LEGA, DI MALE IN PEGGIO

Siamo alla follia totale.

In Umbria, dopo aver perso il tracciamento del virus e dei contatti, la destra ha pensato di risolvere tutto così: facendo pagare le propria incapacità ai cittadini.

E per pagare intendiamo letteralmente. Perché quei cittadini che decideranno di rivolgersi ai laboratori privati per effettuare i test rapidi (il cui costo è di 40 euro), saranno costretti ad effettuare anche il test molecolare di conferma nello stesso laboratorio, con prezzi che si aggirano tra gli 85 e i 120 euro.

Ma a pagare questa imposizione non sarà la Regione. No.

Sarà il cittadino, con le sue tasche.

Un cittadino che, magari, pensava persino di fare il bene dei suoi cari e della sua comunità evitando di intasare il pubblico e favorendo il tracciamento, sarà costretto a pagare circa 160 euro.

Si tratta, evidentemente, non solo dell'ennesimo regalo della destra ai privati, non solo di una follia che disincentiverà gli asintomatici a fare il test, ma di una clamorosa ingiustizia nei confronti dei più poveri e di chi ha meno.

È la sanità pubblica che deve farsi carico dei pazienti positivi al test rapido: la Giunta Tesei cambi subito questa delibera inaccettabile.

Perché la salute è un diritto di tutti, non un privilegio per pochi!

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "In Umbria il tampone devi pagartelo da solo Ecco il modello Lega!"

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Alcune farmacie ci hanno addirittura fatto un cartello: "Non abbiamo vaccini antinfluenzali e non sappiamo quando arriveranno", hanno scritto per scoraggiare i clienti a mettersi in fila per chiedere chiarimenti. Ma quei vaccini non arriveranno mai. Ieri tutte le farmacie lombarde hanno ricevuto una mail stringata da Federfarma che comunica che Regione Lombardia "non avrà vaccini sufficienti per distribuirli anche in farmacia". Fallisce la campagna vaccinale che l’assessore al Welfare Giulio Gallera aveva annunciato in pompa magna e i numeri non lasciano spazio a dubbi: secondo le stime della stessa Regione rientrano nella fascia target, ossia a rischio, 2,3 milioni di anziani over 65, 630mila persone dai 60 ai 64 anni (che quest’anno il ministero della Salute ha inserito nella fascia “target”), i pazienti fragili con gravi malattie croniche, le donne in gravidanza, il personale sanitario e le forze dell’ordine, in tutto una platea di 3,33 milioni di persone. L’obiettivo dichiarato della Regione era di garantire il vaccino entro dicembre ad almeno 2,36 milioni di adulti ma dai dati che è possibile consultare dalla centrale d’acquisti Aria sono solo 1.998.000 le dosi ordinate (ne mancano più di 300mila) e solo 1,63 milioni di queste dosi risultano effettivamente consegnate. E ora si è arrivati al capolinea.

Vale la pena ricordare che già il 4 giugno di quest’anno il Ministero della Salute aveva impartito una serie di raccomandazioni alle Regioni per non farsi trovare impreparate nella campagna vaccinale antinfluenzale 2020-2021, quest’anno ancora più importante per la co-circolazione del Covid e la previsione della seconda ondata, poi arrivata, era un monito per muoversi in tempo. Federfarma nazionale già a fine agosto aveva espresso il timore di non poter disporre delle dosi di vaccino per le farmacie che quest’anno erano state quantificate in 1,2 milioni. Il 12 settembre il Ministero ha inviato la richiesta alla Conferenza delle Regioni di rimodulare i loro acquisti, in modo da rendere disponibile alle farmacie la quantità di dosi vaccinali necessarie. La Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 14 settembre ha accolto l’invito del Ministero raccomandando ad ogni singola regione di distribuire una quota di vaccini anti-influenzali, disponibile, attraverso il sistema territoriale delle farmacie: l’indicazione si riferiva ad una percentuale minima, l’1,5 per cento delle dosi acquistate, eventualmente incrementabile dalle singole Regioni. Missione evidentemente fallita.

La presidente di Federfarma Lombardia, Annarosa Racca, a Fanpage.it spiega che "purtroppo è stata presa la decisione di non mettere in vendita al pubblico il vaccino" sottolineando l’obbligo "di rifornirsi dall’estero poiché non abbiamo neanche un’azienda farmaceutica che produca vaccini in Italia. Purtroppo non bastano, ne hanno prodotti troppo pochi – dice Annarosa Racca -. Vedo una non corretta programmazione fatta a livello nazionale che andava prevista già nel periodo di marzo”. Giovanni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo parla di “gare avviate, a volte in ritardo, da parte delle Regioni”.

Sul tema è intervenuta anche Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie – che per bocca del segretario provinciale di Milano Alessandro Politi denuncia "con vigore e sdegno le gravi difficoltà in cui stiamo operando da diversi mesi". "Purtroppo – scrive Simg Milano -, almeno qui in Lombardia, le cose sono andate nella maniera peggiore: non spetta a noi stabilirne le cause, saranno, si spera, specifici organi deputati a tale incarico. Il fallimento degli organi regionali preposti a questi compiti è sotto gli occhi di tutti: purtroppo molti cittadini vengono falsamente rassicurati con messaggi fuorvianti, inesatti e talvolta anche fasulli, creando quindi una sorta di corto circuito mediatico del quale ne fa spesso le spese il nostro rapporto personale medico – paziente, con conflittualità che sfociano in alcuni casi anche nella risoluzione da parte del paziente dell’iscrizione col proprio medico di fiducia. Silenzio, per ora, dai vertici regionali.

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