3 dicembre giornata tragica

Ieri sono stati superati, secondo Worldometer, i 65 milioni di casi positivi nel mondo e il milione e mezzo di decessi da Covid. Parliamo sempre dei dati comunicati dai vari Stati, le cifre reali dei contagiati e dei morti sono ben maggiori. Sempre ieri, record mondiale sia dei decessi nelle 24 ore (12.660) sia dei nuovi positivi (quasi 685mila). Record nazionali per gli USA (oltre 218mila positivi e 2.918 morti in un giorno), e purtroppo per noi con 993 decessi (contro i 969 del 27 marzo, di cui 50 postdatati). Ma non si è superata la soglia psicologica dei 1000 funerali e allora ieri sera Rete4 celebrava il "popolo dello sprizz" che non rinuncia al rito "sacro" dell'aperitivo o dell'happy hour anche in barba alle norme. Mentre opposizioni, Regioni e renziani starnazzavano in coro contro il presidente del Consiglio che ha difeso con fermezza il piano del rigore per il periodo natalizio. Però oggi l'ISS pubblica i nuovi dati parametrici del monitoraggio regionale e molte Regioni sono pronte a esultare per una probabile "decolorazione". Ripeto: con questo apri e chiudi, con questo tira e molla parametrico non andremo da nessuna parte. Inseguire i parametri (molti dei quali di incerta valutazione) è controproducente se non c'è un sufficiente controllo del fenomeno epidemico. Si può convivere pacificamente con questo virus e rilanciare sul serio l'economia solo se siamo in grado di individuare quasi tutti i nuovi contagiati e di tracciare quasi tutti i loro contatti a rischio, come avviene nei paesi virtuosi dell'Estremo Oriente e come oggi, visti i numeri, è  purtroppo impossibile in Italia. 

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Oggi 814 morti e un buon calo di ricoverati nei reparti ordinari ma le terapie intensive si stanno svuotando  lentamente: solo 49 posti occupati in meno in due giorni nonostante 1807 decessi. Salgono ancora i nuovi positivi e sale ancora il rapporto  positivi/tamponi. Allentare le misure nelle regioni con questi numeri nazionali a mio avviso è al limite della follia. Le misure vanno confermate nelle regioni che vanno bene, inasprite in quelle che vanno male o che tardano a migliorare. 

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Voglio solo correggere alcuni dati del 3 dicembre, che Worldometer, sito preciso e scrupoloso, ha rivisto, come spesso accade, in considerazione dei criteri e dei ritardi delle comunicazioni dei vari paesi. Il record mondiale dei nuovi casi viene ritoccato in 688.333, quello dei decessi sale a 12.834. I rispettivi record degli Stati Uniti salgono a 220.643 e 2.921. Pensate: oltre 220mila nuovi positivi in un solo giorno, due volte e mezza il totale dei positivi in Cina dall'inizio della pandemia! Rapportato alla popolazione italiana il record americano corrisponde a circa 40mila casi, che sono poco meno del nostro record del 13 novembre (40.902).

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Come è noto, i dati del sabato e della domenica (e pure quelli del lunedì) risentono dell'effetto fine settimana e tendono a sottovalutare il reale andamento dell'epidemia. Pertanto non li commenterò, limitandomi a qualche osservazione statistica e a una considerazione personale. Ieri abbiamo superato i 60mila decessi, il che vuol dire che il nostro tasso di mortalità sta per superare l'uno per mille (accadrà in giornata). Ieri abbiamo anche superato la mortalità della Spagna, raggiungendo il quinto posto della classifica. Se nei prossimi due o tre giorni ad Andorra non muore nessuno, supereremo anche Andorra, e poi il Perù. Mentre San Marino, dove nella seconda ondata si è ripreso a morire, insegue il primato del Belgio, ormai prossimo a 1,5 decessi per mille abitanti. Ma sono sempre meno della Lombardia che viaggia ben oltre il 2 per mille (senza contare i decessi dei contagiati non testati in marzo e aprile) e con tutta probabilità resta la regione sopra i 10 milioni di abitanti più colpita al mondo dalla pandemia. Tuttavia ho scoperto solo oggi che in Italia c'è una regione con mortalità ancora più alta: è la Valle d'Aosta che supera il 2,6 per mille. Con il tasso della Valle d'Aosta conteremmo oggi in Italia 160mila morti, ma le priorità per le autorità valdostane sembrano essere il turismo e lo sci. Nel totale assoluto dei decessi siamo sempre sesti, ma ormai talloniamo il Regno Unito che rischiamo di superare entro la settimana. Anche se forse non si direbbe dopo avere guardato questo filmato che a me fa rivoltare lo stomaco:

https://video.repubblica.it/mondo/londra-festa-in-centro-senza-mascherine-per-la-fine-del-secondo-lockdown-nazionale/372474/373090?ref=RHLF-BS-I270681290-P2-S2-T1

Se questi sono i giovani dell'Occidente capitalista, liberista, consumista e individualista, si conferma che l'Occidente non ha futuro e che il vaccino, se funzionerà, riuscirà solo a ritardarne il crollo. Facile paragonare quella feccia danzante ai passeggeri nella sala da ballo del Titanic, ma a me viene in mente un'altra pillola di storia. Quei giovani londinesi mi fanno venire in mente il motto delle camicie nere: Me ne frego. Possiamo chiamarlo irresponsabilità, negazionismo, ignoranza, in realtà questo atteggiamento largamente diffuso in Occidente durante questa pandemia, specie nella seconda ondata, è un preciso paradigma del fascismo.  Ovvero l'affermazione della propria volontà e del proprio io al di sopra di tutto e di tutti, anche al di sopra della morte (vivere pericolosamente era un altro motto del ventennio, ispirato da Nietzsche). Le democrazie occidentali non hanno futuro perché ormai sono popolate da fascisti. Fascisti dentro, abbrutiti, illusi, corrotti dal benessere e dal consumismo, dalla libertà degenerata in farequelchecazzocipare. E i fascismi, come ci suggerisce la logica e ci conferma la storia, non possono che fare una brutta e rapida fine. Mentre resistono ancora oggi alcuni regimi comunisti, che non a caso durante la pandemia si mostrano come i sistemi più efficienti e resilienti. Pensiamo alla Cina, al Vietnam, a Cuba. 

Modificato da fosforo311

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