fosforo31

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  1. Beh, anch'io giocavo a Monopoli, poi crescendo mi sono spostato a sinistra anche nei giochi (scacchi). Cmq il Monopoli non è un gioco banale, impegna il cervello molto più del trenino. Difatti Berlusconi, pur non essendo un ge.nio (tutt'altro), a mio avviso resta, a 81 anni suonati, più scaltro e più intelligente di Renzi. L'allievo di Rignano ci prova a superare il maestro di Arcore, ma non ci riesce. E questo per noi è solo un bene perché l'Italia è sopravvissuta al ventennio del Caimano, ma non potrebbe certo sopravvivere dopo 20 anni col Tappetaro tra piedi. Saluti
  2. Al di là di ogni considerazione politica, noleggiare un treno per un tour elettorale è un'americanata, una buffonata, una berlusconata (anche se in realtà il Caimano noleggiò una nave), l'idea di un megalomane, di un egocentrico alla frutta che cerca di fare scena, di riportare l'attenzione su di sé. È anche una scelta antiecologica, uno spreco enorme di energia, tonnellate di gas serra emessi in atmosfera. Il locomotore di un intercity da 200 tonnellate come quello noleggiato dal Pd per il suo tappetaro avrà una potenza dell'ordine dei 6 megawatt, cento volte maggiore di quella di un camper o di un'ottima auto elettrica. Quest'ultima sarebbe stata la scelta più apprezzabile, il tour elettorale poteva essere anche una efficace promozione per un prodotto moderno ed ecologico che in Italia stenta terribilmente a decollare. E i maggiori colpevoli del ritardo accumulato dalla mobilità elettrica rispetto agli altri paesi europei sono proprio Renzi e il suo amico Marchionne. Il governo Renzi non ha creato le infrastrutture promesse (le 20.000 colonnine di ricarica rimaste nei proclami del tappetaro) e il gruppo Fca (ex Fiat) è l'unico grande costruttore europeo a non avere in listino neppure un modello elettrico. Dunque Renzi avrebbe dovuto noleggiare un modello estero ma sarebbe rimasto probabilmente appiedato per la scarsità delle colonnine di ricarica rapida sulle nostre strade.
  3. Presumo che quello sfortunato turista spagnolo abbia pagato il biglietto d'ingresso (8 euro). Presumo anche che chi ha trasformato un luogo di culto in una fonte di lucro (e non è stato scacciato dal tempio a frustate, come faceva Gesù) abbia previsto, a fronte dei cospicui introiti, un'assicurazione a tutela di tutti i visitatori. Non vorrei che il dovuto risarcimento ai familiari della vittima sia accollato, come al solito, allo Stato, cioè ai soliti contribuenti onesti. P.S. Un accorato appello a papa Francesco. Santità, firmi al più presto un decreto, a effetto immediato, che renda assolutamente libero e gratuito l'ingresso in tutte le chiese cattoliche della Terra. Le chiese appartengono solo alla Chiesa, cioè alla comunità (ekklesìa).
  4. Completiamo il pensiero del prof. Cacciari sulla porcata elettorale renzusconiana (confezionata da Rosato, ma lo schema, come si legge su molti siti, sarebbe un'idea del solito Verdini): "Una legge ignobile fatta solo per fermare i grillini... Mi sembra che Renzi stavolta si sia bevuto il cervello". Esimio professore, sono d'accordo, ma mi permetto di ricordarle che con il Rosatellum non è certo la prima volta che l'incapace segretario del Pd si beve il cervello. Per esempio, se lo era bevuto con la riformaccia costituzionale che il compianto prof. Paolo Prodi definì "un bitorzolo incomprensibile" e che lei, pur votandola (a naso turato), definiva "una puttanata". E certamente se lo bevve, il cervello, nello stringere il patto del Nazareno sulle grandi riforme (tutte fallite) con un losco figuro come il piduista Berlusconi, per giunta fresco di condanna in Cassazione. In tutti e tre i casi, ultimo quello di una legge elettorale chiaramente vantaggiosa per il centrodestra (come confermano tutte le simulazioni), c'è un vecchio furbacchione che brinda col cervello del personaggetto che lui, a 81 anni, dimostra di potersi mettere nel sacco quando vuole e come vuole.
