fosforo31

  • Numero messaggi

    449
  • Registrato

  • Ultima Visita

fosforo31 è il vincitore del giorno marzo 6

fosforo31 ha pubblicato il contenuto con più like

Reputazione Forum

49 Sono il Re del Forum

1 Follower

Su fosforo31

  • Rank
    Utente avanzato
  • Compleanno
  1. Ah, siamo alle denunce! Spero che tu l'abbia fatta con il tuo nome e cognome se ti resta ancora un briciolo di dignità. Chiederò alla Polizia Postale di comunicarmelo. Non mette conto precisare che questa è l'ultima risposta del sottoscritto all'INFAME MARK525. Addio falso amico e vero TRADITORE
  2. Nei paesi seri un parlamentare interdetto dai pubblici uffici viene cacciato il giorno dopo l'emissione della sentenza definitiva e, se è un ladro, viene accompagnato in galera e additato da tutti i media alla pubblica esecrazione Nel paese di pulcinella un ladro condannato 16 mesi fa a 2 anni e mezzo di carcere e ad altrettanti di interdizione dai pubblici uffici è ancora a piede libero, è ancora senatore. Dopo 16 mesi il Senato si è ricordato di dover prendere una decisione, ha votato, ma invece di applicare la legge ha salvato il pregiudicato. O meglio, lo hanno salvato 137 senatori suoi complici che hanno votato contro la decadenza e altri 20, complici e vigliacchi, che si sono astenuti. Questi INFAMI che non rappresentano nessuno se non la loro schifosa, lurida coscienza di servi, si sono messi sotto i piedi una legge dello Stato e due princìpi fondamentali della Costituzione (l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la separazione dei poteri dello Stato). Sono passati 10 giorni da quell'atto vergognoso ed eversivo. La legalità è ferita, sono ferite la credibilità e la dignità residue delle Istituzioni, lo Stato di diritto vacilla. Ma il capo dello Stato, il presidente della Repubblica, tace, continua a tacere come se nulla fosse accaduto. Quando tempo ancora dovremo aspettare prima di essere costretti a chiamare complice, vigliacco e indegno anche il presidente Sergio Mattarella? http://www.beppegrillo.it/2017/03/minzolini_non_puo_fare_il_parlamentare_di_piercamillo_davigo.html
  3. Un ultimo saluto anche al grande Cino Tortorella, indimenticabile mito di tutti noi bambini degli anni '60. Noi che gli Henry Potter e i Peppa pig non sappiamo neppure chi siano, mentre ci ricordiamo benissimo del mago Zurlì, dello Zecchino d'Oro, di Richetto, di Topo Gigio e della compianta Mariele Ventre. Gli italiani della mia generazione li porteranno sempre nel cuore. Come pure le note di 44 gatti, Popoff, il Valzer del moscerino, Volevo un gatto nero, il caffè della Peppina. Altri tempi, un'altra Italia, un'Italia semplice, un'Italia unita, un'Italia migliore.
  4. Ti chiamavano Er Monnezza, ma la tua non era monnezza, era arte. Semplice, popolare, genuina. Risate a milioni. R.I.P.
