Il confinamento su base parametrica regionale è troppo lento nel mitigare l'epidemia

Inviata (modificato)

I dati di oggi sono a mio avviso relativamente buoni. L'incremento dei contagi e dell'indice di positività (parametri piuttosto aleatori e altalenanti) è più che compensato dal significativo calo dei ricoverati nei reparti ordinari e in quelli intensivi dopo le lievi risalite degli ultimi giorni. Ambedue hanno toccato il minimo della fase di discesa della seconda ondata, una discesa ben consolidata per quanto lenta, sofferta e non del tutto monotonica. Resta pesante il dato dei decessi, ma anche questi sono pressoché al minimo della media mobile settimanale (che depura il dato dalla distorsione per effetto weekend). La seconda ondata in Italia sta rallentando (al contrario di quanto accade purtroppo in altri paesi) e i parametri, sebbene non rassicuranti, sono sensibilmente migliori rispetto ai valori di picco toccati tra fine novembre e inizio dicembre. Ovviamente, stante l'alto livello di circolazione del virus, che tuttora impedisce di realizzare e stabilizzare un contact tracing soddisfacente, l'epidemia è solo parzialmente sotto controllo e una recrudescenza è sempre possibile. In questa discussione intendo stabilire un confronto tra le fasi discendenti della prima e della seconda ondata, per confrontare di conseguenza, sotto il profilo dell'efficacia, le assai diverse strategie di mitigazione adottate.

Partiamo dai reparti ordinari (R.O.). Oggi 3 febbraio siamo al minimo di 20.071 ricoverati, contro i 34.697 del picco raggiunto il 23 novembre. Il calo percentuale è pari al 42,15% ed è stato raggiunto in 72 giorni. Il picco dei R.O. nella prima ondata fu toccato il 4 aprile con 29.010 ricoverati. Uno svuotamento percentuale dei reparti uguale o maggiore del precedente fu raggiunto il 5 maggio con 16.781 ricoverati. Cioè dopo 31 giorni dal picco.

Passiamo alle terapie intensive (T.I.). Oggi sono occupati 2.145 posti contro i 3.848 del massimo toccato il 25 novembre: uno svuotamento pari al 44,26%, ottenuto in 70 giorni. Nella prima ondata il picco delle T.I. fu toccato il 3 aprile con 4.068. Uno svuotamento uguale o maggiore al precedente fu ottenuto il 23 aprile con 2.268 intubati, ovvero in appena 20 giorni.

Infine il terzo parametro oggettivo, i decessi. Oggi la media mobile settimanale (media degli ultimi 7 giorni) è pari a 419 decessi al giorno. Il picco della seconda ondata fu toccato il 3 dicembre con una media mobile di 741 decessi. Quindi il calo percentuale della mortalità è pari al 43,45% ed è stato ottenuto in 62 giorni. Il picco della prima ondata fu toccato il 2 aprile con media mobile 817. Un decremento percentuale analogo al precedente fu raggiunto il 24 aprile, in 22 giorni, con 461 decessi di media mobile.

Riassumendo, a parità di svuotamento percentuale rispetto all'occupazione di picco, per i R.O. nella seconda ondata sono stati necessari 72 giorni contro i 31 della prima ondata. Per le T.I. ci sono voluti 70 giorni nella seconda ondata contro gli appena 20 giorni della prima. Un'analoga riduzione percentuale della mortalità rispetto al picco è stata ottenuta in 62 giorni nella seconda ondata contro i 22 della prima.

Indubbiamente, dunque, le misure adottate nella fase critica della prima ondata (lockdown nazionale permanente per quasi due mesi) sono state assai più efficaci e veloci nel mitigare l'epidemia rispetto a quelle applicate nella seconda ondata (confinamento su base parametrica regionale modulato con cadenza settimanale, e con restrizioni meno severe del lockdown nazionale anche nelle regioni dichiarate zona rossa). Il prezzo del difficile compromesso tra la protezione della salute pubblica e la protezione delle attività economiche è stato molto salato. Difficile quantificarlo con esattezza, dato che la seconda ondata è ancora in corso (e la conclusione non è alle viste) e dato che bisognerebbe anche tenere conto della maggiore trasmissibilità delle nuove varianti del virus. Peraltro questo incremento di trasmissibilità è solo in parte intrinseco al virus: in parte probabilmente maggiore, almeno qui in Italia, è legato all'allentamento delle restrizioni e dei controlli nonché all'atteggiamento meno rigoroso e responsabile dei cittadini. Parliamo in ogni caso dell'ordine di grandezza delle decine di migliaia di vite umane. Un prezzo, a mio avviso, decisamente troppo alto. 

