioso piano richiede investimenti significativi in tutte le risorse e tecnologie in grado di produrre energia sostenibile in modo sostenibile. Tuttavia, quando si tratta dell'opzione nucleare, c'è qualche controversia sul fatto che questa possa essere considerata una fonte di energia a basso consumo o meno.

In generale, la risposta dovrebbe essere . L'energia nucleare può infatti arrivare a 0 emissioni mentre produce grandi quantità di energia e questo avviene indipendentemente dalle condizioni climatiche (a differenza di altre fonti rinnovabili!). Ad oggi, il 17% del fabbisogno energetico in Europa è coperto dal nucleare e questo è alimentato da 128 centrali europee e 56 centrali extraeuropee.

Detto questo, come mostra il grafico qui sotto, nell'ultimo decennio la produzione di energia nucleare nell'UE è stata in netta diminuzione. Mentre paesi come l'Austria e la Grecia sono sempre stati contrari alle centrali nucleari, ciò che sorprende è che anche i maggiori produttori europei stanno prendendo le distanze dall'opzione nucleare. Ad esempio, la Francia si è impegnata a ridurre la produzione di energia nucleare dal 75% al 50% entro il 2025 e la Germania sta eliminando completamente l'energia nucleare entro il 2023.

Dato il potenziale di questa fonte, perché allora la produzione di energia nucleare è in declino?

Ci sono tre ragioni principali dietro questa tendenza: la sicurezza, i costi e la regolamentazione.

  1. Sicurezza

All'indomani del disastro di Chernobyl del 1986, l'energia nucleare ha perso il suo fascino popolare. In quell'occasione più di 30 dipendenti furono uccisi durante l'esplosione iniziale e gli effetti sulla salute delle persone in Russia e nell'Europa dell'Est sono ancora sotto valutazione. Analogamente, il più recente crollo della centrale giapponese di Fukushima (2011) ha causato il rilascio di materiali radioattivi nelle aree circostanti.

Questi incidenti hanno sollevato preoccupazioni sia politiche che pubbliche, poiché hanno portato al trasferimento di migliaia di persone e il numero di morti per radiazioni è aumentato significativamente negli anni successivi alle esplosioni. Non sorprende quindi che i governi abbiano iniziato a mettere in discussione il ruolo dell'energia nucleare.

Inoltre, questo tipo di fonte di energia può essere usata come arma di distruzione di massa, e questo porta la questione della sicurezza ad un livello completamente diverso. Come ci hanno insegnato la Corea del Nord e l'Iran, la proliferazione e il potenziale uso delle armi nucleari sono minacce costanti alle relazioni internazionali. Nonostante le leggi nazionali e internazionali che regolano l'uso delle armi nucleari, c'è un innegabile e intrinseco rischio di sabotaggio, incidenti e ricatti.

  1. Costi

Un ulteriore limite dell'energia nucleare è che si tratta ancora di una tecnologia ad alta intensità di capitale con elevati costi di esercizio.

I costi di capitale includono il finanziamento, la produzione, la costruzione e la preparazione del sito. Data la complessità tecnica della costruzione degli impianti, l'importo degli investimenti è consistente e vi è un'alta probabilità di incorrere in ritardi/cause legali o spese extra. Come ad esempio il progetto Hinkley Point C nel Regno Unito, il cui costo è stimato tra i 2 e i 3 miliardi di sterline in più rispetto al budget previsto (21,5 22,5 miliardi di sterline). Anche i costi operativi sono elevati, in quanto comprendono l'estrazione dell'uranio, la produzione di combustibile, la manutenzione degli impianti e lo smaltimento dei rifiuti.

Nel complesso, si può sostenere che l'opzione nucleare è eccessivamente più costosa e più lenta da sviluppare rispetto alle fonti di energia rinnovabile.

 
Sistema energetico

Il ruolo dell'energia nucleare nel percorso europeo di decarbonizzazione

11 settembre 2020 da Rebecca Anastagi
Il ruolo dell'energia nucleare nel percorso europeo di decarbonizzazione

 

Lo scorso dicembre la Commissione Europea ha presentato l'European Green Deal, un piano che è al centro della strategia per diventare una regione neutrale dal punto di vista del carbonio entro il 2050. Questo ambizioso piano richiede investimenti significativi in tutte le risorse e tecnologie in grado di produrre energia sostenibile in modo sostenibile. Tuttavia, quando si tratta dell'opzione nucleare, c'è qualche controversia sul fatto che questa possa essere considerata una fonte di energia a basso consumo o meno.

In generale, la risposta dovrebbe essere . L'energia nucleare può infatti arrivare a 0 emissioni mentre produce grandi quantità di energia e questo avviene indipendentemente dalle condizioni climatiche (a differenza di altre fonti rinnovabili!). Ad oggi, il 17% del fabbisogno energetico in Europa è coperto dal nucleare e questo è alimentato da 128 centrali europee e 56 centrali extraeuropee.

Detto questo, come mostra il grafico qui sotto, nell'ultimo decennio la produzione di energia nucleare nell'UE è stata in netta diminuzione. Mentre paesi come l'Austria e la Grecia sono sempre stati contrari alle centrali nucleari, ciò che sorprende è che anche i maggiori produttori europei stanno prendendo le distanze dall'opzione nucleare. Ad esempio, la Francia si è impegnata a ridurre la produzione di energia nucleare dal 75% al 50% entro il 2025 e la Germania sta eliminando completamente l'energia nucleare entro il 2023.