  5. Il fanatismo religioso è una grave malattia infettiva del cervello, molto difficile da guarire e da estirpare. Si trasmette tramite la parola: i libri, in primis i cosiddetti libri sacri, per lo più pura mitologia o fantasia di autori a loro volta psichicamente instabili, spacciata per verità rivelata, e tramite sermoni, messaggi, slogan, etc. Nell'era di Internet la velocità di trasmissione del virus del fanatismo religioso è altissima. Si trasmette anche con il meccanismo dell'emulazione, che è una caratteristica, non sempre positiva, del comportamento umano. Un meccanismo così potente che può spingere un cervello malato fino al sacrificio della vita. Per estirpare il fanatismo religioso cristiano ci sono voluti secoli. Basta pensare alla caccia alle (cosiddette) streghe, iniziata ai primi del Quattrocento e conclusa a fine Settecento con l'ultimo rogo. Si calcola che le donne accusate di stregoneria e patti col diavolo, torturate per estorcere una confessione e bruciate vive siano state in Europa almeno 50.000. Ma le vittime dell'Inquisizione furono molte di più, probabilmente milioni. Il più grande genocidio della storia, quello delle popolazioni del Sudamerica ad opera dei Conquistadores spagnoli, che fece decine di milioni di vittime, fu perpetrato sotto il simbolo della Croce. Il fanatismo religioso si combatte con la stesso mezzo che lo propaga: la parola. Serve però una parola ben diversa da quella che veicola l'irrazionalità, il dogma, il fanatismo, l'odio. Serve la parola della ragione, della logica, del pensiero laico, del pensiero critico, la parola della solidarietà, della libertà, dell'uguaglianza, la parola che illumina con la luce della scienza e della filosofia, la parola che libera e apre la mente. Il fanatismo islamico, oltre ad alcune cause di natura politica (l'annosa e irrisolta questione palestinese, l'imperialismo americano, la prevalenza dei regimi totalitari o teocratici rispetto ai sistemi democratici) e di natura economica (la povertà o l'assai poco equa distribuzione della ricchezza in molti paesi islamici) ha una causa storica e culturale ben precisa. Il mondo islamico non ha ancora conosciuto un suo Illuminismo, il pensiero laico e la cultura scientifica stentano ancora oggi a diffondersi in quei paesi. Anche la lingua araba è un ostacolo. Bombardare terroristi e fanatici è controproducente: moltiplica i terroristi e i fanatici, amplifica l'odio e la sete di vendetta contro l'Occidente. Dirò di più: bombardare un nemico privo di aviazione e di missili antiaerei non è guerra, è terrorismo anch'esso. L'Isis e gli altri gru.ppi organizzati e localizzati vanno combattuti, ma lealmente, inviando truppe di terra a combattere se necessario corpo a corpo con i fanatici per liberare, se necessario casa per casa, le città e le popolazioni sottomesse. I paesi islamici vanno bombardati, ma non con le bombe, bensì con le opere di Voltaire e di Russel tradotte in arabo.
  6. La legge Severino non è stata rispettata e non è stata applicata. Lo prova il fatto che il ladro Minzolini, che in base all'art.1 della Severino non può fare il senatore, è ancora in Senato. E' stato applicato l'art.66 della Costituzione che conferisce ai parlamentari il potere di giudicare sulla decadenza dei loro colleghi, ma non è stato applicato l'art.65 che sancisce che la decadenza dei parlamentari è determinata dalla legge, ovvero che il giudizio di cui parla l'art.66 non può essere arbitrario e nemmeno soggettivo ma deve basarsi unicamente sulla legge e sui fatti (nella fattispecie la legge Severino e la condanna del ladro in Cassazione). Sono stati inoltre platealmente violati due princìpi fondamentali della Costituzione: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e la separazione dei poteri dello Stato. Quindi Giovanni Floris ha torto marcio. Le badilate se l'è date a se stesso, sulla sua faccia che credevamo pulita. E ha sotterrato buona parte della sua serietà e della sua credibilità. Una delusione. D'altra parte non è un mistero che Floris speri di ritornare a Telerenzi (ex Rai). Saluti
