Ministeri impellenti e inderogabili

I consensi calano, la base scricchiola, le premesse di partenza si sono volatizzate come alcool esposto al sole. "Manderemo a casa questi, manderemo a casa quelli, rivoluzioneremo il modo di fare politica in Italie"  e... dopo aver governato prima con quelli e poi con questi, ora si siedono sul seggiolone con tutti senza avere mandato a casa nessuno, senza aver cambiato il modo di fare politica in Italia ma essersi adeguati in tempi di record all' andazzo del bel paese, aver chiacchierato tanto e costruito decisamente poco e quel poco male. Ora cercano qualche cosa per il rilancio, cercano appoggio presso forze giovani emergenti presenti anche nel nostro bel paese cone in tutta europa. Dopo un indagine di mercato (perché la politica dei 5 Stelle si e sempre limitata a questo per raggiungere il consenso) ecco improvvisa l'illuminazione  un nuovo ministero "Il  ministero per "La Transazione ecologica" (e già la parola transazione suona sospetta) imprescindinile secondo Grillo e Casaleggio per la partecipazione dei 5 Stelle al governo, ( e per raggiungere il tanto agognato consenso, si fa per dire,  da parte della "base" sul web). Ma verrebbe da chiedersi se questo ministero risulta essere di un importanza inderogabile, perché proprio ora? Perché non è stato istituito nel corso degli oltre due anni in cui i 5 Stelle sono stati al governo? Mistero? No, nessun mistero è che sino a qualche attimo fa l'idea di un tale ministero ( di cui non voglio discutere la reale necessità, non è questo il punto) a loro non passava neppure per l'anticamera del cervello.

Paracullaggine al quoto.

E vai col liscio...

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6 messaggi in questa discussione

Della supercazzola di Grillo sul superministero ecologico ho già parlato nella discussione di Etrusco, e ad essa ti rimando. Qui ribadisco che una eventuale (ma improbabile) rinascita del Movimento non può che passare dalle dimissioni di Grillo e dall'astensione (come minimo) sulla fiducia a Draghi. Non voglio pensare che il comico si sia venduto ai poteri forti, ma è chiaro che ormai è del tutto inadeguato a guidare chi vorrebbe cambiare l'Italia, ma cambiarla sul serio. Chi nasce tigre spesso perde i denti e invecchia gattopardo: è il caso di Beppe, che va ringraziato per quello che ha fatto in passato e poi salutato. E se per caso non fosse d'accordo, va cacciato con un sonoro VAFFA dei suoi. La transizione energetica non si non si fa con nuovi ministeri ma con nuove idee e con la volontà politica di attuarle. Per esempio, ecco alcune delle mie:

- Azzeramento immediato dei contributi pubblici a tutta la filiera dei combustibili fossili (raffinerie, gasdotti, etc.). 

- Azzeramento entro il 2030 di tutte le estrazioni di petrolio e di gas sul territorio nazionale e di tutte quelle dell'ENI all'estero. 

- Uscita graduale dell'ENI dal mercato degli idrocarburi per concentrarsi esclusivamente sul settore green, ribattezzandolo ENER: Ente Nazionale Energie Rinnovabili. 

- Divieto di immatricolazione a partire dal 2025 per tutti gli autoveicoli a motore termico, e a partire dal 2030 per quelli ibridi e per tutti i motoveicoli, i bus, e i veicoli agricoli, industriali e commerciali. 

- Promozione, finanziamento e realizzazione, in sede europea e globale, di progetti internazionali analoghi al Desertec, a suo tempo partecipato da Enel e Terna e poi  abbandonato, con l'obbiettivo di coprire entro il 2050 il 100% del fabbisogno di energia primaria dell'Unione europea con energia rinnovabile largamente prodotta in Nordafrica e trasportata mediante cavi sottomarini in corrente continua e ad altissima tensione (HVDC). In linea con l'obbiettivo della neutralità climatica fissato al 2050 nell'European Green Deal approvato nel 2020  dal parlamento europeo. Nonché per creare lavoro e sviluppo nel continente da cui parte il maggior numero di migranti diretti in Europa.

Fatti, dunque, non parole né supercazzole inventate da un comico in pensione a supporto di un banchiere in pensione. 

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7 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

La transizione energetica non si non si fa con nuovi ministeri ma con nuove idee e con la volontà politica di attuarle

Ottimo. Invito il forumista fosforo31 a dare l'esempio: rottamare immediatamente la vecchia Subaru e l'altra utilitaria per acquistare una fantastica ID3 Volkswagen a solo 24.690 euro.

Il mirabolante progetto Desertec è stato certamente abbandonato per le pressioni dei poteri forti. Ma ENEL non era nel club dei poteri forti?

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti 

 

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4 ore fa, ilsauro24ore ha scritto:

Ottimo. Invito il forumista fosforo31 a dare l'esempio: rottamare immediatamente la vecchia Subaru e l'altra utilitaria per acquistare una fantastica ID3 Volkswagen a solo 24.690 euro.

Il mirabolante progetto Desertec è stato certamente abbandonato per le pressioni dei poteri forti. Ma ENEL non era nel club dei poteri forti?