Dato il potenziale di questa fonte, perché allora la produzione di energia nucleare è in declino?

Electricity generation in EU nuclear power plants

Ci sono tre ragioni principali dietro questa tendenza: la sicurezza, i costi e la regolamentazione.

  1. Sicurezza

All'indomani del disastro di Chernobyl del 1986, l'energia nucleare ha perso il suo fascino popolare. In quell'occasione più di 30 dipendenti furono uccisi durante l'esplosione iniziale e gli effetti sulla salute delle persone in Russia e nell'Europa dell'Est sono ancora sotto valutazione. Analogamente, il più recente crollo della centrale giapponese di Fukushima (2011) ha causato il rilascio di materiali radioattivi nelle aree circostanti.

Questi incidenti hanno sollevato preoccupazioni sia politiche che pubbliche, poiché hanno portato al trasferimento di migliaia di persone e il numero di morti per radiazioni è aumentato significativamente negli anni successivi alle esplosioni. Non sorprende quindi che i governi abbiano iniziato a mettere in discussione il ruolo dell'energia nucleare.

Inoltre, questo tipo di fonte di energia può essere usata come arma di distruzione di massa, e questo porta la questione della sicurezza ad un livello completamente diverso. Come ci hanno insegnato la Corea del Nord e l'Iran, la proliferazione e il potenziale uso delle armi nucleari sono minacce costanti alle relazioni internazionali. Nonostante le leggi nazionali e internazionali che regolano l'uso delle armi nucleari, c'è un innegabile e intrinseco rischio di sabotaggio, incidenti e ricatti.

  1. Costi

Un ulteriore limite dell'energia nucleare è che si tratta ancora di una tecnologia ad alta intensità di capitale con elevati costi di esercizio.

I costi di capitale includono il finanziamento, la produzione, la costruzione e la preparazione del sito. Data la complessità tecnica della costruzione degli impianti, l'importo degli investimenti è consistente e vi è un'alta probabilità di incorrere in ritardi/cause legali o spese extra. Come ad esempio il progetto Hinkley Point C nel Regno Unito, il cui costo è stimato tra i 2 e i 3 miliardi di sterline in più rispetto al budget previsto (21,5 22,5 miliardi di sterline). Anche i costi operativi sono elevati, in quanto comprendono l'estrazione dell'uranio, la produzione di combustibile, la manutenzione degli impianti e lo smaltimento dei rifiuti.

Nel complesso, si può sostenere che l'opzione nucleare è eccessivamente più costosa e più lenta da sviluppare rispetto alle fonti di energia rinnovabile.

  1. Regolamento

Dal 1957 l'uso dell'energia nucleare in Europa è disciplinato dal trattato EURATOM che mirava a creare un mercato comune per l'uso sicuro dell'energia atomica. Questo è in gran parte indipendente dal controllo del Parlamento europeo e, a parte alcune regole essenziali di sicurezza, ogni paese applica le proprie leggi nazionali in materia. Come già detto in precedenza, molti Stati membri dell'UE sono fermamente contrari al nucleare, pertanto il commercio di energia elettrica al di là dei confini nazionali è attualmente molto limitato e il mercato nucleare è di conseguenza piuttosto sottosviluppato.

I reattori di quarta generazione come capovolgitore

Tutti i punti sopra citati sembrano validi motivi per spiegare il continuo allontanamento dal nucleare. Tuttavia, vale la pena considerare che esiste una nuova tecnologia che potrebbe cambiare le cose nel prossimo futuro, trasformando i reattori in centrali più efficienti dal punto di vista del combustibile. Quando i generatori soddisfano i seguenti criteri possono essere chiamati Reattori di quarta generazione:

- Non rilasciare rifiuti radioattivi nell'ambiente circostante

- Non vi è alcun rischio di incidenti con gravi conseguenze

- Il sistema (reattore + impianti) è economicamente più conveniente rispetto alle attuali centrali nucleari

- La qualità del materiale nucleare all'interno del ciclo del combustibile è troppo scarsa per servire come materiale d'arma (uranio e plutonio non sono mai separati, ma piuttosto mescolati insieme ad altri elementi)

Energia nuclearedi quartagenerazione (Energiforsk)

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Secondo una linea temporale condivisa dalla World Nuclear Association, i reattori di IV generazione dovrebbero entrare sul mercato entro il 2030. Ad oggi, tuttavia, nessun progetto è ancora andato oltre la fase di progettazione. Oggi, il generatore Gen IV che ha ricevuto la maggior parte dei finanziamenti è il reattore veloce al sodio (un reattore a neutroni veloci raffreddati a sodio liquido), ma finora sono stati completati solo modelli di prova.

Data l'agenda europea per la decarbonizzazione e la crescente domanda di energia, il prossimo decennio sarà un momento cruciale per definire il ruolo dell'energia nucleare e i reattori di IV generazione potrebbero diventare dei veri e propri capisaldi in questo senso. Questi reattori sono progettati per soddisfare le esigenze energetiche della società nel futuro e per questo motivo l'Unione Europea dovrebbe fornire incentivi economici e politici per il loro pieno sviluppo.

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