Modificato da fosforo311
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12 messaggi in questa discussione

Una nota aggiuntiva. Per un confronto omogeneo e imparziale tra le due ondate e le relative misure di contenimento, andrebbe tenuto conto anche dell'oggettivo progresso in campo diagnostico e terapeutico. Nella prima ondata, specie nelle prime settimane, si facevano pochissimi tamponi riuscendo a testare solo i casi gravi, e nemmeno tutti. Ancora a metà marzo in alcune città non era facile procurarsi una mascherina. Per non parlare dell'ossigeno e dei respiratori. L'approccio terapeutico era più o meno improvvisato. Oggi i test sono molti di più (anche se i test rapidi possono diventare un'arma a doppio taglio a causa dei falsi negativi) e i protocolli terapeutici, sebbene non esista tuttora un farmaco specifico, sono abbastanza consolidati. Queste considerazioni vanno ulteriormente a peggiorare il giudizio sull'efficacia della strategia di contenimento adottata per la seconda ondata dell'epidemia. 

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8 ore fa, fosforo311 ha scritto:

 

 

7 ore fa, fosforo311 ha scritto:

 

 

Ciao Fosforo da d/b – una triste giornata di pioggia mista a foschia nel Veneto – permetti un discorso matematico. Non sono medico e non entro in merito alla validità si o validità no dei vaccini. Solo un discorso matematico. Supponiamo cinquanta milioni di italiani, si pratica la prima dose e dopo circa un mese la seconda dose. La validità del vaccino è di circa sei mesi, quindi bisogna ripetete prima dose e seconda dose. Sempre e solo del medesimo tipo, non esistendo compatibilità ed alternanza tra le diverse formule chimiche. La domanda di matematica è questa. Quanto personale sia medico che di segreteria occorre assumere per garantire la tempistica di vaccinare cinquanta milioni di italiani ogni sei mesi. Quali, quanti e dove collocare sia i magazzini di scorta e sia i locali di somministrazione. Il tutto ben distante dai normali ospedali di cura e degenza. Quale dispendio di energie e di capitali saranno necessari. - a questo punto (forse) varrebbe la candela lasciare perdere il discorso vaccini e dedicarsi a riorganizzare, anzi ad organizzare, un valido e nuovo servizio sanitario sia su base locale (gli ambulatori comunali di zona) e sia su base di coordinamento provinciale e regionale. - Scusa Fosforo, con la matematica ci capisco poco, potresti aiutarmi con un poco di conti facili ed attuabili. Grazie, in attesa del sole.    

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Sig auto da sabbia, prima di tutto per eseguire il calcolo bisogna vedere quanti anni di vita possa ancora avere un settantunenne tenendo conto che un ottantenne ne avrà meno e un novantunenne ancora meno.

Stabilito questo bisogna vedere quanti nati ci saranno tra il 2021 e il 2031 tenendo conto, in questo periodo, se i nuovi nati sono tutti sani oppure se qualcuno di essi, nel frattempo, sono volati in cielo.

Lei cominci a incolonnare questi dati per almeno due anni, prendendo nota di quanti eravamo in Italia nel 1950 e quanti siamo rimasti a fine 2020/2022.

Ops dimenticavo: a questi numeri deve dedurre il numero degli immigrati che ci hanno invaso anno per anno.

Se poi il sig fosforo non avrà tempo di eseguire  i calcoli da lei richiesti, perché impegnato nei suoi lunghissimi necrologi, allora si rivolga alla sua amica la cismonica, ridicola, marketta pisana che è fortissima in calcoli matematici.

Buona giornata e buon lavoro.

 

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23 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Sig auto da sabbia, prima di tutto per eseguire il calcolo bisogna vedere quanti anni di vita possa ancora avere un settantunenne tenendo conto che un ottantenne ne avrà meno e un novantunenne ancora meno.

 

Simpatica Risata di Montagna, il telegiornale di Rai Tre ha mostrato la grande neve al nord del Veneto. Come procede dalle tue parti .... prova a vedere i filmati ... la sora cesira ... scrivi proprio ... la sora cesira video ... e vedrai le celelbri canzoni italiane trasformate in satira e parodia politica ... fammi sapere, ciao da d/b in attesa di poter andare all BRUSSA (Lugugnana) tra Caorle e Bibione a provare le gomme nuove.  

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Causa neve  al Nord del Veneto la gallina Cesira ha smesso di fare le uova, e rimane, inebetita, accucciata sul trespolo più alto del pollaio, in attesa che arrivino quelli dell'Enel a portarle la luce.

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12 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Causa neve  al Nord del Veneto la gallina Cesira ha smesso di fare le uova, e rimane, inebetita, accucciata sul trespolo più alto del pollaio, in attesa che arrivino quelli dell'Enel a portarle la luce.

Anche alla Gallina di mia Sorella

(quella che abita in valle Gallina) capita un fatto simile.

