Inviata (modificato)

Il primo fondamento costituzionale pone il Lavoro alla base dell’esistenza della Res publica italiana, lasciando intendere che questa forma di Stato potrebbe essere il prodotto anche di altri fattori (altrimenti non ci sarebbe bisogno di specificarne la natura) e svincolato dalla produttività dei cittadini. In effetti, la Repubblica è nata da una espressione referendaria, successiva al ripetersi di guerre e sacrifici di un popolo, e non dal principio del Lavoro elaborato in sede di Assemblea Costituente ed inserito nella Carta costituzionale. In sostanza, il Lavoro può mantenere in vita qualsiasi forma di Stato e caratterizzarne il funzionamento, ma non costituisce il suo fondamento. Il Lavoro non è una disposizione giuridica, ma è un principio che viene ripreso anche in altri punti della Costituzione e lo rende una aspettativa per i cittadini, un principio programmatico (la Costituzione stessa è programmatica, oltreché organizzativa) che altri strumenti legislativi dovranno svolgere ed attuare. Questa breve premessa per accennare l’argomento della Disoccupazione cronica (che va ad introdurre il tema specifico del post), una piaga affrontata già nel secondo dopoguerra e mai andato realmente fuori corso, se si esclude il periodo del miracolo economico. Tra l’altro, alcune componenti della questione che vengono affrontate oggi, sono le stesse di allora e mi riferisco in particolar modo alla tendenza all’espatrio che non riguardava soltanto i giovani ed era una costante anche prima della guerra, a prescindere dalle persecuzioni razziali. Però, la cosa che dovrebbe far riflettere (oggi) è una locuzione che viene ripetuta da molti decenni e che i cittadini non ascoltano soltanto in Tv, ma ne hanno prova diretta e immancabile in molti uffici pubblici, quando sono costretti a lunghe file agli sportelli o attese da calendario inverosimili per il rilascio di certificazioni, autorizzazioni o per ottenere servizi di vario genere; e questa locuzione è: CARENZA DI PERSONALE. Nella Scuola c’è carenza di personale, in aggiunta al costante precariato; c’è carenza di personale nella Sanità e le conseguenze si sono fatte sentire in special modo negli ultimi tempi; c’è carenza di personale nei Musei, per i quali sembra impossibile reperire anche semplici custodi; c’è carenza di personale nei Tribunali, dove si preferisce accatastare faldoni ed eternizzare processi, piuttosto che arruolare nuove figure operative ed acquistare qualche computer; c’è carenza di personale nelle Forze dell’Ordine, per le quali gli effettivi ed i mezzi a disposizione sono scarsi rispetto alla necessaria copertura del territorio; c’è carenza di personale nel trasporto pubblico e in altri settori della pubblica amministrazione. Questa esigenza occupazionale contrasta con i dati sulla disoccupazione generale (la media è del 10% circa) e quella giovanile in particolare, che da dieci anni oscilla intorno al 30% (con picchi del 42). Ora, credo che in Italia i numeri siano spesso molto relativi e manipolati, ma credo anche che bisognerebbe scorporare da queste percentuali tutta una serie di occupazioni occulte che potrebbero aiutare almeno a migliorare la visione d’insieme, se non la disfunzione di fondo.

