Lettera aperta a Valeria Fedeli

Cara Valeria Fedeli, tu sai, e comunque te lo ripeto qui, che ho per te una forte stima. Stima credciuta lungo la tua attività di sindacalista tessile e le circostanze, a volte drammatiche, che ti avevano portata nella Toscana di Prato e di Firenze, e poi la tua attività parlamentare, eletta in Toscana.

Ho imparato dalla limpidezza risoluta con cui hai ricostruito, da vicepresidente del Senato, la storia del faticoso riconoscimento dei diritti delle donne e ti sei impegnata a farlo avanzare, oltre che nelle istituzioni, nella vita quotidiana del lavoro e delle famiglie e soprattutto dell’educazione. Questo fervido impegno basta a spiegare la speciale malevolenza che la tua nomina nel governo ha eccitato in alcuni esponenti della vanità integralista, dei puri , degli onesti , dei sempre sconfitti quantanque felici di esserlo. 

Dunque ho accolto, non dirò con scandalo, ma con desolazione la sciocchezza del tuo curriculum. 

Pensa un po' che "

sembrerebbe"Benedetto Croce, che fu il più influente intellettuale italiano e fu ministro della pubblica istruzione senza aver mai preso la laurea, almeno così mi ha detto gente assai ben informata.

La debolezza che ti ha indotto a ritoccare titoli di studio fa molta tenerezza, tanto è assurda e senza proporzione con le tue capacità e i tuoi meriti. Per me, ad esempio, sei stata la più bella delle nuove aggiunte fatte al Governo ed ero ve r a m e n te incuriosito e felice di vedere come una con la tua storia e il tuo solidale entusiasmo, se la sarebbe cavata in un ministero così complicato e zeppo di tensioni di ogni tipo.

Penso che i miei nipotini si troveranno molto bene in una scuola italiana al cui vertice ci fossi stata tu. Sono sicuro che avrebbero acquisito conoscenze utili e, soprattutto, valori etici oggi così tragicamente sbiaditi. Forse la logica della politica richiederà le tue dimissioni perché questa piccola bugia sarà utilizzata a lungo per attaccarti, umanamente e politicamente, ed io non so proprio cosa consigliarti di fare.

Lasciare, forse, sarebbe la cosa più facile. Oppure meglio trovare le parole giuste e vere per scusartene e guadagnarti un tuo condizionale voto di fiducia. Io voterei sì.

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