  7. Non cambiare discorso, fazioso. Sollevare il conflitto di attribuzione sarebbe solo un apprezzabile tentativo di salvare il salvabile, cioè di cacciare un ladro dal Senato e suggellare con una sentenza della Consulta l'ovvia, sacrosanta verità che i senatori che l'hanno salvato hanno disapplicato la legge e calpestato i princìpi della Costituzione. Ma non cancellerebbe la vergogna del 17 marzo, destinata a restare come una delle pagine più brutte della storia delle istituzioni repubblicane. Il decadimento del pregiudicato non era automatico, infatti il Senato ha votato e ha votato contro. Ma non bisogna confondere il diritto con l'arbitrio: il potere costituzionale dell'autodichia dei parlamentari non li solleva al di sopra della legge. Il potere legislativo è, o dovrebbe essere in uno Stato di diritto, del tutto impotente nel fermare o alterare il corso della giustizia determinato dalle sentenze definitive della Magistratura. Le quali sentenze definitive sono emesse - lo ricordo al confuso mark525 - in nome del popolo sovrano. E non bisogna confondere il generale con il particolare. Le giunte parlamentari sono organi ristretti chiamati a svolgere un ruolo che è essenzialmente di consulenza tecnico-giuridica. Nella fattispecie la Giunta delle immunità del Senato doveva verificare una sopravvenuta causa di incompatibilità per il senatore Minzolini. Ora in linea generale non si può escludere che la verifica compiuta da un organo ristretto non sia viziata da parzialità, ovvero che una maggioranza magari trasversale formatasi all'interno di una giunta non commetta un errore di qualsiasi natura. E allora la Costituzione e i regolamenti parlamentari impongono che la proposta di decadenza formulata dalla Giunta delle immunità debba passare al vaglio dell'Aula. Ed è anche logico che sia sempre e solo il plenum dell'Assemblea degli eletti del popolo a decidere sulla decadenza di uno dei suoi membri. Ma nel caso particolare in oggetto noi sappiamo bene, come lo sapevano tutti i senatori, che la Giunta delle immunità non ha commesso alcun errore (e sfido io, ci ha messo 8 mesi per verificare la posizione del pregiudicato Minzolini!) quindi nella votazione di giovedì scorso l'Aula doveva accogliere la proposta di decadenza. Certo poteva anche respingerla, e difatti l'ha respinta. Ma anch'io (se sono un libero professionista) posso scegliere se pagare o non pagare integralmente le tasse. Però, se scelgo di non pagarle, difficilmente troverò un perditempo alla mark525 disposto a giustificarmi a oltranza sostenendo che non ho violato nessuna legge e nessun principio di onestà. Al massimo troverò qualcuno che dirà che ho fatto bene a non pagarle perché le tasse erano troppo salate. Così come Minzolini ha trovato chi l'ha difeso dicendo che la sua condanna a due anni e mezzo era troppo severa. Bisognava condannarlo a non più di due anni per non farlo incorrere nella decadenza prevista dalla Severino. Ma dato che i giudici sono stati severi, allora sia benedetto il voto del Senato, il quarto grado di giudizio che l'ha salvato dalla decadenza. Roba da matti! Non c'è niente da fare, caro perditempo fazioso, hai torto marcio: il Senato ha giudicato, ha scelto, ha deciso sulla decadenza di Minzolini, e fin qui nulla da obbiettare, però una maggioranza trasversale ha fatto la scelta sbagliata, ha preso la decisione sbagliata e così facendo ha disapplicato una legge dello Stato e due princìpi fondamentali della Costituzione. Per fortuna c'era il voto palese e i colpevoli di questo enorme misfatto hanno un nome e un cognome: sono tutti i senatori che hanno votato contro la decadenza (19 del Pd) e tutti gli astenuti (14 del Pd). Il fazioso mark525 deve ancora spiegarci che differenza c'è tra il caso Berlusconi e il caso Minzolini. Come mai il Pd fu compatto, anzi granitico, nel far decadere il frodatore fiscale Berlusconi (106 voti a favore su 107 senatori, nessun astenuto, un assente) e tre anni e mezzo dopo si è sbragato per salvare il ladro Minzolini? Ovviamente qualsiasi risposta che entri nel merito dei processi e delle sentenze presuppone che il Parlamento sia quarto grado di giudizio e che i poteri dello Stato non siano separati. P.S. Il mio breve post precedente a questo, dove riporto una dichiarazione di un noto esponente del Pd, l'hai letto o non l'hai letto? Gradirei un breve commento.
  8. Qualcosa mi dice che Trump, in un modo o nell'altro, non arriverà alla fine del suo mandato, anche se sono appena 4 anni. L'America è un paese troppo serio e troppo democratico per sopportare per 4 anni un simile pagliaccio fascistoide.