Nel Paese in cui vivo da alcuni anni, il tasso di disoccupazione si aggira attorno al 2,5% e vige anche l’obbligo di comunicare il numero di posti vacanti per quelle aree lavorative che superano il 5% di disoccupazione, con l’intento di convogliare la manodopera a disposizione e riequilibrare il sistema produttivo. Non mi sembra una trovata ge.niale, ma semplicemente un intervento intelligente. In Italia è stato introdotto uno strumento assistenzialista (l’ennesimo), il Reddito di Cittadinanza e, contestualmente, è stato riformato il sistema dei vecchi uffici di collocamento, ormai diventati nulla di più che sale d’attesa dove socializzare e piazzare qualche finta soluzione, suggerita da marpioni opportunisti. A quanto pare, entrambe le applicazioni sono risultate “cileccose” e dispersive, oltre al fatto che il RdC è stato addirittura utilizzato in forma abusiva. Su quest’ultimo risvolto ho già espresso la mia opinione tempo fa, in un angolo di questo forum, quindi dedico qualche riga ai navigator, figure professionali improbabili o incerte nel nome, nella funzione, nelle competenze e viste più come naufraghi giunti su un’isola deserta, invece di esperti comandanti che mescolano in superficie le acque degli oceani. Eppure, questi ufficiali di bordo dovrebbero essere il punto di congiunzione tra domanda e offerta di lavoro, quindi distribuire risorse umane dopo aver raccolto le esigenze occupazionali delle diverse realtà imprenditoriali sparse sul territorio. Ebbene, questa funzione viene assolta, invece, dalle numerose agenzie per il lavoro presenti in Italia, multinazionali che operano da diversi anni nel campo della ricerca, formazione e selezione del personale. Già questo rende inutile il blando sforzo degli uffici per l’impiego che, virtualmente, prevedono di assemblare un ventaglio di offerte lavorative (tre!!) per ogni disoccupato, la cui accettazione è, tra l’altro, facoltativa, anche se il reiterato rifiuto della propria disponibilità a ricoprire l’impiego proposto, avrebbe come conseguenza la perdita del sussidio. In realtà, le proposte non esistono o sono numericamente ristrette ed approssimative, tanto da rendere perpetuo il sostegno economico statale. In aggiunta, interviene anche l’indole truffaldina e smaliziata, tipicamente italica (o, forse, più borbonica), che rende l’aiuto di stato, nell’intenzione originaria, una variante del parassitismo nostrano, che mira ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Da qui, vengono a galla quasi tutte le categorie dei “non aventi diritto” che i giornalisti si ostinano a chiamare “furbetti”, invece di appellarli come ladri, truffatori e indegni, moralità corrotte e opportunisti senza vergogna, individuati spesso tra i lavoratori in nero, tra i delinquenti generici e quelli specializzati, tra gli immigrati (irregolari e non, addirittura alcuni studenti stranieri!), assistiti in più occasioni, immagino, dagli stessi dipendenti pubblici che accolgono ed elaborano le loro richieste per accedere al sussidio. D’altronde, il sistema è lo stesso utilizzato dai falsi invalidi o dagli “esperti” di bonus e il canale per accedere ai vari benefici è immutabile e inesauribile. Esiste, quindi, anche una componente etica e morale del diritto al lavoro, che viene persa di vista con intenzionale disinvoltura, ma che è stata introdotta “simbolicamente” proprio nella Carta costituzionale, la quale richiama il cittadino al dovere di lavorare (non riconosce soltanto il diritto di farlo) e di impiegarsi non in maniera occulta e illegale, in quanto l’attività produttiva del singolo, sommandosi alle altre, deve tendere al miglioramento dell’individuo e della società civile della quale fa parte. Io, però, so da molto tempo che la Costituzione italiana è come una lista di cose (ancora) da fare, appena si ha un po' di tempo libero; una dichiarazione di intenti e buoni propositi che tornano alla mente “sotto le feste”  e vengono abbandonati sistematicamente per rinnovarne il bisogno ideale nei momenti elettorali.

