Le idee chiare della concorrenza ...!!

“Di Maio un giorno nei giorni pari è per l’Europa, nei giorni dispari è contro. Oggi è per restare, prendiamola come una cosa positiva. Certo la motivazione che adduce è inquietante: oggi l’asse franco-tedesco è più forte che mai. La verità è che quando parla di Europa, parla di cose che non conosce”. Come non essere d’accordo con queste parole pronunciate da Matteo Renzi?

Nella sua ospitata da Bruno Vespa a Porta a Porta, prima aspramente criticato, ai limiti di una riedizione del famoso ‘editto bulgaro’ e poi utilizzato come ribalta elettorale, il leader del Movimento 5 Stelle ha detto esattamente queste parole: “Non credo sia il momento di uscire, anche perché l’asse franco-tedesco non è più così forte“. Il buon Giggino deve essersi perso alcuni passaggi recenti. Il prossimo 22 gennaio, ossia tra poco più di dieci giorni, il parlamentofrancese e quello tedesco voteranno e firmeranno un documento congiunto per dare un “impulso decisivo ad una Unione europea oggi troppo debole, lenta e inefficiente”.

Forse a Di Maio è sfuggito che da quando è in carica il presidente francese (sì, proprio il presidente di quel Paese chiamato Francia che confina con l’Italia) Emmanuel Macron ha impresso un’accelerazione sul processo di integrazione europea. E gli deve essere sfuggito anche che lo stessoMacron ha indicato fin da subito nell’asse franco-tedesco il nucleo fondamentale e ineludibile da cui ripartire per portare a compimento i suoi progetti.

Chissà, probabilmente Di Maio, dall’alto della sua cultura politica, ha pensato che siccome la Germania è ancora senza una governo tre mesi e mezzo dopo le elezioni federali, qualcuno potesse pensare di metterla da parte. Non sarà però sfuggito al nostro giovane statista che al centro delle trattative per la formazione dell’esecutivo, la Spd ha posto come questione imprescindibile la necessità di seguire la linea Macron. Tant’è cheil 22 e 23 marzo proprio Macron e Merkel (o chi per lei) presenteranno la riforma della zona Euro, con l’Italia (se dovessero prevalere i populisti alle elezioni) a fare da spettatrice.

Ciò che verrà deciso in queste settimane a Parigi e Berlino diventerà regola per tutta l’Unione, mentre a Roma si parla di sacchetti della frutta, di Spelacchio e di complotti degli amici degli amici. Certo, come afferma in contemporanea il sagace Di Battista (che doveva ritirarsi a vita privata ma che invece imperversa da mattina a sera in televisione) il M5s ha la grande arma nascosta del referendum sull’euro, “un’arma politica” da utilizzare per far capire che “noi abbiamo una strategia”. Una vera genialata.

A guardare dall’altra parte del campo, in compenso, le cose potrebbero essere anche peggio. Il centrodestra, un cartello elettorale tenuto insieme con una colla poco resistente, annovera al suo interno le posizioni più strampalate. Forza Italia è il partito del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, Matto Salvini è quello che parla dell’euro come di “un crimine contro l’umanità”. A chiarire la posizione della Lega ci pensa il responsabile economico Claudio Borghi, già candidato del Carroccio alla presidenza della Regione Toscana e assiduo frequentatore dei salotti televisivi: “Un secondo dopo che la Lega siederà al governo, metterà in atto tutte le possibili preparazioni per arrivare alla sovranità monetaria. E’ una questione di sicurezzanazionale”.

 

Cosa pensa Berlusconi di quanto affermato da Borghi? E’ ancora convinto che l’uscita dall’euro sia un danno inestimabile per le imprese (tra cui le sue) e l’economia italiana in generale? Oppure pur di tenere insieme il suo fragile cartello elettorale è disposto a cedere anche su questo come sull’abolizione della riforma Fornero provocando un buco da 350 miliardi di euro? Visto ciò che sta succedendo con le candidature alle regionali in Lombardia e nel Lazio, oppure ciò che è successo in Sicilia un giorno dopo il voto, c’è da scommettere che la destra andrà in mille pezzi anche su questo.

E quindi, a maggior ragione, con quale peso potrebbe andare in Europa a battere i pugni sul tavolo senza farsi ridere dietro, come Berlusconi ricorda molto bene?

 
Da Democratica 10/1/2018 (così il Cazzaro sarà contento )

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