dedicata a tutti proprio tutti i gretini

on passa giorno che non si sentano annunci allarmistici, quando non apocalittici, sull’inquinamento e sul riscaldamento globale. Seguiti a ruota da richieste sulla necessità di spendere somme faraoniche per affrontare il problema. Anche l’Unione Europea ha deciso di adottare misure drastiche (che peseranno su cittadini e imprese) per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Nessuno nega che ridurre l’inquinamento sia un tema importante. Ciò dovrebbe, a logica, avvenire anzitutto laddove le emissioni sono maggiori. E queste località non – sottolineiamo: non – si trovano in Europa. Uno studio condotto dall’università Sun Yat-sen di Guangzhou ha analizzato 167 tra le più grandi città del mondo. Giungendo alla conclusione che il 52% delle emissioni inquinanti globali derivi da 25 di esse. Di queste, ben 23 – Handan, Shangai, Suzhou, Dalian, Pechino, Tianjin, Wuhan, Qinqdao, Chongqing, Wuxi, Urumqi, Guangzhou, Huizhou, Shijiazhuang, Zhengzhou, Shengyang, Kaohsiung, Kunming, Shenzhen, Hangzhou, Hong Kong, Yincuan e Chengdu – si trovano in Cina. Le uniche al di fuori del fu celeste impero sono Mosca a Tokyo.

e in italia,con i suggeriamenti della ue,che vogliono fare?? aumentare le accise su i carburanti!!!

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10 messaggi in questa discussione

La colpa è sempre degli altri, vero Sig Frizz?

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Inviata (modificato)

Bisogna distinguere tra emissioni inquinanti (polveri sottili, ossidi di azoto, etc.) ed emissioni di gas serra (CO2, CH4, N2O, etc.). Sono queste ultime che determinano il riscaldamento globale e i mutamenti climatici che osserviamo (mentre le emissioni di polveri, fumi, ceneri, hanno un effetto schermante sulla radiazione solare).

Le emissioni globali di CO2, che rappresentano i 3/4 del potenziale climalterante dei gas serra di origine antropica, nel 2020 sono diminuite causa pandemia del 6,3%. Il contributo maggiore viene dalla Cina (30,7%) seguita da USA (13,8%), EU a 27 (7,9%), India (7,1%), Russia (4,6%), Giappone (3,2%). L'Italia ha contribuito per uno 0,9%. I paesi che hanno le maggiori emissioni pro capite, tra quelli più popolosi, sono Arabia Saudita, Australia, USA, Canada.

Oltre alle emissioni interne annue è bene considerare anche le emissioni cumulate e quelle basate sui consumi.

Dall'inizio dell'era industriale (1750) al 2020 abbiamo emesso in atmosfera circa 1,7 bilioni di tonnellate di CO2. Gli USA hanno contribuito per 414 Gt pari al 24,3%, l'EU a 28 per 362 Gt pari al 21,3%, la Russia per 106 Gt pari 6,2%, la Cina per 229 Gt pari al 13,5%, l'India per 55 Gt pari al 3,2%, l'Africa per 46 Gt pari al 2,7%. Come si vede, il contributo dei paesi emergenti alle emissioni cumulate, ovvero all'incremento di concentrazione della CO2 in atmosfera rispetto all'era preindustriale, incremento che ha determinato l'attuale livello di riscaldamento globale, è tuttora molto inferiore a quello delle economie tradizionali. 

Le emissioni basate sui consumi (o trade-adjusted) sono quelle legate alla produzione dei beni e dei servizi consumati all'interno dei paesi, e tengono conto della differenza netta tra le emissioni dovute alla produzione delle merci importate e di quelle esportate. In altri termini, è vero che la Cina è il maggiore emettitore mondiale di CO2 ma è anche il maggiore esportatore di merci. Quindi, per es., le emissioni cinesi sono dovute anche alle merci prodotte in Cina e importate in Italia. Consumando prodotti cinesi è come se noi "delocalizzassimo" in Cina le nostre emissioni di gas serra. Sono gas emessi in Cina per produrre merci importate in Italia, dunque, in un certo senso, l'effetto climalterante di questi gas è imputabile all'Italia e non alla Cina. Per es. nel 2019 le emissioni pro capite di CO2 dei cinesi sono state pari a 7,10 t, superiori a quelle degli italiani che hanno emesso 5,57 t a testa (fonte Ourworldindata). Ma le emissioni cinesi basate sui consumi sono state 6,28 t pro capite contro 7,68 t degli italiani (dati 2018). In altri termini noi italiani "delocalizziamo" all'estero oltre un terzo delle nostre emissioni di CO2. In generale i paesi occidentali, il Giappone e la Corea del Sud sono, con rare eccezioni (Australia, Grecia, Polonia), importatori netti di emissioni altrui. Mentre Cina, India, Russia  sono esportatori netti. 