Torno, però, all’allarme lanciato periodicamente dai media riguardo la carenza di personale e aggiungo anche la difficoltà denunciata dagli imprenditori che in questo periodo non riescono a reperire lavoratori stagionali; mentre altri ancora, nel comparto manifatturiero e metalmeccanico, devono fare i conti con la mancanza di operai specializzati pur offrendo una occupazione ben retribuita. Ora mi chiedo: queste richieste di manodopera sono confluite nei centri per l’impiego? Se la risposta è si, tutti i navigator e le loro caravelle dovrebbero essere quasi al completo; se la risposta è no, vuol dire che i navigator sono utili come il sale grosso da aggiungere all’acqua di mare oppure molti marinai non hanno voglia di imbarcarsi perché sulla terraferma si vive lo stesso, senza lavorare o lavorando in nero e arrotondando il faticoso quotidiano con l’indebita regalia. O no? Il RdC non è forse una formula economica creata per stimolare e facilitare le passeggiate con il cane, le chiacchierate al bar, le scorpacciate di serie tv e la scoperta della passione per il découpage ovvero una allettante e irresistibile istigazione al lavoro irregolare? Non si potrebbe individuare una serie di lavori socialmente utili da far svolgere, anche svogliatamente, alle estetiste a domicilio o ai parcheggiatori abusivi? Io tendo ad incolpare la politica non per aver istituito questo genere di ***, ma per non aver (al solito) previsto un iter di accesso senza falle ed un potenziamento dei controlli sui fruitori degli aiuti. Questo non è avvenuto perché, tra le altre cose, c’è Carenza di Personale. Uno studio di qualche anno fa dimostrava come sia possibile creare posti di lavoro con la funzione di controllo e sicurezza, migliorando il servizio erogato e gli incassi che ne derivano. Uno degli esempi evidenziati è quello di un controllore di autobus/metro. E’ stato calcolato che per ogni mille euro spesi per l’impiego di una nuova risorsa, la società ne ha incassati oltre 1800. Non credo fosse necessario uno studio di settore per far emergere un dato così intuitivo.

Ricorderete che nella scorsa legislatura (come in quella attuale), da molti stipendiati di partito che rendono più povera l’Italia, è stato detto che i posti di Lavoro non possono essere creati con una legge, bensì (questo lo aggiungo io) con la predisposizione (per mezzo di un intervento legislativo) di condizioni idonee a stimolare l’imprenditoria, i consumi e, quindi, la necessità di nuova occupazione. Sennonché, la Carenza di Personale nei settori che ho elencato in precedenza, è riferita a settori della pubblica amministrazione, a diverse strutture e istituzioni pubbliche alle quali si accede per concorso; ma un concorso può essere indetto solo con l’applicazione di una legge e, allo stesso modo, le grandi opere ed i vari appalti pubblici sono regolati o richiesti con fonti legislative e atti amministrativi di varia natura. Quindi, perché non utilizzare gli strumenti costituzionali a disposizione per trasformare la Carenza in Abbondanza? In più, in senso contrario, negli ultimi diciotto mesi disastrosi, per (decreto) legge è stato introdotto il blocco dei licenziamenti (forse uno degli interventi legislativi più illegittimi da inventare). Una prevaricazione di questo tipo dovrebbe ammettere anche un dispositivo di legge che operi in direzione opposta, cioè introduca l’obbligo di assunzione quando l’indice di disoccupazione diviene preoccupante e non fisiologico. Si creerebbe in tal modo il Lavoro di Cittadinanza. Certo, è un paradosso, una provocazione, ma d’altronde l’Italia è un continuo paradosso, anche geografico, se consideriamo la sua forma a stivale.

In conclusione, se si sta vivendo la contemporanea presenza di un cospicuo numero di beneficiari di RdC, di una evidente insufficienza di forza lavoro in diversi settori economici e l’aumento allarmante dei poveri, credo che il sistema deforme che permette questa conflittuale coabitazione, magari, vada rivisto e vadano riviste anche le persone che lo hanno generato, convinti di debellare la povertà anche prima della pandemia. Milton Friedman, economista e lontano premio nobel, spiegò molto semplicemente che non bisogna meravigliarsi dell’aumento della disoccupazione, se uno Stato paga le persone quando non lavorano e le tassa quando lavorano. Questo cattivone liberista, ispiratore delle scelte in campo economico di diversi governi, propose questa considerazione ben prima dello spuntare dei 5Stelle, con il loro Jolly Roger populista da sventolare. Purtroppo, però, quelli che cercano ispirazione guardando le Stelle, hanno quasi sempre gli occhi rivolti verso il cielo e quasi mai sui libri.

