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6 risultati

  1. Navigando in rete ho trovato questa interessante analisi http://www.antoniosocci.com/non-solo-litalia-europa-pollo-spennare-lunione-europea-si-pure-beffe-giorni/ evidentemente il pollo da spennare siamo noi che ne pensate?
  2. http://www.theskybluecactus.it/2017/04/24/marine-le-pen-5-frasi-descriverla/
  3. Festeggiamenti dall'alto, festeggiamenti fini a se stessi per il 60simo compleanno dell'Europa: il popolo è stato pressoché assente, pressoché indifferente. Direi che più memorabile delle celebrazioni romane è stato l'editoriale di Travaglio, dal titolo forse provocatorio ma che bene interpreta la diffusa sensazione che dopo Roma il solco che separa l'Europa delle istituzioni, dei politici e della retorica, dall'Europa della gente, della vita e dei problemi reali, si sia addirittura dilatato e non di poco. https://infosannio.wordpress.com/2017/03/26/funeral-party-di-marco-travaglio/ Non a caso i più delusi sono gli europeisti veri come Prodi o Barbara Spinelli (ben diversi da quelli che usano l'Europa per fare passerella, carriera, affari). Sono deluso anch'io che sono un idealista e quindi un europeista, ma ero già cosciente del fatto che l'idea di Europa si è alquanto sbiadita, svuotata di contenuti e perfino di ragionevoli speranze. Se ben 60 anni dopo il Trattato di Roma siamo (sono) a discutere sul come fare un'Europa (monetaria) a due velocità e sul come difenderla dai cosiddetti populismi, allora dobbiamo tristemente ma obbiettivamente concludere che il sogno europeo, nato non a Roma nel '57 ma a Ventotene nel '44, è svanito o quasi. Accanto al libro dei sogni e dei buoni propositi (che si appesantisce di un altro inutile paragrafo con la Dichiarazione di Roma 2017) resta in piedi solo un gigantesco apparato burocratico del quale forse mai come oggi la grande maggioranza della gente non vede l'ora di disfarsi. La Brexit è stata un colpo, ma l'UK non era un paese fondatore e i britannici dalla loro isola hanno sempre guardato all'Europa con (auto)sufficienza e borioso distacco: fog in the Channel, Continent cut off. Ben diversi sarebbero gli effetti di una uscita della Francia in caso di vittoria della Le Pen. Sarebbe, temo, la fine definitiva del sogno e l'inizio della (rapida) fine dell'apparato, inclusa la moneta unica. Di chi è la colpa di questa crisi, probabilmente purtroppo irreversibile? Certo non dei cosiddetti populismi o nazionalismi, i quali sono effetti e non cause. La colpa è dei tanti troppi governi dei vari paesi assolutamente non all'altezza del compito (collaborare lealmente mettendo in secondo piano l'interesse nazionale) e ancora meno dell'obbiettivo (l'unione politica del Continente). La colpa è dei tanti troppi politucoli che, come scrive Travaglio, non sono nemmeno degni di pronunciare i nomi dei padri fondatori: i De Gasperi, gli Adenauer, gli Schumann. La colpa è di quelli che il prof. Monti, uno che d'Europa se ne intende, definisce i "populismi dall'alto", cioè i populismo di governo, quelli ovviamente più pericolosi e disastrosi, quelli dei vari Berlusconi, Renzi, Papandreu, Orban, etc. Ma, per dirla tutta, la colpa è un po' anche dei popoli che non hanno smaltito antiche o ataviche rivalità e pregiudizi, e soprattutto delle culture, troppo consolidate nei secoli o millenni per potersi fondere, almeno fino a quando resterà la formidabile barriera linguistica. Oggi paradossalmente la lingua più conosciuta in Europa è quella del paese che sta uscendo. Ma, anche se anche il Regno Unito fosse rimasto, è chiaro che una lingua comune è necessaria (molto più della moneta) ma non può essere la lingua madre di nessuno dei paesi membri. Se io fossi stato al posto di Gentiloni, non mi sarei limitato a distribuire strette di