Il punto sulla pandemia

Parliamo prima di tutto della tragedia dell'India. Oltre 2 milioni di casi e oltre 15mila morti nell'ultima settimana, ma ambedue i dati sono molto sottostimati. Mancano ossigeno, respiratori e tamponi, e si cominciano a bruciare per strada i cadaveri infetti di povera gente che non ha mai fatto un test. Eppure, fino a un mese e mezzo fa la situazione sembrava sotto controllo: circa 20.000 casi e un centinaio di decessi di media giornaliera, numeri non molto preoccupanti per un paese di quasi 1,4 miliardi di abitanti. Anzi il governo cantava prematuramente vittoria sul virus.  Poi la curva si è impennata di brutto e il picco sembra ancora lontano. Secondo gli esperti si potrebbe raggiungere il mezzo milione di casi al giorno. Eppure l'India, tra i paesi poveri o in via di sviluppo, non è tra quelli più indietro quanto a strutture sanitarie e vaccinazioni (diverse multinazionali, come Astrazeneca, hanno grandi fabbriche di vaccini in India). La speranza di vita è salita a 70 anni, l'età mediana a circa 30, comunque molto bassa rispetto ai paesi ricchi. Il punto è che la nuova variante che circola laggiù, detta per l'appunto variante indiana, si dice che sia molto pericolosa ma in realtà se ne sa pochissimo. Si sa solo che presenta una doppia mutazione nella proteina spike e ciò potrebbe renderla resistente agli attuali vaccini, ma non ci sono conclusioni definitive. 

Va un po' meglio il Brasile, ma sempre sopra i 2500 morti al giorno di media. I dati di questi due paesi hanno portato venerdì scorso al record di nuovi positivi in 24h nel mondo: 897.838 secondo Worldometer. In Europa continuano ad andare malissimo i paesi balcanici e orientali, eccetto la Cekia che è in miglioramento ed è stata superata dall'Ungheria nel tasso di mortalità. Al primo posto mondiale resta, ancora per poco, Gibilterra che ha quasi completato la vaccinazione della popolazione con la doppia dose. L'Ungheria sembra avere superato il picco ma viaggia da un mese a più di 200 decessi al giorno di media su 9,6  milioni di abitanti. Va evidenziato che l'Ungheria dopo Gibilterra e Regno Unito è il paese europeo che ha vaccinato di più. E noi? La curva continua ad abbassarsi, praticamente per tutti i parametri. Segno che le zone rosse e arancioni, in sinergia con le vaccinazioni, hanno dato dei frutti. Ma la decrescita di questa terza ondata è lenta e tragica: siamo ancora a 330 morti al giorno di media settimanale. Inoltre i positivi di oggi sono di più di quelli di domenica scorsa, ma potrebbe essere un fatto occasionale. Da domani gran parte dell'Italia sarà in giallo chiaro, un giallo sbiadito che non avevamo mai visto. Speriamo in bene, ma se guardiamo alla Sardegna, che è stata l'unica bianca e oggi è l'unica rossa, c'è poco da stare allegri. 

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3 messaggi in questa discussione

4 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Segno che le zone rosse e arancioni, in sinergia con le vaccinazioni, hanno dato dei frutti.

purtroppo ci sono troppe zone nere che non facilitano la lotta al virus....

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Solo qualche aggiornamento statistico.

Oggi l'Ungheria supera Gibilterra al primo posto nella classifica mondiale del tasso di mortalità con il 2,799 per mille secondo Worldometer, contro 2,791. Ma la situazione dei due paesi è molto diversa. Gibilterra, che sotto il profilo epidemiologico è un unità indipendente, non registra più decessi da un mese e mezzo, gli ultimi casi sporadici risalgono al 14 aprile ed è il primo paese che completa la campagna di vaccinazione avendo somministrato la seconda dose praticamente a tutti i suoi 34mila abitanti (eccetto forse qualche soggetto allergico, qualche donna incinta, qualche bambino molto piccolo e qualche no vax). Questo è un dato indubbiamente confortante pur considerando l'esiguità del campione statistico gibilterrino. L'Ungheria oggi conta altri 192 morti, che in proporzione alla popolazione è come se in Italia ne contassimo 1200 in 24h. Ma attenzione: l'Ungheria non è affatto indietro nelle vaccinazioni. Ha somministrato, sempre in rapporto alla popolazione, quasi il doppio delle nostre dosi. In Europa, escludendo i microstati, solo il Regno Unito è più avanti dell'Ungheria nella campagna vaccinale. Il drammatico caso ungherese, a mio avviso, non deve ingenerare sfiducia nell'efficacia dei vaccini, bensì preoccupazione e allarme per l'elevata trasmissibilità e letalità delle nuove varianti, in grado di mietere un alto numero di vittime anche in una popolazione parzialmente immunizzata.

Per quanto riguarda l'Italia, il nostro tasso di mortalità ha ormai superato il 2 per mille, per l'esattezza sabato scorso in base ai miei calcoli sui dati ISTAT della popolazione. Oggi siamo al 2,013 per mille, mentre Worldometer ci dà ancora sotto il 2 per mille perché sopravvaluta la popolazione italiana utilizzando la stima ONU. Naturalmente il tasso è calcolato sul numero di decessi confermati (119.539 al 26 aprile). Quelli effettivi sono molto probabilmente più di 150mila, che porterebbero il nostro tasso di mortalità sopra il 2,5 per mille. Valore già superato dalla Lombardia (3,275 per mille), dalla Valle d'Aosta (3,651 per mille) e dal Piemonte (2,602 per mille).

Ricordo anche i drammatici dati dell'India di domenica scorsa: 354.531 positivi (record mondiale assoluto di casi rilevati in 24h) e 2.806 decessi. Praticamente sono i nuovi positivi che l'intera Africa, che ha all'incirca la popolazione dell'India, registra in un mese. 

Modificato da fosforo311

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Sarebbe interessante sentire i commenti di quel goglionepseudo giornalista che diceva che in India non c'era covid.

 

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