 

Modificato da fosforo311

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3 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Bisogna distinguere tra emissioni inquinanti (polveri sottili, ossidi di azoto, etc.) ed emissioni di gas serra (CO2, CH4, N2O, etc.). Sono queste ultime che determinano il riscaldamento globale e i mutamenti climatici che osserviamo (mentre le emissioni di polveri, fumi, ceneri, hanno un effetto schermante sulla radiazione solare).

Le emissioni glt pari al 2,7%. Come si vede, il contributo dei paesi emergenti alle emissioni cumulate, ovvero all'incremento di concentrazione della CO2 in atmosfera rispetto

 

 

vedi perito,io non la faccio cosi' lunga...ma mi soffermo soli sui dati di fatto:quindi, il peggior inquinamento viene o no da paesi che nulla centrano con l'ue?e quindi viene da chiedersi che c'azzeccano le misure se non son oa livello mondiale?'

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Quando  incontri  un assessore   armato in quel  di Voghera o in  qualche  altro  paese....

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Il pistola più veloce del nord L'epopea del selvaggio nord per un Pugno di Voti "È arrivato Babbeo, Buonsenso preparati la bara.!""

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Inviata (modificato)

2 ore fa, director12 ha scritto:

vedi perito,io non la faccio cosi' lunga...ma mi soffermo soli sui dati di fatto:quindi, il peggior inquinamento viene o no da paesi che nulla centrano con l'ue?e quindi viene da chiedersi che c'azzeccano le misure se non son oa livello mondiale?'

Ti ripeto, una cosa sono i gas serra altra cosa sono i gas e i fumi inquinanti delle automobili, degli impianti di riscaldamento e delle industrie. Gli inquinanti fanno danni soprattutto sul posto. Noi non respiriamo le polveri sottili del traffico di Shangai né quelle delle acciaierie indiane. Ma i gas serra fanno danni (riscaldamento globale, bombe d'acqua, trombe d'aria, chicchi di grandine grandi come uova) in tutto il mondo, indipendentemente dal luogo di emissione. Un cittadino europeo (non un americano) emette un po' meno gas serra di un cinese. Ma se ci prendiamo la quota di gas serra che il cinese emette per fabbricare il computer o il telefonino che noi importiamo e usiamo, allora il rapporto si capovolge. Inoltre, fino a non molti anni fa noi occidentali emettevamo molto più gas serra dei cinesi. Questo gas si è accumulato per decenni anzi per secoli nell'atmosfera. Ci vorranno alcuni decenni prima che il contributo cinese e indiano al riscaldamento globale superi quello europeo e americano. Siamo noi che abbiamo cominciato ad alterare il clima del pianeta, quindi siamo noi a dover tagliare per primi le emissioni. Anche per dare l'esempio. 

Modificato da fosforo311

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Questo livello di consumismo e insostenibile siamo la prima generazione che getta le cose ancora funzionanti,impensabile fino a  qualche tempo  fa. Siamo in un pallone bucato, pensia di volare invece stiamo precipitando

 

 

 

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1 ora fa, hoodrobin0 ha scritto:

Questo livello di consumismo e insostenibile siamo la prima generazione che getta le cose ancora funzionanti,impensabile fino a  qualche tempo  fa. Siamo in un pallone bucato, pensia di volare invece stiamo precipitando

L'errore madornale, l'illusione madornale e probabilmente tragica è il mito liberista della crescita infinita della produzione e dei consumi in un pianeta dalle risorse limitate. Il modello di sviluppo va drasticamente cambiato se vogliamo sopravvivere come specie evoluta. Lo sviluppo dovrà essere inteso in termini esclusivamente qualitativi: crescita della giustizia, dell'uguaglianza, della solidarietà, della formazione culturale, del tempo libero, della partecipazione attiva (democrazia diretta), della difesa della persona umana, del territorio e dell'ecosistema. Mentre la produzione e i consumi, a parte alcuni paesi poveri o poverissimi che hanno ancora qualche margine di crescita sostenibile, devono DRASTICAMENTE DIMINUIRE. Nessuna crescita oggi è sostenibile nei paesi ricchi, i quali consumano ogni anno già molte più risorse di quelle che la Terra può rigenerare in un anno. Per coltivare il mito liberista non basta una sola Terra, servirebbero molte Terre. Lavorare meno, lavorare tutti. Consumare il necessario, azzerare gli sprechi, riciclare e riusare tutto il riutilizzabile. In particolare vanno abbattuti drasticamente i consumi energetici. Assurdo usare un'automobile da 100 cv per andare da Napoli a Roma. I nostri trisavoli usavano carrozze trainate da 2 cavalli, un motore elettrico da 20 cv sarebbe molto più che sufficiente. E rispettiamo anche la nostra natura di animali diurni. Alziamoci alle prime luci dell'alba, corichiamoci alle ultime luci del tramonto. Risparmieremo energia e guadagneremo salute. 