  9. Ieri i telegiornali ci hanno informato, come se fosse una notiziola o una curiosità come tante, che i giovani italiani mediamente arrivano quasi alla soglia dei 40 anni prima di raggiungere una autonomia economica. Quindi hanno tutto il tempo per pregare. Scherzi a parte, in qualsiasi paese serio questa cosa basterebbe e avanzerebbe per decretare il totale fallimento delle politiche e dei governi che hanno prodotto un simile disastro, e per spazzare via i partiti che hanno sostenuto quelle politiche e quei governi. Saluti
  10. Caro Monello, non puoi negare che Grillo a Genova abbia fatto una figuraccia. Se quella candidata era per davvero indegna di rappresentare il Movimento, allora, come scrive Travaglio, il leader avrebbe dovuto accorgersene ed escluderla prima delle primarie on line e non dopo avere constatato che proprio quella candidata le aveva vinte, giustificando la decisione con un banale "fidatevi di me". Premesso ciò, sulla figuraccia di Grillo e sulla discutibile "democrazia interna" del Movimento 5 Stelle i media asserviti ci marciano sopra, ma esse sono oggettivamente poca cosa rispetto alla figuraccia colossale di Renzi e del Pd e al vulnus inaudito da loro inflitto alla democrazia (non solo quella interna) in occasione della defenestrazione di Ignazio Marino. Ricordiamo che Marino non era un candidato alle primarie, era il sindaco di Roma democraticamente eletto dai cittadini. Ma l'allora segretario Renzi lo fece cadere (per il tramite di Orfini) senza nemmeno dire "fidatevi di me", ma tirando in ballo una inconsistente storia di scontrini e mandando i consiglieri comunali del Pd a dimettersi nello studio di un notaio. I quali obbedirono non al leader, ma al capo, come un gregge di pecore. Una cosa completamente al di fuori delle regole e dei princìpi della democrazia. Ma per il gregge dei media asserviti l'antidemocratico non è Renzi, è Grillo. Saluti
  11. Se al fazioso e testardo mark525 non bastassero i miei pazienti ragionamenti e la dichiarazione rilasciata dal senatore del Pd Francesco Scalia, uno dei salvatori di Minzolini, quando votò per la decandenza di Berlusconi - "Votare la decadenza è un atto dovuto" - aggiungo le parole dell'epoca di un altro noto esponente piddino: "Credo che Berlusconi stia facendo una battaglia tecnica e giuridica riuscendo a trasformare con un'abile mossa una semplice presa d'atto da parte del Senato in una battaglia politica, dove sembra che sia il Senato a dare la sentenza. Ricordo che la sentenza è già stata emessa da un tribunale e non dal Parlamento". Hai letto, caro fazioso? Che ne pensi? Io sono d'accordo al cento per cento con le parole di questo noto esponente del tuo partito. Ma tu vuoi ancora insistere nella tua ridicola "battaglia tecnica e giuridica" per trasformarla in una vergognosa "battaglia politica"? P.S. immagino che hai già capito chi era quel noto esponente del Pd, o ti serve un aiutino?
  12. Vedi fazioso, la differenza tra me e te (lasciando perdere l'aspetto dell'educazione e dello stile) è che io ragiono con mente libera mentre tu, anche le rare volte in cui provi a ragionare, come nel precedente post, lo fai con il pesante vincolo che ti sei imposto: difendere a tutti i costi il Pd, anche quando ha commesso un erroraccio plateale (riconosciuto a posteriori dai ministri Madia e Delrio), anche quando 19 senatori del Pd hanno calpestato una legge dello Stato (peraltro a suo tempo votata ed elogiata dallo stesso Pd e da molti degli stessi 19 senatori) e due princìpi fondamentali della Costituzione (separazione dei poteri, uguaglianza di tutti davanti alla legge), anche a costo di ridurti a difendere un miserabile ladro berlusconiano facendolo passare per un perseguitato, e infine anche a costo di fare la figura dello struzzo sull'enorme favore che, consapevolmente o meno, il Pd ha fatto al delinquente Berlusconi in vista della sentenza di Strasburgo. Nella tesi del FQ, che è esattamente la stessa dei più autorevoli giuristi e costituzionalisti, non c'è nessuna tautologia. La legge Severino sancisce, in modo chiaro e inequivocabile, che i parlamentari che si trovano nelle condizioni del senatore Minzolini (condanna definitiva sopra i due anni, etc.) devono, ripeto devono, decadere dalla loro carica. Per l'esattezza l'art.1 dice che non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore. Dove ti ho già spiegato il significato dell'avverbio "comunque". D'altra