Come al solito sei disinformato come un indigeno della foresta  amazzonica, Saurino. A cominciare dalla mia Subaru che ho cambiato da poco, per prevenire problemi con i pezzi di ricambio, ma di cui resto davvero soddisfatto. E io sono uno esigente in materia di auto. D'altra parte, l'occasione era ghiotta. Ho fatto la posta a una vettura valida ma un po' particolare, esposta e invenduta da mesi, e tra l'ecobonus voluto dal M5s e il supersconto del concessionario (che me l'avrebbe quasi regalata pur di liberarsene) ho risparmiato un bel po' di soldini. Ma non ti dico il modello, così crepi dalla curiosità. Il modello full electric che hai citato costa di listino 34.800 euro nella versione più economica (appena uscita) e senza optional. Se trovi un venditore alla canna del gas come il mio, tra sconti e incentivi pubblici puoi scendere ben sotto i 24mila. Ma parliamo di una vettura tedesca nuovissima, di 150 CV (le altre versioni ne hanno 204) e di categoria ben superiore, per finiture, confort, prestazioni, alla mia vecchia Subaru. Il paragone devi farlo con l'ultima Golf, con la quale la ID.3 condivide il pianale (ma è un po' più grande all'esterno) e che a pari potenza costa di listino 30.500 euro per la versione a benzina, 33.200 per la ibrida e 34.250 per la diesel. Quindi, tenuto conto degli incentivi, ti conviene l'elettrica! Ulteriori grossi risparmi li avrai quando farai rifornimento. Un motore elettrico ha un rendimento termodinamico vicino al 90%, molto più alto di quello del ciclo Diesel (~33%) e del ciclo Otto a benzina (~28%). Cosicché la ricarica lenta (nel garage di casa) ti costa poco più di un terzo della benzina a parità di percorrenza, la ricarica da colonnine veloci poco più di 2/3. Per non parlare dei costi di manutenzione: il motore elettrico è molto più semplice e assai meno soggetto a guasti e usura dei motori termici. Tirando le somme, informiamo Saurino pane e vino che il problema economico delle auto elettriche può dirsi ormai superato, almeno per chi non esce dalla garanzia tipica sul pacco batterie (8 anni o 160mila km, ma mediamente le batterie recenti durano molto di più). Restano aperti, pur se meno gravi che in passato, i problemi di autonomia e di rifornimento.

Il progetto Desertec è ancora vivo. Come ho scritto, è stato abbandonato da Enel e Terna (e dalla maggior parte dei soci), ma restano nel consorzio tre grandi aziende tra le quali la Rete elettrica di Stato cinese. Le spa Enel e Terna sono in potere del governo (tramite il Mef e Cdp rispettivamente). Quando si ritirarono dal consorzio governava uno sciagurato incompetente toscano. Il quale sembrerebbe non insensibile alla lobby delle trivelle e ai dollari degli sceicchi (poteri forti). D'altra parte la mia idea è analoga ma molto più ambiziosa del Desertec. Ti informo che questo progetto puntava (e punta) alla copertura del grosso del fabbisogno elettrico dell'area di produzione (Nordafrica e Medio Oriente) e del 15% del fabbisogno elettrico europeo. Il mio obbiettivo, come ho scritto, è il 100% dell'intero fabbisogno di energia primaria. A titolo di esempio, in Italia nel 2017 i consumi elettrici sono stati il 16,3% dei consumi totali da fonte primaria e il 22% dei consumi energetici finali, ma ovviamente in un'economia verde queste percentuali salirebbero molto e si ridurrebbe il gap tra energia primaria e consumo finale. Il Desertec fu abbandonato da molti partner non tanto per un problema di costi in sé ma per un problema di rischio economico. Legato in particolare alle instabilità politiche e alle tensioni tra i paesi dell'area di produzione, e al terrorismo che sarebbe una minaccia soprattutto per gli elettrodotti terrestri. Nel 2009, anno di nascita del consorzio, il costo dell'opera fu stimato in 400 miliardi di euro fino al 2050, ma nel 2009 il costo all in (o costo livellato)  del fotovoltaico era 359 $/MWh, nel 2019 è sceso a 40 $/MWh e scenderà ancora. Di certo la lobby petrolifera mondiale, che include diversi paesi produttori ed esportatori di petrolio e di gas presenti nell'area di produzione del Desertec, non è esattamente entusiasta di progetti del genere. Anche se, come ho scritto, porterebbero lavoro e sviluppo nell'area.

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prosimo cambio di rotta?

Inversione a U?

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Se la mirabolante automobile era invenduta da mesi, al punto che il concessionario era disposto a quasi regalarla, un motivo deve esserci. E dimostri di non essere esigente con le automobili: hai comprato quella che il portafoglio ti permette, come fanno tutti (1).

Sembra che il mirabolante progetto Desertec

https://www.rinnovabili.it/energia/termodinamico/rinnovabili-progetto-desertec-666/

https://www.africarivista.it/rinnovabili-algeri-abbandona-il-progetto-desertec/172918/

sia in stato comatoso.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Nota 1: è incredibilmente difficile acquistare qualcosa se ISOLDI non li hai

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Perfino nella banalità ti sbagli, Saurino. Ho comprato il meglio che il mio portafoglio mi permette, e che in altre circostanze mi sarebbe costato di più. Sono un amante delle belle auto, ma est modus in rebus. Il venditore ci ha guadagnato il giusto, come pure il produttore, senza la pandemia ci avrebbero guadagnato troppo (diciamo il quadruplo). Non tutto il male viene per nuocere, un po' di decrescita felice gioverà al pianeta quindi anche a chi vi abita. Non è la terra che appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra (proverbio degli indiani d'America). Nel 2020 abbiamo emesso in atmosfera 2 miliardi e mezzo di tonnellate in meno di CO2, ma non basta, anche perché deforestazione dilaga. L'Europa farebbe bene a non lasciare ai cinesi l'immensa risorsa che il buon Dio irraggia gratis sul deserto del Sahara.

 

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