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17 ore fa, director12 ha scritto:

sull’inquinamento e sul riscaldamento globale

le imbecillaggini più significative sono quelle di accusare chi cerca di contrastare in modo pacifico questo, Greta è per molti quello che sono le restrizioni contro il virus...solo agli ***.be.ci.ll.i può dare fastidio....:/

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7 ore fa, fosforo311 ha scritto:

L'errore madornale, l'illusione madornale e probabilmente tragica è il mito liberista della crescita infinita della produzione e dei consumi in un pianeta dalle risorse limitate. Il modello di sviluppo va drasticamente cambiato se vogliamo sopravvivere come specie evoluta. Lo sviluppo dovrà essere inteso in termini esclusivamente qualitativi: crescita della giustizia, dell'uguaglianza, della solidarietà, della formazione culturale, del tempo libero, della partecipazione attiva (democrazia diretta), della difesa della persona umana, del territorio e dell'ecosistema. Mentre la produzione e i consumi, a parte alcuni paesi poveri o poverissimi che hanno ancora qualche margine di crescita sostenibile, devono DRASTICAMENTE DIMINUIRE. Nessuna crescita oggi è sostenibile nei paesi ricchi, i quali consumano ogni anno già molte più risorse di quelle che la Terra può rigenerare in un anno. Per coltivare il mito liberista non basta una sola Terra, servirebbero molte Terre. Lavorare meno, lavorare tutti. Consumare il necessario, azzerare gli sprechi, riciclare e riusare tutto il riutilizzabile. In particolare vanno abbattuti drasticamente i consumi energetici. Assurdo usare un'automobile da 100 cv per andare da Napoli a Roma. I nostri trisavoli usavano carrozze trainate da 2 cavalli, un motore elettrico da 20 cv sarebbe molto più che sufficiente. E rispettiamo anche la nostra natura di animali diurni. Alziamoci alle prime luci dell'alba, corichiamoci alle ultime luci del tramonto. Risparmieremo energia e guadagneremo salute. 

Bisognerebbe produrre di meno, parole sante, purtroppo non è possibile, vorrebbe dire rinunciare a parecchie cose, e l'istinto dell'uomo è quello di accapparare e accumulare le cose a più non posso. La spinta viene direttamente dai poveri che ambiscono a godere le stesse cose dei ricchi.

Qualche San Francesco appare sempre all'orizzonte predicando la morigerazione, ma la maggioranza dei popoli non li ascolta e li deride.

Questa è la nostra condanna sig fosforo, la tecnologia ha contribuito al risparmio (i consumi delle auto per esempio) ma contribuisce anche a migliorare e ad aumentare la produzione.

Che vogliamo fare, sig fosforo? Eliminare la tecnologia ed i cervelli che la migliorano di giorno in giorno?

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Inviata (modificato)

12 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

Bisognerebbe produrre di meno, parole sante, purtroppo non è possibile, vorrebbe dire rinunciare a parecchie cose, e l'istinto dell'uomo è quello di accapparare e accumulare le cose a più non posso. La spinta viene direttamente dai poveri che ambiscono a godere le stesse cose dei ricchi.

Qualche San Francesco appare sempre all'orizzonte predicando la morigerazione, ma la maggioranza dei popoli non li ascolta e li deride.

Questa è la nostra condanna sig fosforo, la tecnologia ha contribuito al risparmio (i consumi delle auto per esempio) ma contribuisce anche a migliorare e ad aumentare la produzione.

Che vogliamo fare, sig fosforo? Eliminare la tecnologia ed i cervelli che la migliorano di giorno in giorno?

Riflessioni molto interessanti, egregio. Incomincerei dalla fine.