parte l'art.65 della Costituzione sancisce che "la legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore". Chiaro? E' la legge, e non l'Aula con una sua deliberazione, a stabilire quando e perché un parlamentare non può più rimanere in carica. Il successivo art.66, precisa che (in virtù del potere di autodichia del Parlamento) è la Camera di appartenenza che "giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità". Se ora leggiamo con mente libera e razionale l'insieme dei due articoli 65 e 66, perveniamo alla semplice e logica conclusione che il giudizio dell'Aula si riduce a stabilire se ci si trovi o meno di fronte a un caso di ineleggibilità o di incompatibilità determinato dalla legge. Si tratta quindi di una scelta tra due possibilità, ovvero di un giudizio non banale, ma l'oggetto del giudizio è ben definito e circoscritto dalla Costituzione: bisogna giudicare della mera sussistenza dei requisiti previsti dalla legge che permettono l'eleggibilità o la compatibilità. In buona sostanza, questo tipo giudizio si riduce a una verifica, o, se proprio vogliamo tenere distinte le due fasi dell'attività giurisdizionale, come diceva Giovanni Leone, in questo caso il giudizio è una presa d'atto formale dell'esito della verifica, quest'ultima effettuata materialmente in sede di Giunta delle elezioni e delle immunità. In altri termini, il potere di autodichia non solleva il Parlamento al di sopra della legge: in uno Stato di diritto anch'esso è sottoposto alla legge, ovvero è obbligato, ripeto obbligato, ad applicare la legge. Nel caso di Minzolini la Giunta aveva scrupolosamente verificato la sussistenza dell'incompatibilità in base alla legge (aveva impiegato 8 mesi, dopo la sentenza della Cassazione) e aveva proposto all'Aula la decadenza del senatore, ma l'Aula, dopo altri 8 mesi, ha approvato una mozione contraria di Forza Italia e respinto la proposta della Giunta, e un ladro è rimasto in Senato a rubarsi pure lo stipendio. Se qualche decerebrato avesse ancora un dubbio sul fatto, solare, che la legge Severino sia stata violata, basta un controesempio a spazzarlo via. Per l'art.66 le Camere si pronunciano, "giudicano", anche sui titoli di ammissione dei loro componenti. Orbene, Minzolini quando fu eletto senatore nel 2013 non era ancora un pregiudicato e aveva tutti i titoli previsti dalla legge e dalla Costituzione e verificati dalla Giunta delle elezioni. Ma supponiamo che l'Aula chiamata a "giudicare" su questi titoli, avesse in piena libertà votato contro la proposta della Giunta e dunque giudicato Minzolini ineleggibile. Tutti avremmo detto che l'eletto Minzolini aveva subito un sopruso e che l'Aula aveva calpestato la legge. Anche in questo caso l'Aula avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto della verifica effettuata dalla Giunta. Continua
  13. Ancora una volta, caro mark525, non hai capito niente. L'art.66 della Costituzione è (di molto) anteriore alla legge Severino. Quindi questa si è dovuta necessariamente adeguare al dettato costituzionale. Se la Severino avesse previsto la decadenza automatica del parlamentare, ovvero senza il voto dell'aula, essa sarebbe stata dichiarata incostituzionale al primo ricorso davanti alla Consulta. Nondimeno la legge prevede la decadenza obbligatoria per i condannati a pene sopra i due anni. Infatti l'articolo 1 sancisce che questi non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore. E se la faziosità non ti ha fatto dimenticare pure l'italiano oltre alle regole della buona educazione, allora dovresti sapere che l'avverbio comunque significa "in ogni modo, in ogni caso" (cfr. Zingarelli ed. 2016). La votazione di cui parla l'art.66 si riduce dunque (o si dovrebbe ridurre se avessimo un parlamento serio), in casi del genere, a una formalità, a un atto dovuto, una volta che sia stata verificata la sussistenza delle ipotesi specificate dalla legge. "Votare la decadenza è un atto dovuto", diceva per l'appunto il senatore del Pd Francesco Scalia dopo avere votato per la decadenza del pregiudicato Berlusconi. Peccato che 3 anni e mezzo dopo, colpito da momentanea amnesia o da qualche più serio disturbo mentale, lo stesso senatore Scalia giovedì scorso abbia votato contro la decadenza del pregiudicato Minzolini. Allego il parere di un altro luminare del diritto costituzionale, il quale propone anche una ulteriore interessante possibilità di soluzione del caso Minzolini: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/16/minzolini-il-costituzionalista-dandrea-senato-oggi-ha-agito-contro-la-legge-la-palla-torna-allautorita-giudiziaria/3455894/