 

 

 DvMcEv

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17 messaggi in questa discussione

Ciao London da d/b e grazie per essere tornato a scrivere. Ammetto di non avere letto tutto il tuo artico, ma solo a tratti. Interessante la definizione “stipendiati di partito”. Prova a scrivere “articolo uno” quali personaggi della politica ci sono dentro e con le loro onlus e fondazioni collegate girano il minestrone. Un tuo tema precedente è stato rimosso, mentre un certo personaggio privo di storia, cultura, logica, (ed altro) continua a riempire di inchiostro gli scritti altrui. Ciao London, a presto da d/b.-   

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Il 21/6/2021 in 18:38 , dune-buggi ha scritto:

Ciao London da d/b e grazie per essere tornato a scrivere

Grazie, sig. dune-buggi. Proverò a pubblicare nuovamente il post rimosso, forse domani. Ho notato che è stato eliminato tra il 28 ed il 29 maggio, dopo aver pubblicato la mia ultima risposta. Buona serata.

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1 minuto fa, londonercity ha scritto:

Grazie, sig. dune-buggi. Proverò a pubblicare nuovamente il post rimosso, forse domani. Ho notato che è stato eliminato tra il 28 ed il 29 maggio, dopo aver pubblicato la mia ultima risposta. Buona serata.

Grazie, il tema era interessante ed invitava al dialogo, ma un certo personaggio (un certo personaggio, sempre quello) non è in grado di dialogare, allora offende con uscite fuori tema. Grazie London ed a presto da d/b.- 

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Inviata (modificato)

Ciao London, possibilmente cerca di essere più breve nei tuoi temi. Eventualmente frazionalo in più parti. Il cappello di ingresso con la domanda, poi le varie parti in ciascun riquadro a parte. Così si legge più volentieri e posso rispondere solo al riquadro che condivido, tralasciando gli altri. - ciao a presto da d/b.-  

Modificato da dune-buggi

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2 ore fa, dune-buggi ha scritto:

Ciao London, possibilmente cerca di essere più breve nei tuoi temi. Eventualmente frazionalo in più parti. Il cappello di ingresso con la domanda, poi le varie parti in ciascun riquadro a parte.

Sig. dune-buggi, io propongo un tema, espresso dal titolo e lo tratto secondo il mio punto di vista. Non pongo domande, ne con il cappello d’ingresso ne con il tacco di uscita, bensì propongo la mia visione. Il Forum non è una chat, dove è possibile un confronto istantaneo e lo scambio alternato di brevi messaggi. In un Forum elaboro un contenuto possibilmente ampio, con l’intento di completare la trattazione dell'argomento. Da questo, il lettore trae una visione più o meno completa della mia opinione e formula la sua critica. Esiste anche una divisione in blocchi, come può vedere, nel caso sia la presenza di questa struttura a stimolarle il ragionamento. Scrivere metà di ciò che si vorrebbe dire, significa fornire  il doppio delle spiegazioni che si potrebbero dare, con il risultato (visto che lo scambio non è in tempo reale) di non seguire le argomentazioni con la stessa condizione, se vuole empatica, di partenza. Non le sembra strano il fatto che lei abbia risposto già tre volte, ma senza dire nulla sull’argomento del post? Il tempo impiegato per le sue osservazioni sarebbe stato sufficiente per leggere il tema trattato e, magari avrebbe potuto inserirle (le sue osservazioni) in una sola risposta. Buona serata sig. dune-buggi.

DvMcEv

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Usi diversi di internet, a me piace la sintesi, ad altri il discorso completo, ad altri le offese gratuite e la critica senza logica. Poi quando non sanno cosa fare scrivono alla redazione e fanno rimuovere gli scritti a loro fastidiosi

