VEDIAMO CHE SCRIVE IL DIRETOINRETTO..SCIACALLO

La capra felice con @Agitu Ideo Gudeta
Estate 2020 a breve aggiornamento su programma e iscrizioni
Era scappata dalla violenza e purtroppo è morta per la violenza di un UOMO !

Nessuna descrizione della foto disponibile.

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5 messaggi in questa discussione

https://www.fanpage.it/attualita/storia-di-agitu-gudeta-dai-successi-allodio-questo-non-e-il-tuo-posto-brutta-***/

Agitu Gudeta Ideo è stata trovata senza vita, nella sua casa in valle dei Mochéni, in Trentino. Dalla battaglia contro le multinazionali in Etiopia, al delitto, passando per il progetto virtuoso italiano, ecco la storia dell’imprenditrice simbolo d’integrazione. Già in passato Agitu era stata vittima di discriminazioni, violenze e minacce. “Questo non è il tuo posto, brutta ***” le dicevano.

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/storia-di-agitu-gudeta-dai-successi-allodio-questo-non-e-il-tuo-posto-brutta-***/
https://www.fanpage.it/

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e  c'era  da  immaginarselo   che  faceva  lo sciacallo ....pensare    che  per  loro ( fasciodestri  )  sarebbe  morta  in Etiopia 

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Le parole giuste PER   TACITARE    GLI  SCIACALLI

Agitu Ideo Gudeta non era "la pastora e rifugiata etiope dell'integrazione" come hanno titolato varie testate giornalistiche.

Agitu era un'imprenditrice. Dirlo, ripetercelo, serve a rendere reale il fatto che chi lascia il proprio paese in quanto rifugiato, non resta un soggetto debole e passivo tutta la vita. Anche perché cercare rifugio è un atto politico di grande forza e coraggio.

Il razzismo che ha subito in vita, come il sessismo, sono le conseguenze di vivere su questa terra in quanto donna e nera, ma non sono tutto. Intorno all'odio ed ai pregiudizi c'è una vita da vivere, ci sono le ambizioni, c'è la progettualità, il sogno, le aspirazioni, il prepararsi costantemente a quello che verrà.

Quella donna pensava di continuo a come fare meglio le cose e ci riusciva. Diamine se sapeva fare bene il suo lavoro.

Lo so che in questo paese pensare ad una donna nera o ai rifugiati o ai migranti, significa dire "vittima di qualcosa", ma Agitu con la sua vita, ci ha voluto dimostrare che le persone esistono anche al di là dei soprusi che subiscono. E quello che resta dopo la violenza, gli schiaffi, gli sputi, l'esilio è la parte più coriacea.

Certo, il suo assassino era un suo dipendente, "un africano come lei", titolano tra le righe, stamattina, parecchi giornalacci.

Io invece, ci vedo solo l'ennesimo uomo che pregno di odio, soprattutto per le donne, è riuscito a somigliare terribilmente, nonostante la pelle, la lingua e le origini diverse, a migliaia di altri uomini, italiani e non che ogni giorno abusano e spengono le donne. Soprattutto quelle come Agitu.

Che sia ghanese o italiano, poco cambia. Non mi avrebbe fatto stare meglio o peggio in nessun caso. Perché sono una donna e non mi illudo che il maschilismo abbia una "razza". E se qualcuno si è sentito sollevato dal fatto che il suo assassino fosse un uomo, anche nero, è parte del problema.

Quanto era forte questa donna.

Così forte che mi sembra ancora viva, mentre ci da lezioni su come si racconta una storia.

Autrice sconosciuta

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Lo  sciacallo diretoinretto  colpisce  ancora

 

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