Di male in peggio

Oggi 5 novembre ennesimo record assoluto di nuovi casi, 34.502, accompagnato manco a dirlo dall'ennesimo record di tamponi, quasi 220mila (ma come ripete Crisanti ne servirebbero almeno il doppio) e purtroppo nuovo record di decessi della seconda ondata, 445, con i quali abbiamo superato quota 40mila nel totale. Mentre continuano a crescere, anche se probabilmente non più in modo esponenziale, i ricoveri nelle terapie intensive e negli altri reparti. Ma nemmeno questo rallentamento può confortare più di tanto perché bisogna considerare un effetto saturazione da un lato e un effetto svuotamento dall'altro (dovuto ai decessi e alle guarigioni). Intanto la pandemia galoppa e ieri c'è stato il record assoluto dei decessi giornalieri (9057) che mai avevano superato quota 9000 in 24 ore nel mondo. Male soprattutto l'Europa che torna ad essere il continente più colpito (almeno stando alle cifre uffi.ciali) ed è ormai vicina ai massimi di aprile nella mortalità giornaliera. Mi limito a ricordare gli 84 morti in Svizzera che sono il record assoluto per questo paese confinante come pure i 389 decessi per la Russia. Si conferma che la letalità intrinseca del coronavirus è sostanzialmente immutata mentre i miglioramenti delle terapie sono probabilmente meno sostanziali di quanto ci viene raccontato. Resta tuttavia in piedi, anzi si rafforza, un'altra ipotesi, e cioè che in questa seconda ondata i contagi rilevati crescano nettamente rispetto alla prima non solo per l'aumento generalizzato dei test ma anche per l'aumento dei casi effettivi. La caratteristica più evidente che differenzia questa fase dalla prima in effetti è la diffusione massiva e quasi omogenea, e non più a macchia di leopardo, del contagio a livello globale, continentale e nazionale. Tutte le regioni italiane oggi sono colpite in modo severo, come pressoché tutti i paesi d'Europa e del mondo, con l'eccezione della Cina e di pochi altri paesi virtuosi che sono riusciti a fare tesoro dell'esperienza della prima ondata e a evitare, almeno per ora, la seconda. La spiegazione di questo effetto è abbastanza chiara. Il centro propulsore della prima ondata era la Cina, anzi la sola provincia di Hubei dove i cinesi riuscirono a confinare i casi con le misure drastiche che ricordiamo. Nella seconda il contagio si è diffuso a partire da cluster sparsi un po' su tutto il globo, favorito dal turismo estivo e da un generalizzato quanto fatale abbassamento della guardia nei paesi meno virtuosi. Tra questi ci siamo purtroppo anche noi e i dati sono inequivocabili. Eravamo scesi a un minimo di 38 ricoverati in terapia intensiva il 29 luglio (dopo il massimo di 4068 del 3 aprile più un'ottantina di pazienti trasferiti in Germania) e a una media di 5 decessi al giorno a metà agosto. Oggi siamo a 2391 intubati (cresciuti alla media di oltre 100 al giorno nell'ultima settimana) e a una media settimanale di quasi 300 decessi giornalieri. Mantenendo questo ritmo avremmo altri 16.500 morti entro la fine dell'anno ma il trend purtroppo è in continua crescita.  Riusciranno le ultime misure del governo (che scattano domani) a invertire il trend entro il 3 dicembre che è la scadenza prevista del Dpcm? Ci auguriamo tutti ovviamente di sì, ma molto, per non dire tutto, dipenderà dal comportamento di ciascuno di noi. E qui vorrei muovere una critica al presidente Conte, non prima di avere invitato tutti i forumisti che hanno fede a pregare affinché il Cielo ci conservi quest'uomo dalla tempra d'acciaio in perfetta salute. La critica non riguarda il merito dei pur discutibili e discussi provvedimenti. Bensì il fatto che il presidente del Consiglio nel rivolgersi alla Nazione spesso non sottolinea a sufficienza, a mio modesto avviso, l'importanza fondamentale, cruciale, a prescindere dalle restrizioni nazionali e regionali, della profilassi individuale. Mascherina (indossata correttamente), distanziamento, igiene delle mani, sono l'abc della lotta al Covid, sono come i freni dell'automobile o i cavi di sostegno degli ascensori, ma molti, a quanto pare e a quanto vedo ogni giorno, non se lo ficcano in testa. Io suggerirei anche un profilattico quanto proficuo buon senso. Evitiamo quando possibile i luoghi affollati, tratteniamoci il meno possibile nei negozi e nei centri commerciali, evitiamo per un po' anche le visite a parenti e amici: possiamo comunicare con loro via internet in audio e in video. Poco fa ho visto in tv un servizio da Milano dove si intervistavano gli ultimi irriducibili del tavolino del bar, gli ultimi avidi degustatori all'aperto, prima del blocco di domani, del caffé, del cappuccino e degli aperitivi. Dal tono e dalle facce sembrava che gli si stesse imponendo di rinunciare allo stipendio o al pranzo quotidiano o di trasferirsi in Eswatini (paese africano poverissimo dove l'AIDS è endemico con quasi il 30% della popolazione infetto). Cari signori, non per offendervi, ma a me oggi mi fate quasi schifo. Non vi manca solo il buon senso, vi mancano il senso civico e il rispetto per 40mila morti. Il caffé, il cappuccino e gli aperitivi preparateveli a casa vostra, da qui alla fine della pandemia! Non illudetevi di ritornare ad assembrarvi nei locali dopo la fine di questa seconda ondata: se lo farete avremo la terza, e poi la quarta, e magari vi giocate la pelle pure voi o qualche vostro familiare. Se non vi piace cambiare stile di vita, trasferitevi in Eswatini, o nei paesi colpiti da Ebola, dove il Covid è visto quasi come un'influenza. 

Modificato da fosforo311

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