  5. Noi contribuenti onesti del paese di pulcinella pagavamo e paghiamo la scorta al delinquente Berlusconi, che continua a costarci caro anche da privato cittadino. La pagavamo perfino per accompagnarlo a scontare la sua ridicola pena, cioè a raccontare barzellette agli anziani di un ospizio. Sempre noi contribuenti onesti siamo costretti a pagare la scorta (e che scorta: degna di un capo di Stato!) anche al figlioccio politico (il royal baby) del delinquente di cui sopra, per proteggerlo (dalle uova e dai pomodori) nel suo viaggio ridicolo di privato cittadino che va a raccontare barzellette (leggasi promesse elettorali) in giro per l'Italia su un treno privato. Il mio barbiere, onesto contribuente, a volte mi dice che ci sono casi limite che giustificano l'evasione fiscale. Ha ragione.
  6. Monello, cortesemente fammi sapere giorno e ora dell'arrivo del treno del Tappetaro a Piazza Garibaldi. Fammelo sapere con un po' di anticipo perché in città si esauriranno le scorte di uova e pomodori. Grazie e saluti.
  7. Viene ripagato? E come? Quando? Non mi hai ancora risposto: le spese per i vostri referendum del cavolo le paghiamo anche noi contribuenti napoletani?
  8. Ehi, non mi direte mica che il Tappetaro si è finalmente deciso a mantenere le promesse e a cambiare mestiere? Ha noleggiato addirittura un treno (si sa, lui è un po' megalomane, ma non può più usare l'Airbus di Stato a spese dei contribuenti) e si è buttato nel settore trasporti? Vuole fare concorrenza a Italo e alle Frecce? Francamente io lo vedrei meglio nel settore merci. Potrebbe trasportare tappeti, oppure pesce congelato, farina e olio per le fritture del suo amico De Luca che forse così gli procura qualche voticino al Sud. Ma l'ideale per il nostro, a giudicare dai filmati, sarebbe senza dubbio il settore ortofrutticolo. Il suo treno arriva in stazione all'alba con un bel carico di pomodori, belli grossi e maturi, mi raccomando. Che andranno a ruba in pochi minuti. Poi il Tappetaro fa colazione, si acconcia con il suo sorriso da ebete che nemmeno Crozza riesce a imitare alla perfezione, e scende impavido in mezzo alla gente del posto. Solo uno spreco di uomini e mezzi a mio avviso il plotone di scorta di polizia. Infatti la gente del posto, essendo generosa e magnanima come lo sono un po' tutti gli italiani, si limiterà a restituirgli i pomodori e ad aggiungere qualche complimento, tipo buffo.ne, illegittimo, faccia di cu...vai a casa, etc. Finito lo spettacolo, il Tappetaro e i suoi compagni di viaggio potranno anche recuperare da terra una parte della merce per la tappa successiva. Insomma, affari d'oro, anche se a bordo del treno sarà meglio installare una lavatrice e una buona scorta di giacche e camicie di ricambio.