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Il 25/6/2021 in 21:33 , dune-buggi ha scritto:

a me piace la sintesi

La sintesi può essere preferibile per tutti, sig. dune-buggi, ma parte pur sempre da una analisi. Io suggerisco la mia analisi tematica con una pubblicazione e chi la legge opera una sintesi in autonomia, della quale si avvale per una successiva ed eventuale replica. Discutere basandosi su di una sintesi, come ho già accennato, significa dover spiegare, successivamente, dei passaggi omessi all’inizio. Banalizzando il concetto, se le dicessi “ieri sono stato a Milano, ma la pioggia ha rovinato la giornata”, le comunicherei un mio spostamento, non dicendole da dove sono partito, a che ora, quale mezzo ho utilizzato ed il motivo che mi ha portato in quella città; quattro elementi non sott’intensi  che un interlocutore, probabilmente, inserirebbe durante una conversazione, prolungandola, ma sarebbe (appunto) una conversazione e in tempo reale, non un resoconto scritto della mia giornata a Milano, da portare a sua conoscenza in modo completo.

L’uso di internet è il medesimo per i social, sig. dune buggi, ma sono diversi i luoghi in cui ci si incontra. Per questo ribadisco che Forum e Chat sono ambienti diversi di un unico mondo e funzionano con tempistiche e formule diverse. Mi sembra che questa conversazione sia una evidenza, sig. dune buggi ed è arrivato al suo quarto intervento senza toccare l’argomento in origine, come era nelle sue intenzioni già all’inizio, credo. Buon inizio settimana.

DvMcEv

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Il 28/6/2021 in 16:53 , londonercity ha scritto:

La sintesi può essere preferibile per tutti, sig. dune-buggi, ma parte pur sempre da una analisi. Io suggerisco la mia analisi tematica con una pubblicazione e chi la legge opera una sintesi in autonomia, della quale si avvale per una successiva ed eventuale replica. Discutere basandosi su di una sintesi, come ho già accennato, significa dover spiegare, successivamente, dei passaggi omessi all’inizio. Banalizzando il concetto, se le dicessi “ieri sono stato a Milano, ma la pioggia ha rovinato la giornata”, le comunicherei un mio spostamento, non dicendole da dove sono partito, a che ora, quale mezzo ho utilizzato ed il motivo che mi ha portato in quella città; quattro elementi non sott’intensi  che un interlocutore, probabilmente, inserirebbe durante una conversazione, prolungandola, ma sarebbe (appunto) una conversazione e in tempo reale, non un resoconto scritto della mia giornata a Milano, da portare a sua conoscenza in modo completo.

L’uso di internet è il medesimo per i social, sig. dune buggi, ma sono diversi i luoghi in cui ci si incontra. Per questo ribadisco che Forum e Chat sono ambienti diversi di un unico mondo e funzionano con tempistiche e formule diverse. Mi sembra che questa conversazione sia una evidenza, sig. dune buggi ed è arrivato al suo quarto intervento senza toccare l’argomento in origine, come era nelle sue intenzioni già all’inizio, credo. Buon inizio settimana.

DvMcEv

Avrei da apportare al suo escursus una osservazione che rientra nella scienza della comunicazione . Per destare l'attenzione del pubblico , subito devi dire la ragione del tuo intervento e dopo entri in lungo e in largo nelle ragioni per cui si é arrivati a tale assunto . Sul forum é diverso , così come per definire parecchie cose si usano sigle , sigle e ancora sigle !

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Il 7/7/2021 in 08:11 , mariellasikelia ha scritto:

Per destare l'attenzione del pubblico , subito devi dire la ragione del tuo intervento e dopo entri in lungo e in largo nelle ragioni per cui si é arrivati a tale assunto .

Continuo, mio malgrado, ad ignorare la logica di questa tendenza a mostrare un interesse quasi distorsivo per la struttura di una esposizione e la contemporanea astensione dal pronunciarsi sul contenuto. Se volete mostrare conoscenze anche sulla metrica da utilizzare, io sono disponibile a dare il mio contributo, intervenendo in un post che dovreste creare ad hoc. Parlo al plurale, sig.ra Mariella, perché non è la sola che offre consigli su come impostare una trattazione. Nella fattispecie, nel titolo del mio post può già trovare l’indicazione del tema che, da solo, potrebbe stimolare o meno la sua lettura. Quella che ha suggerito lei non è una legge della comunicazione; è una applicazione impropria in funzione della ragion d’essere del mio testo. Per essere più precisi: il titolo è già esplicativo circa il campo di intervento e la premessa introduce elementi a favore del suo sviluppo e compimento. Potrei anche accennare ad una differenziazione tra comunicazione orale e scritta, ma in entrambi i casi la prima regola è quella di delimitare il campo di intervento, nel mio caso proponendolo istantaneamente (come detto) in un titolo.