In effetti il progresso tecnologico non si può ridurre a illusione. Dalla ruota e dalla pietra focaia al microprocessore e a internet, l'uomo ha realizzato e perfezionato un'infinità di cose oggettivamente utili anche se molto spesso non prive di risvolti negativi. La prima lancia probabilmente fu costruita per cacciare animali, ma non dovette passare molto tempo prima di essere sperimentata sui nostri simili. Le automobili, gli autobus etc. sono utili ma inquinano e 1,2 milioni l'anno sono i morti nel mondo per incidenti stradali. Una guerra. Certo bisognerebbe  considerare le vite salvate dalle autoambulanze. Come tutte le cose umane il progresso è segnato dalla contraddizione e dall'imperfezione. Un filosofo, mi pare Wittgenstein, ne metteva a nudo una caratteristica: il progresso ci appare sempre più grande di quello che è. Allo scetticismo dei filosofi si contrappone la fiducia acritica e fideistica della maggioranza della gente. Chi non ha il telefonino, o peggio usa ancora quelli piccolini senza internet, è visto come uno zulù. Eppure non è stato sempre così. Nel mondo antico dominava la visione diametralmente opposta, quella di un progressivo allontanamento degli uomini dalla loro primordiale condizione di innocenza e di felicità. Concezione presente nei miti di tutte le civiltà: dal giardino dell'Eden della Bibbia al regno di Crono di Esiodo, dall'Atlantide di Platone all'età dell'oro di Ovidio e ai paradisi terrestri dell'induismo e del buddismo. Evidentemente dietro queste leggende c'era una remota memoria, un'atavica verità. Con la civilizzazione l'uomo si allontanò dal suo stato di natura, si lasciò sopraffare dall'avidità (la mela di Eva o il fuoco di Prometeo) e perse la sua felicità primigenia. Ora io credo fermamente nel principio dei corsi e ricorsi storici (G. Vico). Forse lentamente o forse bruscamente, prima o poi perderemo ogni fiducia nel progresso tecnologico e torneremo a rimpiangere quello che c'era prima. In questo caso non la preistoria ma l'era preindustriale, cioè prima della macchina a vapore (1750 circa).  Quando la vita forse era più dura ma più serena. Quando non si veniva illusi dal mito della crescita e non si veniva sfruttati in nome del dio profitto. Certo, come scrivi, questo cambiamento implicherà grossi sacrifici, ed è proprio lo spirito di sacrificio una delle principali vittime della tecnologia. La quale non sempre ci migliora la vita ma ce la rende più comoda. Una svolta del genere potrà essere forzata da fatti epocali, globali e traumatici. Difficilmente sarà una svolta spontanea o guidata dai politici. I politici, nella quasi totalità, sono sacerdoti del dio progresso. Mai sentito un politico dire alla gente la verità, ovvero: è necessario decrescere. Tutti mentono, tutti promettono la crescita. All'infinito. I candidati a forzare la svolta antiprogressista sono già tra noi. Uno è il coronavirus. Non è detto che riusciremo a sconfiggerlo e potrebbero arrivarne altri più aggressivi. Se la pandemia diventasse una pestilenza grave ed  endemica, non ci resterebbe che fare quello che si è fatto nei secoli e millenni passati in questi casi: spostarsi in campagna. La deurbanizzazione sarà in ogni caso uno dei segni più forti, e a mio avviso più positivi, dell'inversione del progresso. L'altro candidato sono i mutamenti climatici di origine antropica (le emissioni di gas serra). Ultimamente ci sono stati oltre 500 morti per l'ondata di calore in Canada e USA, oltre 200 per le alluvioni in Germania e Belgio. In Italia ce la siamo cavata, per ora, con incendi e chicchi di grandine come uova. (assolutamente letali per chi non si ripara). Questi fenomeni, prevedono i climatologi, diventeranno sempre più frequenti ed estremi. Dal 1750 a oggi abbiamo emesso in atmosfera circa 1700 miliardi di tonnellate di CO2. Se anche azzerassimo oggi, di colpo, le emissioni, la natura impiegherà secoli per smaltire questo eccesso di gas serra. E invece continuiamo a bruciare petrolio, metano e carbone rischiando di oltrepassare uno o più punti di non ritorno climatici (tipping points) con effetti irreversibili e imprevedibili ma probabilmente disastrosi. È solo questione di tempo, prima o poi saremo di fronte all'aut aut: fermarci (e decrescere) o estinguerci. In una recente audizione il ministro Cingolani, tutt'altro che ambientalista radicale, ha collocato il rischio estinzione della specie a partire dal 2090. Noi non ci saremo e non vogliamo esserci.

Saluti

Modificato da fosforo311

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