I sapientoni che si atteggiano a tuttologi sul web

OIP - 2021-06-06T114447.623

Nella storia non c’è stato nulla di più prezioso della saggezza degli antichi. Il filosofo greco Socrate considerava un errore parlare senza conoscere un argomento. Per lui era più utile tacere e continuare a imparare anziché credere di conoscere l’intero scibile umano. Fu in questo contesto che pronunciò la famosa frase “il saggio è colui che sa di non sapere”. Sui social network questa regola è completamente ignorata, messa sotto i piedi da quanti si improvvisano esperti di tutto senza essere esperti di nulla, se non di ricamo o di cucina. La conoscenza non può essere diffusa da chi ignora la conoscenza stessa. Perfino la Bibbia avverte che chi parla senza conoscere una questione è segno di stupidità e di stoltezza. Forse sarà che vero che in questo Paese scapestrato ognuno ha diritto di pensiero e di parola. Lo garantisce l'articolo 21 della Costituzione. Però è anche vero che la prima regola della comunicazione è quella di parlare solo di argomenti che si conoscono bene e non di quelli che si ignorano, perché sarebbe se un contadino, dopo aver munto le vacche, andasse poi su un forum e si mettesse a parlare di fisica nucleare. Questo è proprio ciò che avviene sulla rete, dove l'operaio, il netturbino, il salumiere, il giardiniere, l'idraulico, l'elettricista, la badante, la colf, la casalinga che ha appena finito di stendere il bucato, grazie ai social network e a i vari forum, diventano tutti improvvisamente esperti di politica, di economia, di finanza, di sociologia, di chimica, di diritto privato. Naturalmente senza aver studiato o comunque senza aver praticato nessuno di queste materie che richiedono una conoscenza approfondita e non una tesi superficiale. Umberto Eco definì questi saccenti del web degli "***" che una volta dibattevano in un bar davanti a un boccale di vino rosso e adesso, grazie all'avvento di Internet, dibattono tutti come se avessero vinto il Premio Nobel. Ma la rete è anche questa: il trionfo della presunzione. Uno strumento mediatico che ha premiato il contatto ma penalizzato la conoscenza, rendendo ancora più difficile destreggiarsi tra verità e menzogne. Un pandemonio mediatico dove il grano è soffocato dalla zizzania e tutti, pure lo “scemo del villaggio”, possono divulgare perle di ignoranza che qualcuno fa passare per dogma indiscutibile. Un’abitudine malsana per la collettività, perché tende a riempire i social di “spazzatura” senza dare né il tempo né il modo di accertarsi della verità, tanti sono i galli che cantano e che seminano il web di baggianate da far chiedere agli esperti di informatica se non sia il caso di limitare e regolamentare l’uso della rete.

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