DvMcEv

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1 ora fa, londonercity ha scritto:

Continuo, mio malgrado, ad ignorare la logica di questa tendenza a mostrare un interesse quasi distorsivo per la struttura di una esposizione e la contemporanea astensione dal pronunciarsi sul contenuto. Se volete mostrare conoscenze anche sulla metrica da utilizzare, io sono disponibile a dare il mio contributo, intervenendo in un post che dovreste creare ad hoc. Parlo al plurale, sig.ra Mariella, perché non è la sola che offre consigli su come impostare una trattazione. Nella fattispecie, nel titolo del mio post può già trovare l’indicazione del tema che, da solo, potrebbe stimolare o meno la sua lettura. Quella che ha suggerito lei non è una legge della comunicazione; è una applicazione impropria in funzione della ragion d’essere del mio testo. Per essere più precisi: il titolo è già esplicativo circa il campo di intervento e la premessa introduce elementi a favore del suo sviluppo e compimento. Potrei anche accennare ad una differenziazione tra comunicazione orale e scritta, ma in entrambi i casi la prima regola è quella di delimitare il campo di intervento, nel mio caso proponendolo istantaneamente (come detto) in un titolo.

 

DvMcEv

A questo punto penso che Lei abbia sbagliato mezzo comunicativo . E' appropriato scrivere un libro , ma non una comunicazione orale e men che meno in un forum !

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1 ora fa, mariellasikelia ha scritto:

A questo punto penso che Lei abbia sbagliato mezzo comunicativo . E' appropriato scrivere un libro , ma non una comunicazione orale e men che meno in un forum !

Ciao Mariella, per oggi ho esaurito i punti positivi, approvo il tuo scritto. Il sig. London è troppo prolisso per essere letto. Se desidero un trattato di meccanica, medicina, finanza, gastronomia allora vado in libreria. Per la funzione di questa rubrica è opportuno essere brevi, alle volte in più puntate (per dare la possibilità agli altri di intervenire). Poi, di tanto in tanto, si comunica i riferimenti da dove si ha prelevato le notizie. Ricordo quando ero c/b i dialoghi erano brevi per lasciare spazio agli altri. Ricordi storici di c/b – tra Reggio Calabria e Messina vi erano due storici e famosi radioamatori che sperimentavano vari tipi di antenne ed apparecchiature auto costruite. Erano gli anni millenovecento settantacinque / ottanta. - ciao Mariella, a presto e viva la vita al mare … acqua e pineta.-    

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CQ, CQ, CQ, te li ricordi?

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3 ore fa, tiberio1946 ha scritto:

CQ, CQ, CQ, te li ricordi?

Certo Tiberio il codice - Q - con settantatre cinquantuno finali. Si imparara a rispettare la "ruota", ad essere educati,  se uno chiedeva una seconda volta una spiegazione tecnica si cercava una nuova formula per esprimersi. - mentre il signor  .../... critica e contesta tutti ma non esprime MAI le proprie idee. - a conferma vedere le pagine dedicate allo sport o al virus. Ciao Buona serata.

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Il 8/7/2021 in 16:36 , mariellasikelia ha scritto:

A questo punto penso che Lei abbia sbagliato mezzo comunicativo . E' appropriato scrivere un libro , ma non una comunicazione orale e men che meno in un forum !

