OSCAR ALLA VERGOGNA

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Il 2017 ha le ore contate e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sciolto le camere dando il via a quella che si presenta come la più imprevedibile e rissosa delle campagne elettorali. È dunque tempo di tirare le somme di quest’ultimo scorcio di legislatura che ha regalato una gioia e un dolore a chi tiene ai diritti degli altri e non passa la vita a logorarsi osservando il proprio piccolo orto inaridirsi. La gioia è stata l’approvazione della legge sul testamento biologico, un provvedimento che riconsegna a molti individui la loro dignità di esseri umani. Quanto al dolore, resterà una ferita aperta la non approvazione dello Ius Soli, che condanna migliaia di bambini italiani a rimanere cittadini di serie b.

“Non è il momento”, “non c’è il clima adatto”, “la gente non capirebbe”. Queste alcune delle scuse accampate da chi – anche da sinistra – non ha creduto fino in fondo in quello che sarebbe stato un gesto di civiltà e nulla più. A quella “gente”, così preoccupata di perdere chissà cosa, sarebbe bastato spiegare chi sono quei bambini italiani, figli di immigrati regolari che vivono e lavorano in Italia da molti anni, a cui qualcuno ha voluto negare un diritto parlando di terroristi, stupratori e fantomatici migranti con il cellulare che vivono negli alberghi a di lusso.

Ma parliamo di loro, di chi ormai da anni cavalca il tema dell’immigrazione per agitare la rabbia delle classi meno agiate. Il primo oscar della vergogna di questo 2017, quello per le bugie più efficaci, va a questi fomentatori interessati di odio e invidia sociale. Il loro capofila è il leader della Lega, Matteo Salvini. A fargli “buona compagnia” le destre che siedono in Parlamento, quelle più estreme di Casa Pound e Forza Nuova e il Movimento 5 Stelle, partito gestito da una società di comunicazione che segue le tendenze e adatta ad esse le sue parole d’ordine e le sue priorità. Lo schema  proposto dai populisti è tristemente semplice: “milioni di italiani non arrivano a fine mese e il Governo stanzia soldi per gli immigrati che ci invadono venendo da noi a poltrire e delinquere”. Per smentire questa fesseria, oltre a una licenza elementare, sarebbe bastata una semplice campagna di informazione con i numeri reali di profughi e migranti economici che transitano in Italia, di quelli che in Italia si fermano e dei soldi che l’Unione Europea in questi anni ha destinato per gestire i flussi. Cifre certamente importanti, ma una goccia nel mare se paragonate a quelle che ogni anno il Governo stanzia per garantire il welfare a tutti gli italiani. Soldi che garantiscono servizi che tutti tendono a dare per scontati, dalla sanità pubblica al sociale, dai sussidi per chi perde il lavoro alle detrazioni per garantire a tutti il diritto allo studio. A quella “gente” qualcuno avrebbe dovuto raccontare una verità diversa rispetto alle bugie di chi la vuole arrabbiata e ignorante. Troppo rischioso: a parte i pochi che sono stati bollati come “nemici degli italiani” da una rumorosa plebe digitalizzata, nessuno si è speso per ristabilire verità e decenza. Tutti troppo preoccupati di non urtare la suscettibilità dei fan di nonna Peppina.

Nonna Peppina, appunto. Un fenomeno mediatico tutto italiano in cui il sequestro di un *** edilizio è stato spacciato come un orrendo sopruso dei politici cattivi contro una donna di 95 anni rimasta senza casa dopo il terremoto. In realtà si è trattato solo di un caso di “leggerezza” da parte dei parenti della signora che le avevano costruito una spaziosa “casetta” di legno senza seguire le procedure richieste (a tutti) per l’assegnazione e l’eventuale costruzione in proprio di alloggi temporanei per i terremotati, rifiutando, oltretutto, ogni accordo con le istituzioni interessate per il dopo emergenza. Nessun sopruso dunque, solo i soliti noti che hanno cercato di saltare la coda al casello autostradale. Malgrado ciò, la casetta della povera vecchietta è stata meta di veri e propri pellegrinaggi di devoti, spinti lì dal miracolo della moltiplicazione dei voti.

Nonna Peppina, oltre ad essere un simbolo vivente dell’ignoranza diffusa e di una certa “furbizia” che il mondo un po’ ci invidia, è stata una delle più grottesche strofe della martellante cantilena di chi ha voluto sfruttare le vittime del terremoto che nel 2016 ha devastato il centro Italia per attrarre consenso. A prendere parte al ripugnante coro si è unito ovviamente il Movimento 5 Stelle, probabilmente perché l’hashtag #terremoto è stato per mesi tra i più seguiti sui social. Resterà agli atti la polemica tra il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi e l’attuale “candidato premier” del M5S, Luigi Di Maio, accusato dal primo cittadino della cittadina rasa al suolo dal terremoto di “speculazioni politiche” in occasione dei suoi tour a cinque stelle nei luoghi colpiti dal sisma.

E siccome chi non è senza peccato è sempre lì a scagliar pietre, fu lo stesso Pirozzi a scatenare una incomprensibile e infondata polemica sull’utilizzo dei soldi ricavati dalle donazioni degli sms solidali gestiti dal Dipartimento della Protezione Civile e poi finiti nel fondo per la ricostruzione. I più maligni — come il sottoscritto — sospettarono che quell’uscita infelice (poi ritrattata) fosse il primo atto di una campagna elettorale. Oggi il sindaco di Amatrice è in corsa per la presidenza della Regione Lazio. L’oscar dello sciacallaggio 2017 va dunque ai turisti delle macerie, che dividono la statuetta con i complottisti interessati.

Infine, va assegnato il premio della giuria. Il riconoscimento minore ma altamente simbolico va di diritto a chi avrebbe dovuto proporre una visione diversa, ma ha preferito assecondare le pulsioni scatenate dai populisti preparando il terreno per la loro inesorabile e rumorosa ascesa. Niente di nuovo, in Occidente accade praticamente ovunque da un bel po’. Ritira il premio ciò che resta della sinistra.

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