Un ricordo di Pablito

Avevo una montagna di sonno arretrato, mia moglie non ha alzato le persiane e mi sono alzato molto tardi. E vi assicuro che stavo per riaddormentarmi dopo la lettura della rassegna stampa con la solita routine dei nani della destraccia e delle ballerine dei giornaloni schierati contro l'unico gigante rimasto nella politica italiana, anzi trovato quasi per caso. Il titolo più appariscente era quello del Tempo: RENZI, QUESTA VOLTA FACCE SOGNA'. È a dir poco sconfortante osservare come in piena pandemia un permaloso bulletto toscano stuzzichi gli istinti sfascisti dei faziosi di destra. Ma nulla di nuovo sotto l'italico sole. Ripeto, stavo per ricadere nelle braccia di Morfeo quando, dal sito di Repubblica, è arrivato il pugno allo stomaco, la tragica notizia della notte:

È MORTO PAOLO ROSSI, L'EROE DEL MUNDIAL '82.

Superati lo sbigottimento e la fitta dolorosa, è affiorato il più banale dei pensieri: ma che anno dimerda è questo 2020? 2 settimane dopo Diego tocca a Pablito, cos'altro deve accadere? Mi direte, perché ricordare in un forum di politica due calciatori, sia pure straordinari campioni? Perché erano di più, erano, a modo loro, due figure simboliche ed eroiche. Planetaria, universale, quella del primo, nazionale ma non meno amata e inclusiva quella del secondo. Ho potuto rileggere, a distanza di 38 anni ma sembra ieri, uno dei più famosi articoli del grande Gianni Brera, quello dell'Io triumphe con cui questo verboso ma autentico e compianto poeta del giornalismo sportivo acclamò alla maniera dei legionari romani l'inattesa (anche da lui) quanto meritata vittoria della nazionale nel mondiale di Spagna. Una grande impresa, un evento assolutamente storico per l'Italia (a differenza dello scialbo e fortunoso successo del 2006 con una squadra mediocre contro avversari mediocri) suggellato e immortalato nell'immagine iconica dello scopone sull'aereo tra Pertini, Bearzot, Zoff e Causio, con la Coppa d'Oro sul tavolino. Ebbene, Dino Zoff fece grandi parate, Bruno Conti imperversò sulla fascia, Gentile, Cabrini e il compianto Scirea sublimarono il catenaccio all'italiana, ma il protagonista indiscusso di quel mondiale fu Pablito. Messo in croce, insieme alla squadra e al tecnico, durante lo stentato girone eliminatorio (dove rischiammo di essere eliminati dal Camerun), il nostro leggero ma  implacabile centravanti si esaltò e trascinò la squadra con una serie di prestazioni memorabili che ne fecero l'uomo decisivo e il capocannoniere del torneo. In quell'anno magico fu premiato anche con il Pallone d'oro. Credo che nella storia dei mondiali di calcio solo Maradona abbia lasciato un'impronta più grande della sua. Perfino Pelé, circondato com'era da altri fuoriclasse, non fu mai così determinante nei trionfi del Brasile.  Diciamo che al di fuori di quel momento magico e dei brillanti campionati a inizio carriera nel suo Lanerossi Vicenza, Paolo Rossi non lasciò altre grosse impronte, anche per problemi fisici, e appese le scarpette al chiodo a nemmeno 31 anni. Ma nello sport i grandissimi si riconoscono nelle grandi occasioni, e il mondiale spagnolo attesta che Rossi fu un grandissimo. Cruijff, Messi e Ronaldo, non hanno mai vinto un mondiale. Rossi non era un mostro, aveva dei limiti soprattutto atletici, era molto italiano, nel gioco e nel carattere, umile ma capace di tirare fuori gli artigli e di esaltarsi nel collettivo. Credo che lui, Gianni  Rivera e Pietro Mennea, tre campioni assolutamente normali nei muscoli, ma straordinari nella testa e nel cuore, siano i più perfetti rappresentanti dell'italianità nello sport.  "ROSSI IN TRIONFO È TUTTI NOI" scrisse Brera alla fine del suo articolo.

Paolo, sei e sarai sempre tutti noi, grazie per quello che ci ha dato, riposa in pace. 

Modificato da fosforo311

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2 messaggi in questa discussione

Sto pezzodimmerda di  un Cazzaro napoletano , copiaincolla un articolo che verte sulla morte di Paolo Rossi per fare propaganda ad un avvocaticchio di paese   anche lui incredulo di come possa essere stato nominato Presidente del Consiglio per fare la solita filippica contro l’unica vera risorsa politica italiana che si chiama Matteo Renzi .  Faccio altresì presente al Cazzaro Napoletano che si “meraviglia “ per un articolo del Tempo che afferma :” Renzi facce sogna’ “ , che l’unico gigante rimasto nella politica italiana , così il Cazzaro definisce Conte , che quest’ultimo non si e’ limitato a fare sognare , ma ha trasformato il sogno in realtà avendo fatto il Presidente del Consiglio con tal Salvini che mi risulta essere un fascio leghista è razzista . Caro Cazzaro , se i sogni son desideri , Giuseppi ti ha accontentato ...!! 

Modificato da mark222220

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1 minuto fa, mark222220 ha scritto:

......per un articolo del Tempo che afferma :” Renzi facce sogna’ “ , che l’unico gigante rimasto nella politica italiana

😂😂😂😂😂😂 Gigante del 2/3% .

Sig fosforo cominci a parlar bene di questo gigante, vediamo come reagisce Maria Teresa da Pisa.

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