Grande BARACK !!

 

Che Tempo che Fa, boom di ascolti con Barack Obama. Quanto è costato? Niente.

 

Il 44° Presidente degli Stati Uniti ha concesso un’intervista esclusiva in tv in Italia per lanciare la sua autobiografia di grande successo “Una terra promessa”, edita in Italia da Garzanti. Quindi in promozione, in collegamento e senza ricevere alcun compenso. Ospitata a titolo gratuito. A confermarlo Luciana Littizzetto.

 

CASPITA !! COSTA MENO BARACK OBAMA A FAZIO CHE MATTEO RENZI AL PRINCIPE SAUDITA !!!

Modificato da cortomaltese-im
1 persona mi piace questo

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

3 messaggi in questa discussione

C’è un problema però . Che i due sono spesso insieme ai simposi e conferenze. Anzi , il più delle volte e’ proprio Barak che invita Renzi . Io credo che un motivo ci deve essere e di sicuro , e non tra gli ultimi , ci sta che consideri Renzi come l’unico uomo politico italiano di livello . Un ottimo interlocutore . Ci sta ... ci sta !! 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

È lei che riceve gli inviti per conto di Leopoldino, ridicola, cismonica, marketta pisana?

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

lucurto..meglio che ti ripassi la storia..non giurassica,ma di questi ultimi anni:per il compenso mancato??? ahahaha...intanto ha promosso il suo opuscolo in italia...ci credevi vero?????

Afghanistan

Nel 2008 Obama promise a tutto il mondo che alla fine del suo mandato la guerra in Afghanistan sarebbe terminata. Dopo due mandati ciò non è avvenuto e nel paese centro-asiatico sono presenti tuttora 8400 militari statunitensi. Nel giugno del 2016 il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti ha autorizzato i propri uomini (truppe di terra e aviazione) a sferrare attacchi contro i talebani, estendendo così le loro competenze fino a poco prima limitate a una funzione di addestramento delle truppe locali. La guerra in Afghanistan silenziosamente continua, probabilmente indirizzata verso un periodo di forti escalation militari.

Libia

Qui arriviamo al paradosso: capita ogni tanto di fermarsi ad ascoltare le edizioni serali dei telegiornali e la loro litania circa il dramma immigrazione. Non indignatevi per il termine, in quanto di questo si tratta. L’attacco sferrato nel 2011 alla Libia dalla NATO è stato riconosciuto come un errore dallo stesso Obama. Egli non fu il primo sponsor dell’attacco di quel marzo 2011 contro Gheddafi (al contrario della sconfitta Hillary) ma ha comunque pesanti responsabilità per quanto riguarda quell’evento. Il risultato è una Libia senza controllo in cui si fronteggiano più fazioni, lasciando così campo a nuove attività dello Stato Islamico. Gli sbarchi sono incontrollati e a oggi non c’è una forza politica credibile con cui confrontarsi per dare una risposta concreta al problema.

Ogni volta che si parla di emergenza immigrazione chiedetevi quali siano le fonti del problema, da cosa fuggano quelle persone. Di certo l’intervento in Libia avallato dall’amministrazione Obama è parte del puzzle.

Yemen

Menzione particolare merita l’esecuzione di Anwar al Awlaki: la storia di questo cittadino americano, ma originario dello Yemen, è ben descritta nel documentario di Jeremy Scahill e Rick Rowley, candidato all’oscar nel 2014. Al Awlaki, imam cresciuto negli Stati Uniti, se originariamente si attestava su posizioni moderate tese a un incontro tra la società civile statunitense e quella musulmana (celebri i suoi discorsi in seguito all’11 settembre) fu poi portato dalle politiche di Bush a demonizzare gli Usa e a invocare la Jihad, la guerra santa contro l’occidente. Parole le sue, sermoni che seppur duri sono stati sufficienti a commissionare il suo omicidio per “mano” di un drone, mentre si nascondeva nelle montagne dello Yemen, dato che poco tempo prima aveva scoperto di essere ricercato dall’intelligence americana. Nessun processo, nessuna indagine, soltanto morte per un cittadino americano. Inserito nell’elenco delle persone che la CIA era autorizzata a uccidere proprio dal Presidente Obama, premio nobel per la pace, ma sulla fiducia. Stessa fine del padre ha fatto il figlio di al Awlaki, Abdulrahman, che neanche maggiorenne si era messo sulle tracce del padre, nella paura di perderlo e non vederlo mai più. E’ stato riconosciuto soltanto “grazie” ai capelli, tutto il resto non esisteva più.

 

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per commentare

È necessario essere registrati per poter lasciare un messaggio

Crea un account

Non sei ancora iscritto? Registrati subito


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui.


Accedi ora

© Italiaonline S.p.A. 2022Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963