Sig.ra Mariella, forse sarebbe più appropriato commentare il tema di un post e non avanzare una critica sulla forma della esposizione. Il suggerimento fuori luogo sull'opportunità di scrivere un libro spero sia in grado di comprenderlo anche lei; la comunicazione orale l'ho presentata come differenziazione rispetto a quella scritta, propria di un forum (che lei sembra non aver afferrato) e se l'esempio della perfezione comunicativa in un forum è rappresentato dal suo post: 

ma stai zitto , tu eri quello che, nell' estate scorsa , dicevi che il covid era morto !! (topic: virus di Wuhan)

trovo molte difficoltà ad apprezzare la sua critica e a tenerla presente per una revisione dei miei post futuri. Se lei è custode e praticante di regole comunicative, le faccia conoscere nelle sue pubblicazioni, senza lasciarle passare come nozioni personali da applicare come vincoli su considerazioni scritte da altri.

DvMcEv

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Il 8/7/2021 in 18:17 , dune-buggi ha scritto:

Se desidero un trattato di meccanica, medicina, finanza, gastronomia allora vado in libreria. Per la funzione di questa rubrica è opportuno essere brevi, alle volte in più puntate (per dare la possibilità agli altri di intervenire)

Sig, dune buggi, io non pretendo di pubblicare trattati in nessuna materia, pur avendo la libertà di farlo, la stessa che mi accomuna a tutti voi del forum. 

 

Il 8/7/2021 in 18:17 , dune-buggi ha scritto:

Poi, di tanto in tanto, si comunica i riferimenti da dove si ha prelevato le notizie. Ricordo quando ero c/b i dialoghi erano brevi per lasciare spazio agli altri

Si riferisce alle fonti a lei tanto care? Sig. dune buggi, le "sorgenti" sono accessibili anche a lei, basta sfruttare un predisposto e accomodante Google, fiero di darle tutto ciò di cui non ha bisogno. Se non riesce a destreggiarsi in questo pozzo spartano che è il web, ben volentieri le darò indicazioni.

Le ripeto che le mie esposizioni sono pressoché (almeno questo è l'intento) esaustive, proprio per lasciare spazio agli altri, senza un batti e ribatti da chat (ricorda il mio post precedente?), che offrono l'opportunità di replica senza limitazioni di sorta.

DvMcEv

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13 ore fa, londonercity ha scritto:

Sig, dune buggi, io non pretendo di pubblicare trattati in nessuna materia, pur avendo la libertà di farlo, la stessa che mi accomuna a tutti voi del forum. 

 

Si riferisce alle fonti a lei tanto care? Sig. dune buggi, le "sorgenti" sono accessibili anche a lei, basta sfruttare un predisposto e accomodante Google, fiero di darle tutto ciò di cui non ha bisogno. Se non riesce a destreggiarsi in questo pozzo spartano che è il web, ben volentieri le darò indicazioni.

Le ripeto che le mie esposizioni sono pressoché (almeno questo è l'intento) esaustive, proprio per lasciare spazio agli altri, senza un batti e ribatti da chat (ricorda il mio post precedente?), che offrono l'opportunità di replica senza limitazioni di sorta.

DvMcEv

buona mattinata sig. London, da parte mia ammetto di non sapere e sono disposto ad apprendere - su queste pagine esiste un solo ed unico tuttologo, sa tutto lui, ma è molto geloso e possessivo del proprio sapere - guai ad avere idee diverse dalle sue ... si tratta del sig. trentotto -

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Il 10/7/2021 in 11:28 , dune-buggi ha scritto:

da parte mia ammetto di non sapere e sono disposto ad apprendere

Il suo è un comune e lodevole intento, sig. dune-buggi, molto diffuso in via teorica e poco presente nella realtà pratica. Per molti rimane un vuoto proposito, per altri costituisce una fruttuosa attività quotidiana e per altri ancora rappresenta la prova di mortificante sterilità nell’apprendimento. In mancanza di un confronto diretto, sig. dune-buggi, questo è un modo per generalizzare l’approccio che molte persone hanno con la cultura, considerata in senso lato. Siamo al suo settimo intervento "fuorviante", ma cercherò di non farle mai mancare una mia (educata) risposta, se accetterà tempi di attesa non molto ristretti.

DvMcEv

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