  14. Dijsselbloem deve avere bevuto prima di dire questa castroneria. Noi meridionali sicuramente amiamo le donne più e meglio dei nordici (vedasi foto) ma ne siamo anche amati e quindi da noi il sexxo a pagamento è meno diffuso. Come tutti sanno, le capitali europee della prostituzione con i loro quartieri a luci rosse sono Amsterdam, Amburgo, Berlino, Budapest. Poi tutti sanno, e le statistiche Ocse confermano, che i paesi europei dove si consuma più alcol sono quelli del nord e soprattutto dell'est. Gli olandesi mediamente bevono quasi un litro di alcol più di noi. E ci sono due validi motivi. Il clima più freddo al nord e la birra che è un po' meno alcolica del vino ma che va giù molto più facilmente. Per esempio io detesto i superalcolici (a parte lo Strega di Benevento), in vita mia non ho mai bevuto più di un litro di vino e generalmente non supero un bicchiere a pasto, però per accompagnare una pizza e gli immancabili frittini all'italiana due peroni grandi per me sono il minimo sindacale. Il mio record personale lo stabilii molti anni fa nella famosa birreria di Miano (quartiere collinare di Napoli) collegata da un apposito birrodotto direttamente allo stabilimento di produzione della Peroni (purtroppo chiuso nel 2005). In meno di due ore mandai giù 5 litri e mezzo di spumeggiante bionda appena distillata. Attenzione: non mi imitate, era ferragosto e all'epoca pesavo oltre 120 kg. http://www.agi.it/estero/2017/03/22/news/locse_smentisce_dijsselbloem_italiani_e_greci_bevono_meno_degli_olandesi-1611069/
  15. Nella tua confusione mentale hai capito poco o nulla dell'articolo di Travaglio. Il presidente del Senato deve semplicemente sollecitare la Giunta competente a esaminare la posizione di Minzolini, senatore dunque pubblico uff.iciale, ma interdetto con sentenza definitiva per due anni e mezzo dai pubblici uffici. Quindi la Giunta proporrà all'aula di sospendere l'interdetto e l'aula (se non vorrà rischiare questa volta sul serio di assaggiare i forconi del popolo sovrano) non potrà che prendere atto dell'interdizione e votare di conseguenza. Sarebbe un caso banalissimo, quasi di ordinaria amministrazione, se questo fosse un paese serio o se non ci fossero stati il fattaccio di giovedì e le arrampicate sugli specchi dei senatori renzusconiani e dei media asserviti (tra cui ti raccomando il Sole24ore: http://www.huffingtonpost.it/2017/03/13/sole_0_n_15341040.html) per giustificare quel voto eversivo, ma soprattutto se non ci fosse il prezioso precedente da regalare al decaduto Berlusconi per il suo ricorso a Strasburgo. Le parole del 1946 di Giovanni Leone, padre costituente e grande giurista napoletano, dicono esattamente il contrario di quanto pensa il piddino Stefano Ceccanti: “dal punto di vista giuridico, il verificare è una delle fasi dell’attività giurisdizionale. Tale fase è anteriore all’altra in cui si emette il giudizio sulle eventuali contestazioni”. Orbene, Leone si riferiva all'art.66 quindi le "eventuali contestazioni" da giudicare sono quelle sulle cause sopraggiunte di incompatibilità o ineleggibilità. Ma nel caso di Minzolini cosa c'era da contestare? La legittimità e l'esecutività di una sentenza definitiva della magistratura? Impossibile nel nostro ordinamento che prevede la separazione dei poteri e non prevede un quarto grado di giudizio nemmeno per i parlamentari. La legittimità e l'applicabilità della legge Severino? Possibile ma solo in altra sede, cioè davanti alla Corte Costituzionale (che tra l'altro sulla Severino si è già pronunciata in modo inequivocabile in alcuni casi specifici). Quindi le "eventuali contestazioni" dei senatori amici e favoreggiatori del ladro Minzolini andavano banalmente "giudicate" come del tutto infondate. Allego le illuminanti riflessioni di un esperto magistrato nonché filosofo del diritto (anch'egli si rifà al dibattito dei costituenti sull'art.66) e di uno dei più noti e autorevoli costituzionalisti italiani, il prof. Gaetano Azzariti intervistato da Silvia Truzzi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/22/augusto-minzolini-salvato-da-un-cavillo-del-1946/3464140/ https://infosannio.wordpress.com/2017/03/22/decadenza-minzolini-il-senato-doveva-votare-sui-fatti-mica-sulla-sentenza/