Il caso Sardegna

Inviata (modificato)

Come ricorderete, l'estate scorsa la Sardegna finì sotto accusa a causa dei focolai innescati dai vacanzieri e da qualche discotecaro senza scrupoli. Oggi è senza dubbio la regione con i parametri migliori (o meno peggiori) e la cosa non mi sorprende affatto. I turisti mancano da mesi e l'isola concentra le caratteristiche dei due stati USA con la più bassa mortalità: l'isolamento geografico delle Hawaii e la bassa densità abitativa del Vermont (la densità della Sardegna è un terzo di quella del resto d'Italia). Un fattore sfavorevole sembrerebbe l'elevata età mediana della popolazione (i sardi sono longevi) ma è noto che gli anziani in Sardegna fanno una vita sana (e spesso attiva) e vivono per lo più in casa e non nelle case di riposo (dove il virus va a nozze). Oggi primo marzo la Sardegna passa in zona bianca. Se ho ben capito, questo significa mantenimento della profilassi individuale ma quasi azzeramento delle restrizioni alle attività e alla mobilità (restano chiuse fiere e discoteche). È la prima regione che ci riesce in 4 mesi di sperimentazione di questa insulsa e fallimentare strategia che io chiamo apri e chiudi regionale su base parametrica. Per una regione promossa in bianco e una in giallo (la Liguria) ce ne sono tre che retrocedono in arancione (Lombardia, Piemonte, Marche) e due in rosso (Basilicata e Molise). Come ripetono invano il prof. Ricciardi e l'umile sottoscritto, bisogna finalmente smettere di inseguire gli effetti del virus (cioè i parametri), e capire che bisogna prevenirli. In altra discussione Director dice che i sardi dovrebbero offrire almeno un aperitivo a Solinas per il risultato ottenuto. Io dico che l'aperitivo faranno molto meglio a prepararselo a casa e temo che tra un paio di mesi a ringraziare il governatore saranno gli impresari delle pompe funebri. Ovviamente spero di sbagliarmi ma io ragiono con i numeri. Nell'ultima settimana la Sardegna ha, grosso modo, la stessa mortalità che aveva l'intera Italia a metà agosto 2020 e un terzo dei casi giornalieri e dei ricoverati in terapia intensiva. Ma i sardi sono appena un 37simo della popolazione nazionale, ne deduciamo che la Sardegna oggi sta molto peggio di come stava l'Italia a metà agosto. Qualcuno obietterà che a metà agosto i parametri nazionali iniziavano a peggiorare mentre quelli sardi vanno migliorando. In realtà i nuovi casi sono leggermente cresciuti (503 contro i 481 della settimana precedente), per il resto la differenza si deve al fatto che all'epoca in Italia era pressoché tutto aperto (incluse le discoteche) mentre la Sardegna viene da mesi di zona gialla o arancione. Passando in bianco e passandoci con parametri peggiori di quelli nazionali di agosto, è prevedibile che la situazione in Sardegna peggiori ben più velocemente. In verità a metà febbraio Rt veniva monitorato pari a 0,68 in Sardegna contro lo 0,75 nazionale di metà agosto. Ma questa differenza potrebbe essere rapidamente rimangiata dalla maggiore trasmissibilità delle nuove varianti. Inoltre va ribadito che le stime di Rt sono grossolane e limitate ai soli casi sintomatici mentre è ben noto che la maggior parte dei contagi è dovuta agli asintomatici e ai paucisintomatici. Questi contagi covano sotto la cenere dato che i trasmettitori per lo più non vengono testati. Ma sono contagi potenzialmente letali e potenzialmente in grado di innescare il fenomeno esponenziale (Rt>1). Va aggiunto che la condizione Rt<1 su scala regionale non vieta lo sviluppo su scala locale di focolai anche esplosivi. Rt<1 dovrebbe valere anche localmente. La Sardegna in sostanza diventa bianca perché ha Rt<1 (con le riserve di cui sopra) e perché registra da tre settimane consecutive un'incidenza inferiore ai 50 positivi settimanali su 100mila abitanti. L'ISS ritiene che al di sotto di questa soglia sia possibile ripristinare un efficiente sistema di individuazione dei casi e di tracciamento dei contatti. Ma a livello nazionale questa soglia corrisponde a ben 30mila casi settimanali, cioè quasi 4300 giornalieri. Che sono più dei positivi che si riusciva a scoprire nella fase acuta della prima ondata (fine marzo 2020) quando contavamo più di 800 morti al giorno. È vero che facevamo circa un decimo dei test, ma nessuno ci garantisce che oggi riusciamo a testare la maggior parte dei contagiati veri ed effettivi. Teniamo conto che la situazione nazionale volge al peggio e che anche un'isola come la Sardegna ha le sue interazioni con l'esterno. Spero che i sardi ce la mettano tutta per non perdere rapidamente tutto il terreno guadagnato in una guerra tutt'altro che vinta. Lo dico soprattutto ai giovani: astenetevi dai bar e dai ristoranti, indossate sempre la mascherina all'aperto e mantenete la distanza, quando possibile anche in famiglia. Qualche giorno fa mia moglie ha perso una carissima amica. Aveva solo 59 anni ma da Natale non usciva di casa per l'aggravarsi di una osteoporosi. Era vedova e viveva con due figlie esuberanti e con molte amicizie. Ambedue positive asintomatiche, non hanno potuto vedere la madre che moriva, sola e intubata, dopo due settimane di agonia, molto probabilmente contagiata da loro. 

Modificato da fosforo311
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