22 febbraio

così tanto per ricordare da dove vengono, copio e incollo

Una mappa per ricordare i crimini del colonialismo italiano di Wu Ming 2 in “www.internazionale.it” del 15 febbraio 2021 (riproduzione parziale).

Il 19 febbraio saranno passati 84 anni dal massacro di Addis Abeba, tra i tanti crimini del colonialismo italiano, uno dei più disgustosi e spietati, perché commesso lontano dai campi di battaglia, senza nemmeno l’alibi di una guerra in corso. Si trattò di un’immane rappresaglia, scattata in seguito all’attentato fallito contro il viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani. Esercito e camicie nere si riversarono in strada, non tanto per stanare e arrestare i due responsabili, quanto per terrorizzare e colpire in maniera indiscriminata i nuovi sudditi dell’Italia imperiale, colpevoli di essersi ribellati agli invasori. Oltre ai militi e ai fascisti organizzati, si lanciarono entusiasti nella caccia al nero anche operai, burocrati e impiegati coloniali. Prigionieri e semplici passanti – colpevoli soltanto di essere africani – vennero uccisi a bastonate, a badilate, oppure pugnalati, fucilati, impiccati, investiti con automezzi, bruciati vivi nelle loro case. Il 22 febbraio 1937, Graziani spedì a Mussolini un telegramma eloquente: “In questi tre giorni ho fatto compiere nella città perquisizioni con l’ordine di far passare per le armi chiunque fosse trovato in possesso di strumenti bellici, che le case relative fossero incendiate. Sono state di conseguenza passate per le armi un migliaio di persone e bruciati quasi altrettanti tucul”.

In breve, la strage debordò dal cerchio di fuoco che gli aerei italiani avevano stretto intorno ad Addis Abeba. Raggiunse i villaggi, le case sparse, i luoghi di culto. Centinaia di persone furono arrestate e morirono nei campi di detenzione di Danane, in Somalia, e Nocra, in Eritrea, dove Graziani ordinò che avessero minime quantità d’acqua e di cibo. Il clero copto fu identificato come un pericoloso sobillatore di ribelli e dopo la classica indagine dove il colpevole è stabilito in anticipo, a maggio Graziani spedì il generale Maletti ad annientare il villaggio conventuale di Debre Libanos, la comunità monastica più importante del paese. Le esecuzioni ufficiali ammontarono a 449. Lo storico Ian Campbell considera invece plausibile l’uccisione di circa duemila persone, compresi centinaia di minorenni, sia laici sia religiosi. Almeno il doppio ne sarebbero morte, secondo Angelo Del Boca, per le strade di Addis Abeba, mentre per Campbell sarebbero state 19mila e per le autorità etiopi – come denunciarono nel dopoguerra – 30mila.

 Una proposta di legge dimenticata

 Da allora, il 19 febbraio è un giorno di lutto per l’Etiopia, ma in Italia scorre via come una giornata qualsiasi, e le grida di quegli spettri restano sepolte sotto decenni di oblio e di svilimento. Unica eccezione: il 23 ottobre 2006 un piccolo gruppo di deputati ha presentato alla camera una proposta di legge per istituire un “Giorno della memoria in ricordo delle vittime africane durante l’occupazione coloniale italiana”. La data prescelta era proprio il 19 febbraio. Si sa che gli anniversari rischiano di trasformarsi in cerimonie vuote, liturgie sempre uguali a sé stesse, dove la verità che si vorrebbe rammentare, a forza di ripeterla con le medesime formule, finisce per suonare noiosa, banale e in certi casi addirittura sospetta. D’altra parte, se sono colti come un’opportunità, e non come un obbligo, possono costituire un banco di prova per mantenere attiva la memoria, trovando parole e segni che la rinnovino, che permettano al futuro di interrogarla......

 

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4 messaggi in questa discussione

Gli italiani non possono aver compiuto tali crimini in terra straniera, tanto più non si possono addebitare al Duce che non è mai stato un guerrafondaio e che in Italia ha fatto tante cose buone, per esempio favorire le nascite per fornire braccia all'agricoltura.

Secondo me la ricerca di un impero è tutta una invenzione, per tenere alto il morale delle camicie nere.

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Ciao Tiberio da d/b – per il passato sulla rubrica parallela a questa (ge/nio) sia io che Mylord abbiamo più volte scritto di Graziani, Cialdini, Cadorna, … e numerosi altri personaggi in divisa e stellette. In quanto merce/nari del re hanno compiuto stragi nel sud Italia (ma anche non nord/est) poiché dovevano racimolare oro e soldi per pagare lussi e capricci degli allora governati. All'estero i fatti si sono ripetuti. Portare via oro e soldi e fare sparire i testimoni dei fatti. Ciao Tiberio e per cortesia vai a rileggere ciò che sia io che Mylord abbiamo scritto per il passato.   

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1 ora fa, tiberio1946 ha scritto:

volentieri ma dove di preciso ?

Vai su google oppure su firefox – scrivi i nomi – graziani / cialdini / cadorna / ecc / uno alla volta e poi virgilio (fo rum e/o ge nio) (ma tutto unito) e poi avvia la ricerca … compariranno numerose pagine scritte in azzurro alle quali basta collegarsi. Ciao buona ricerca.  

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