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  1. E’ già da tempo che i potenti hanno avviato la loro campagna di sensibilizzazione per il problema “Sovrappopolamento”. “Los Angeles Time : Le condizioni di vita saranno proprio tristi per gran parte dell’umanità. BBC : documentario in tre puntate sulla pericolosità del sovrappopolamento”; L’eco hollywoodiano del film “Inferno”, discorso di Di Caprio alle Nazione Unite, e dulcis in fundo le parole di David Rockefeller. Per quanto mi riguarda, dinanzi ad un accanimento mediatico del genere, più che ad una commovente intenzione di voler risolvere un problema, si assiste, come al solito, ad una minuziosa forma di pubblicità, che ha come scopo quello di indurre un radicale cambiamento dello stile di vita occidentale, non per scopi planetari, ma monetari. Il termine in sè, “sovrappopolamento”, presenta un concetto molto astratto, poichè mai alcun demografo o economista sono riusciti a formulare uno studio, relativamente alla popolazione globale, che stabilisca un numero ottimale. Per come ci viene presentato, i rischi che corriamo in un futuro imminente, sono catastrofici; In pratica la nostra amata terra non riuscirà a sfamarci e dissetarci. Curioso vedere come questa problematica venga allertata proprio da coloro che godono del tasso di obesità infantile e non più alto del mondo. Inutile contestare il dato per il quale, l’informazione in genere, è materia dei potenti, costituendo la leadership in questo campo. Ma qualche domanda possiamo farcela anche noi comuni mortali : Coloro che da 200 anni, distruggono ambienti, divorano foreste, massacrano animali, si insediano con fasulle ed immaginarie minacce in territori altrui solo per appropriarsi di risorse e la loro globale commercializzazione, vestiti con carbone e petrolio, ora si preoccupano della salvaguardia dell’umanità ? Il problema, non è già radicato da diversi anni in quelle terre vittime del nostro imperialismo ? Per umanità intendiamo come al solito , egoisticamente, sempre e solo il lato dei “superiori” ? E’ da tanti anni che loro ci chiedono di risolvere il problema “risorse”. Sono molteplici gli studi fatti, non idoneamente propagandati, che contrastano questa forma esplicita di pubblicità verso lo “sviluppo sostenibile” . E’ comune denominatore, in queste ricerche, che il problema delle risorse non è assolutamente riconducibile al numero della popolazione mondiale, bensì all’impiego della produzione nutrizionale, non per l’alimentazione umana, ma per la produzione di mangimi per bestiame e carburante, sprechi da numeri impressionanti (basta dare un’occhiata nelle nostre case), ed una distribuzione a dir poco inquietante. Questo è un articolo comparso sulla rivista Nature che pur non vantando un sostegno illuminato da parte dell’élitè resta sempre “fonte wikipedia: Nature è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale (insieme a Science)[1]. Viene pubblicata fin dal 4 novembre 1869“. Invece di chiederci se “siamo troppi?” – ci dice il Dr. Babatunde Osotimehin, già Ministro della salute in Nigeria – dovremmo invece domandarci: “Cosa posso fare per rendere migliore il nostro mondo?”, oppure, “Cosa possiamo fare per trasformare le nostre città in espansione, rendendole un fattore di sostenibilità?”.