UGUAGLIANZA DE CHE?

Questo articolo provocatorio è stato scritto 3/4 anni fa in risposta ad un'altra provocazione che aveva per tema la differenza tra l'uguaglianza e l'equità. Quello che riporto è un estratto della parte riguardante l'uguaglianza.

 

Una delle più grandi e formidabili invenzioni dell’uomo è il principio di uguaglianza. Una finzione illuminata e inflazionata da miliardi di parole e da pochissimi interventi pratici che non hanno fatto altro che dimostrare la propria inconsistenza. E’ una regola non scritta e non valida, un concetto astratto che si discosta di molto dalla pratica. Eppure viene considerato uno dei diritti fondamentali dell’uomo, un ideale per la conquista del quale hanno combattuto milioni di persone in epoche diverse e senza riuscire appieno nell’intento. Ma se è un diritto davvero universale e naturale perché c’è bisogno di combattere per ottenerlo? Perché bisogna ribadire con la lotta qualcosa che già è connaturato prima ancora di nascere? L’uguaglianza non dovrebbe essere un’eredità? Ma soprattutto: dov’è questa uguaglianza? Come si esplicita?
Le lotte portate avanti dall’uomo non hanno fatto altro che dimostrare il contrario, cioè la perdurante assenza di uguaglianza nel consorzio sociale e se allarghiamo il concetto, unendo il lato etico-morale a quello puramente fisico e pratico, potrei iniziare con il dire che già alla base di ogni esistenza ci sono delle disuguaglianze.
Non tutti abbiamo occhi per vedere o gambe per camminare; non tutti siamo alti e non tutti siamo belli; siamo un po' bianchi, un po' neri, un po' fumé e un po' scaracchi; e così via con altre centinaia di differenze fisiche che non ci rendono uguali, già superficialmente. Salendo di importanza, notiamo che le persone hanno un diverso status sociale. Non siamo tutti ricchi, non tutti abbiamo una casa di proprietà, non tutti abbiamo un lavoro, non tutti possiamo andare ai caraibi, non tutti vanno all’Opera. Vado avanti e mi viene in mente che anche l’organismo si differenzia a seconda degli individui. Non godiamo tutti di buona salute eppure partiamo (non sempre) alla pari. Il mio cuore può non funzionare bene come quello gli altri, così come il mio fegato o qualsiasi altra parte del corpo. Molti devono combattere contro i tumori, altri fumano due pacchetti di sigarette senza mai ammalarsi. E’ una forma un pò bislacca del diritto alla salute. Così, arriviamo a parlare di legge. Tutti dovremmo essere uguali davanti alla legge e non c’è bisogno che descriva la grandezza di questa bugia. La legge (almeno il suo principio) nacque per regolamentare la convivenza tra gli uomini, per evitare il prevaricare degli uni sugli altri, perché per l’uomo non vale la naturale legge del più forte. Il risultato è che i prevaricatori sono rimasti e, inoltre, invece di continuare a scontrarsi i singoli individui, hanno iniziato a guerreggiare prima le città e poi le nazioni intere. Al di la di questo, l’effetto che le leggi hanno sugli indagati o sui colpevoli non è univoco. Per la stessa fattispecie, vale a dire per lo stesso caso da giudicare, la sentenza può essere diversa addirittura all’interno dello stesso sistema giuridico e la cosa assume un aspetto ancora più inquietante quando si pensa a quanti corpi di leggi giudicano nel mondo lo stesso reato in modo diverso o, addirittura, in un Paese un’azione specifica non viene neanche reputata criminale a differenza di altri Stati.
Ancora, per proseguire con gli esempi che fanno parte del nostro quotidiano, posso dire che non c’è uguaglianza neanche nella morte. Chi se ne va prima, chi dopo…. C’è uguaglianza tra chi muore a cinque anni e chi, invece, resiste fino a novanta? Capisco che non si possa scegliere quando e dove morire, ma allora questo significa che l’uguaglianza è una questione di risultato finale e non conta il percorso che si fa per arrivarci. Dobbiamo pensare che chi trapassa “comodamente” nel proprio letto affronta la Morte allo stesso modo di chi termina la propria esistenza a causa di un incidente stradale o in qualsiasi altro modo violento. Significa che un morto è un morto e basta, a prescindere se riposa in pace in un mausoleo o se non ha neanche una degna sepoltura. Anche qui, dov’è l’uguaglianza?
Ora, dato che la Morte accomuna tutto ciò che vive sulla Terra, mi viene da pensare che, finalmente, dall’altra parte saremo considerati davvero tutti uguali, al di la di quelle sottigliezze fisiche che probabilmente manterremo anche nell’alto dei cieli. Addirittura in questo caso, però, ho un dubbio che spero si dissolva il più tardi possibile: il Paradiso è per tutti? A me viene da pensare che l’uguaglianza non si materializzerà neanche nella vita eterna perché ci sarà chi raggiungerà il Paradiso, chi scenderà all’Inferno e chi galleggerà in Purgatorio. Di tutto questo il Padre Eterno, presumibilmente, ne è l’Artefice. E’ l’Ideatore delle diseguaglianze fin dall’inizio, è il Conservatore delle asimmetrie umane e lo Spettatore di quell’eterno conflitto tra gli uomini di buona e cattiva volontà che non si sentono uguali nella fisionomia, nell’efficienza fisica e nello stato di salute, nella condizione sociale, nello spirito, di fronte alla legge, davanti alla morte e al cospetto di Dio.

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