mano e sorrisi di circostanza, ma in qualità di capo del governo del paese ospitante avrei lanciato una proposta molto concreta, da inserire nella Dichiarazione di Roma: dall'a.s. 2018-2019 l'Esperanto (magari lievemente corretto e aggiornato rispetto al lessico originario di Zamenhof) diventa materia obbligatoria di studio in tutte le scuole dell'Unione Europea, di ogni ordine e grado. Vengono istituiti anche corsi gratuiti per adulti (on line e dal vivo) e ricchi premi per opere originali, letterarie, teatrali, cinematografiche, nonché tesi di laurea, scritte in lingua Esperanto. Sempre dal 2018 tutti i quotidiani e tutte le riviste pubblicate nell'Unione devono contenere almeno una pagina intera in Esperanto, tutte le reti televisive pubbliche e tutti i grandi network privati devono avere almeno un canale digitale che irradi esclusivamente programmi in Esperanto; viene inoltre creato un network televisivo europeo che irradia in contemporanea in tutti i paesi dell'Unione programmi di un palinsesto generalista in Esperanto. Ritengo che l'errore di fondo alla base del parziale o totale fallimento del progetto europeista sia l'illusione di poter far nascere una nuova entità politica semplicemente per fusione o aggregazione, ovvero come confederazione o federazione di nazioni, cioè di popoli con lingue, economie e culture eterogenee. La storia abbonda di esempi di rassemblement più o meno forzati del genere (vedasi la ex Unione Sovietica o la ex Jugoslavia) che non hanno retto alla prova del tempo e soprattutto alla prova della democrazia. Una Europa che nasce per aggregazione spontanea e non forzata, un'Europa che nasce democratica, non può che partire da un elemento unificante ma soprattutto identitario che prima non esisteva e che deve dunque essere creato ex novo, ad hoc. La moneta unica non ha nulla di identitario, l'unificazione doveva partire dalla cultura e non dall'economia (e men che meno dalla finanza). Ma le culture possono fondersi in modo armonioso e proficuo per tutti solo se c'è un intermediario degli scambi, una "moneta culturale", e questa non è altro che la lingua, una lingua comune. Naturalmente non è affatto detto che l'esperimento della diffusione capillare dell'Esperanto funzioni, che la nuova lingua venga democraticamente accettata dal basso. Ma, a mio modesto avviso, è molto ma molto più probabile che sia una lingua comune a riuscire a unire i popoli europei, piuttosto che una moneta comune e un insieme cervellotico di regole che vanno dalle emissioni dei fumi delle auto al diametro delle vongole.
  4. Oggi in Olanda si vota per rinnovare il parlamento. La sfida principale è tra il premier uscente, il liberale di destra Mark Rutte che cerca un terzo mandato consecutivo, e Geert Wilders, il platinato leader del Pvv, il partito islamofobo e antieuropeista. Sinceramente sono un po' preoccupata per questa ondata di polpulismo antimmigrati e anti-islam. Non sono questi i valori su cui si fonda l'Unione europea, e la mancanza di una leadesrship forte sta rischiando di far naufragare un progetto basato su valori democratici
  5. Sono in tanti quelli che vorrebbero uscire dall'euro. E questo l'Europa lo sa, infatti, a quanto pare, avrebbe vietato di indire un referendum perché vincerebbe l'uscita dalla moneta unica. Brexit docet! Io, ad esempio, tornerei volentieri alla lira
  6. Non ci posso ancora credere... in questi giorni si è realizzato uno dei miei più grandi sogni: il mio compagno è tornato a casa con.... UNA MOTO!! Era da una vita che aspettavo questo momento.. ho sempre visto nella moto un simbolo di grande libertà e trasgressione. Adesso si è posta la questione di dove andare in vacanza, io a maggio avrò una settimana di ferie e pensavo di fare un giro in Europa.. avete idee o suggerimenti da dare?