Forse la umidità della diga contribuisce .... ai reumatismi articolari  

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Ma la gallina di sua sorella fa ancora le uova? Come si chiama? Ha imparato a nuotare?

 

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Inviata (modificato)

6 ore fa, dune-buggi ha scritto:

Ciao Fosforo da d/b – una triste giornata di pioggia mista a foschia nel Veneto – permetti un discorso matematico. Non sono medico e non entro in merito alla validità si o validità no dei vaccini. Solo un discorso matematico. Supponiamo cinquanta milioni di italiani, si pratica la prima dose e dopo circa un mese la seconda dose. La validità del vaccino è di circa sei mesi, quindi bisogna ripetete prima dose e seconda dose. Sempre e solo del medesimo tipo, non esistendo compatibilità ed alternanza tra le diverse formule chimiche. La domanda di matematica è questa. Quanto personale sia medico che di segreteria occorre assumere per garantire la tempistica di vaccinare cinquanta milioni di italiani ogni sei mesi. Quali, quanti e dove collocare sia i magazzini di scorta e sia i locali di somministrazione. Il tutto ben distante dai normali ospedali di cura e degenza. Quale dispendio di energie e di capitali saranno necessari. - a questo punto (forse) varrebbe la candela lasciare perdere il discorso vaccini e dedicarsi a riorganizzare, anzi ad organizzare, un valido e nuovo servizio sanitario sia su base locale (gli ambulatori comunali di zona) e sia su base di coordinamento provinciale e regionale. - Scusa Fosforo, con la matematica ci capisco poco, potresti aiutarmi con un poco di conti facili ed attuabili. Grazie, in attesa del sole.    

Caro d/b qui il tempo si è rimesso al bello ma la matematica ci aiuta poco. Ci mancano alcune in.formazioni essenziali. In realtà non conosciamo esattamente né l'efficacia né la durata della protezione vaccinale. Per es. la Pfizer ha verificato una protezione del 95% sui suoi volontari, ma su un tempo medio di osservazione di appena due mesi circa. Inoltre, ammesso che il vaccino protegga dalla malattia (cioè dai sintomi), non è chiaro se il vaccinato trasmetta o meno il virus agli altri. Solo il tempo risponderà a queste domande. Lo sforzo logistico necessario per vaccinare una larga parte della popolazione italiana è enorme, difficilmente quantificabile, ma di certo non parliamo di cose impossibili. Al momento in cui scrivo, in Israele è stata somministrata almeno la prima dose al 60,1% della popolazione. È vero che Israele è uno Stato molto organizzato e la popolazione molto disciplinata, quasi come la Cina. Noi siamo al 3,7%. Meglio di noi in Europa Regno Unito (15,5%) e Spagna (3,8%), ma precediamo Germania e Francia, e anche la Svizzera. Il dato importantissimo è che su oltre 100 milioni di vaccinati finora non si è registrato nemmeno un solo caso di reazione allergica con esito fatale. Ci sono stati alcuni decessi (ovvio su 100 milioni di persone) ma per cause indipendenti. Vero è che queste reazioni allergiche al vaccino anticovid sono piuttosto frequenti. Sembra soprattutto qui in Italia. Sembra che gli italiani siano molto sensibili. Secondo me c'è anche una causa psicologica. Molti italiani sono ansiosi, inclini al pregiudizio, anche un po' fifoni e dotati di scarso spirito di sacrificio. Una domenica, poco prima della pandemia, accompagnai  un amico al pronto soccorso in gravi condizioni (pressione arteriosa 180/250). C'erano ustionati e fratturati in attesa, ma si presentò un tizio grande e grosso sulla cinquantina che urlava e bestemmiava per il dolore. Aveva un dente cariato. E pretendeva di essere visitato, anche prima degli altri.

Saluti

Modificato da fosforo311
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... prepariamoci ad avere anche 100.000 casi in Italia e fino a 2 o 3.000 morti

... non facciamo drammi e soprattutto evitiamo il panico

Era il giorno 21 febbraio 2020.

Un autorevolissimo cazzaro virologo napoletano si era espresso in questi termini sugli sviluppi futuri dell'incipiente ondata di Covid19.

DOMANDA: chi era l'autorevolissimo cazzaro virologo napoletano?