  9. Caro Monello, di questa legislatura tu ed io possiamo finalmente apprezzare una cosa: sta per finire! Anche se in nessun paese serio e democratico una legislatura del genere sarebbe arrivata alla scadenza naturale in plateale spregio della Costituzione e del principio di sovranità popolare. Ora è pacifico che da molti decenni paese serio non lo siamo più, ma oggi io credo di poter dire che stiamo uscendo rapidamente, se già non siamo usciti, dai confini della democrazia. Non a caso il (sedicente) liberalsocialista Eugenio Scalfari, nel suo acrobatico tentativo di conciliare il concetto di democrazia e la denominazione del partito di maggioranza con le oscenità politiche e istituzionali del quinquennio, in buona parte ascrivibili a quel partito medesimo, si aggrappa con tutte le sue residue forze alla teoria, non sua, che identifica sul piano pratico la democrazia con l'oligarchia. Ma io, con Travaglio e Zagrebelsky (da mesi in polemica con Scalfari), constato che l'Italia oggi è in mano a un'oligarchia tutta protesa all'autoreferenzialità, che è cosa ben diversa dalla democrazia, la forma di governo in cui si attua (e non resta sulla Carta) il principio di sovranità popolare. Questa autoreferenzialità ha radici storiche profonde, che affondano nel craxismo e nel sistema corruttivo dell'ultima fase della Prima Repubblica, basato sul circolo vizioso soldi, voti, potere. Ma nella Seconda Repubblica, una volta abbattuto (dai partiti) l'argine democratico dato dal sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza, i sistemi maggioritari, i parlamentari nominati in massa dai capipartito e la personalizzazione della politica hanno impresso una brusca accelerazione alla deriva oligarchica e autoreferenziale della nostra democrazia. Ed ecco allora le leggi ad personam di un ineleggibile in conflitto d'interessi; la compravendita di senatori e ministri che portò alla caduta di un governo democraticamente eletto; l'inaudita rielezione di un capo dello Stato; gli inciuci e le più o meno larghe intese diventate la regola, mentre nella Prima Repubblica, nonostante l'assenza di ogni meccanismo elettorale maggioritario, furono una breve e storica eccezione (il famoso compromesso storico tra Dc e Pci). Ma è con Renzi che la deriva oligarchica va a insidiare direttamente la tenuta democratica del paese. Questo abusivo eletto da nessuno ha governato più di mille giorni; ha stretto un patto costituente con un delinquente espulso dal parlamento; ha stravolto il programma con il quale il suo partito avevo chiesto i voti agli elettori; ha stravolto le alleanze elettorali; ha tentato di imporre a colpi di fiducia una legge elettorale che trasformava una minoranza di voti, senza limiti verso il basso, in una maggioranza assoluta di seggi; ha personalizzato un referendum sulla Costituzione e ritiene di poter mentire a suo piacimento al popolo sovrano; e ora tende un altro "agguato alla democrazia" (R. Saviano) imponendo a colpi di fiducia, a pochi mesi dal voto, una legge "immorale" (P. Mieli) scritta per tagliare fuori il probabile primo partito e per preparare un altro memorabile inciucio con il suo amico delinquente; infine oggi entra a gamba tesa su una istituzione indipendente e super partes (la Banca d'Italia), sul governo e sullo stesso capo dello Stato, con una mozione "ingiustificabile" (W. Veltroni), "eversiva" (F. De Bortoli), azzardata come un "marciare indietro sull'autostrada" (G. Cuperlo). Ebbene, questo egoarca eletto da nessuno è senza dubbio il campione italiano (e forse mondiale) dell'autoreferenzialità politica. La mozione di cui sopra è firmata dalla deputata del Pd Silvia Fregolent. Il cognome di questa fedelissima di Maria Etruria Boschi (ma che combinazione!) sembra tutto un programma: vi frego lentamente. Concetto che combacia perfettamente con la più bella e azzeccata definizione di questa fin troppo lunga, estenuante, disastrosa legislatura: "un golpe al rallentatore" (M. Travaglio). Una legislatura, nata per effetto di una porcata elettorale incostituzionale, che pretendeva di manomettere la Costituzione e che si conclude coerentemente con un'altra porcata finalizzata a un altro colossale inciucio (potrebbe esserci dentro pure Salvini?) e alla continuazione del potere per chi l'ha scritta e imposta nel modo immorale che sappiamo. Se anch'essa sarà bocciata dalla Consulta, sarà troppo tardi: un nuovo parlamento abusivo e un nuovo premier abusivo (o magari lo stesso di prima) si sentiranno autorizzati a tenere il kulo sulla poltrona per altri 5 anni travisando il principio della continuità dello Stato (che non è una colla permanente ma un trattino d'unione, una legittimazione della breve e necessaria fase di transizione verso doverose elezioni anticipate). Naturalmente questi nuovi abusivi potrebbero reiterare il tutto con un'altra legge elettorale a loro uso e consumo e così via per chissà quanto altro tempo, in un circolo vizioso che gli informatici chiamerebbero "ricorsione infinita". Sarebbe la perpetuazione dell'oligarchia, l'apoteosi dell'autoreferenzialità.