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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Inviata (modificato)

Se questo forum avesse un moderatore che cancellasse i post fuori tema, il nostro Saurino pane e vino sarebbe indistinguibile dal protagonista del più celebre romanzo di Wells. Per ora si arrangia a immedesimarsi nei ruoli maschili dei libri ero.tici di von Sacher-Masoch (chi si contenta gode). Non avendo infatti nulla da dire nel merito della discussione, ritira tafazzianamente in ballo un mio vecchio post del 21 febbraio 2020. In quel momento avevamo in Italia ZERO morti (il primo decesso fu comunicato nella tarda serata) e l'unico faro era la Cina che aveva superato il picco e si avviava a domare il virus con poco più di 2mila morti dichiarati (ne mancavano 1300 che sarebbe stati recuperati in aprile). Basandomi sui dati cinesi (altri dati solidi non c'erano) azzardai una previsione che se l'avessi fatta in tv avrei rischiato in quel momento una denuncia per procurato allarme. Prevedevo infatti, il 21 febbraio, una pandemia ben prima che l'OMS la dichiarasse (11 marzo) e fino a 3mila morti in Italia. Cioè una strage paragonabile al terremoto dell'Irpinia o all'11 settembre. Ho già sfidato Saurino a rintracciare una previsione più drammatica in Italia e contemporanea o anteriore alla mia. Eppure era una previsione errata per difetto (di vittime). Col senno di poi è facile spiegare perché. Perché l'unico modello all'epoca esistente era completamente fuorviante. Il tasso di mortalità della Cina oggi è pari a 3 decessi per milione di abitanti, quello dell'Italia quasi 1500 decessi per milione. Oggi è chiaro, ma non lo era un anno fa, che il modello cinese non è applicabile non solo  all'Italia ma alla stragrande maggioranza dei paesi del mondo. Ammisi presto quell'errore, mentre Tafazzi Saurino ancora non ammette il suo, incredibilmente più grosso e più immotivato. Infatti, il 5 marzo scriveva: 

"PER QUANTO NE SAPPIAMO, NON CI SARÀ NESSUNA STRAGE".

Eppure Saurino von Sacher il 5 marzo ne sapeva molto ma molto di più del sottoscritto il 21 febbraio. Avevamo 107 morti e i positivi crescevano a ritmo esponenziale, sebbene avessi già all'epoca fatto notare che i test erano insufficienti. Ma, soprattutto, Saurino von Masoch escludeva la strage come solo un decerebrato avrebbe potuto fare dopo il drammatico Dpcm del 4 marzo. Il presidente Conte aveva chiuso i cinema, i teatri, gli stadi e le scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale. Roba che nemmeno in tempo di guerra! Eppure Saurino il 5 marzo era cautamente... pardon bovinamente ottimista. Periodicamente il tafazzi del forum ritira in ballo la mia vecchia previsione, ben sapendo che io ricorderò ai forumisti la sua. Lo fa ogni volta che sente il bisogno insopprimibile di martellate nelle pudenda. E io, pietosamente, lo accontento. 

Modificato da fosforo311

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Bisognerebbe recuperare anche cosa avevano detto in quei giorni il sig Lucertolona e la cismonica pisana.

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Come ho scritto, egregio, il sig. Saurino, il 5 marzo 2020 e sulla base delle sue conoscenze, escludeva la possibilità che il virus potesse fare una strage in Italia. Eppure il giorno prima, 4 marzo, erano già 107 i morti e i positivi erano in crescita esponenziale benché i tamponi fossero scarsi. Pensa che in quel momento oltre la metà dei 3mila e rotti positivi era ricoverata in ospedale (oggi sono meno dell'1%). Nessuno poteva ancora rendersi esattamente conto della drammatica insufficienza dei test, quindi si poteva temere che il virus fosse molto più letale di quello che in realtà era. Ma Saurino escludeva la possibilità di una strage. Eppure il giorno prima il presidente del Consiglio aveva chiuso i cinema, i teatri, gli stadi e le scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale. In Italia una cosa del genere non si era mai vista, nemmeno in tempo di guerra, ma a Saurino faceva un baffo: non ci sarà nessuna strage, assicurava. Non meno tragicomica la marchetta pisana, che il 27 febbraio, 6 giorni dopo la mia previsione di un massimo di 100mila casi e 3mila morti (formulata quando i morti in Italia erano zero e i casi una ventina), formulava una previsione molto accurata, degna del mago Otelma. Considerato che a quella data c'erano 450 casi e 12 morti, partiva dagli assunti che quello fosse all'incirca il bilancio di una settimana e che la pandemia dovesse durare 8 settimane (attribuiva questa strampalata ipotesi a non meglio identificati virologi). Dopodiché moltiplicava per 8 e concludeva che il nostro bilancio finale sarebbe stato, "all'incirca" bontà sua, pari a 3500 casi e 96 morti. Ed enfatizzava quanto fosse sballata per eccesso (e non per difetto) la previsione del sottoscritto. Praticamente la seconda elementare (il suo cervello deve essersi fermato lì) applicata all'epidemiologia. 

https://forum.virgilio.it/argomento/76714-i-conteggi-dell’esperto-virologo-cazzaro-o’professsoorreee/

 

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