  10. Pienamente d'accordo. Nel XXI secolo non ci possono essere persone colte e intelligenti tra i razzisti, almeno io non ne ho mai conosciute. Se un Bossi, nei suoi anni migliori, parlava come un "ubriaco da bar"; e se un Salvini, dopo 17 anni fuoricorso, non è riuscito a prendersi una laurea in Storia (non in Fisica Teorica) qualche motivo ci sarà. Saluti
  11. Non è l'unica eroina del popolo curdo. Tante sono cadute sul campo, tante sono state torturate e violentate dalle bestie fanatiche del sedicente califfo. Tutto questo per restituire a Siria e Iraq città, territori e pozzi di petrolio finiti nelle mani dei fanatici? E no! Il popolo curdo ha diritto a una patria, ha diritto a una nazione indipendente. Se l'è guadagnata con il sangue dei suoi figli e delle sue figlie. Il mondo cosiddetto libero deve darsi una mossa. Turchia, Siria, Iraq, Iran, Armenia e Azerbaigian devono, ripeto DEVONO, restituire ai Curdi quel che è dei Curdi: la loro terra, quella che fu l'antico impero dei Medi, o almeno la parte centrale di esso. Del resto, se non la restituiscono con le buone, i Curdi prima o poi se la riprenderanno con le cattive: non si può tenere sotto il tacco per sempre un popolo di 30 milioni di combattenti. I quali già oggi, se fossero uniti sotto un'unica bandiera, magari riconosciuta dall'Europa e dall'Onu, sarebbero capaci di liberarsi da soli, anche lasciando sul terreno milioni di morti, ma ne resterebbero più che abbastanza per arrivare ad Ankara e Damasco e per rendere un servizio all'umanità impiccando Erdogan e Assad. Se avessi 20 anni, me ne andrei a combattere come foreign fighter al fianco dei curdi. Alle prossime elezioni voterò senza esitare per quel partito o movimento che nel suo programma elettorale sposerà la causa del popolo curdo.
  12. Onore a questa eroina e martire della libertà di stampa e della legalità, assassinata dalla mafia di Stato imperante nell'isola di Malta. Paradiso fiscale dove tra l'altro sono spariti, in una banca di Stato, centinaia di milioni dei bancarottieri del crac Deiulemar, ovvero delle migliaia di obbligazionisti di Torre del Greco, Ercolano e Monte di Procida truffati da una cricca di vampiri camuffati da armatori. Ma un nostro ex premierino, professionista dell'adulazione di fama mondiale, invece di chiedere al suo giovane collega maltese di restituire il malloppo, si scambiava con lui salamelecchi e pacche sulle spalle, lo definiva "grande amico" e gli faceva addirittura da guida turistica. Chissà se andrà pure a trovarlo, in galera, questo suo "grande amico" maltese, quando a Malta sarà ripristinata la legalità. E chissà cosa dirà il nostro ex premierino quando quell'altro suo buon amico, il suo caro "great leader" egiziano, dittatore e torturatore, pagherà finalmente anche per l'atroce morte del nostro eroe e martire Giulio Regeni, e farà, come gli auguriamo, la stessa fine di Gheddafi. Sic transit gloria mundi, fu il commento di Berlusconi per il suo grande amico colonnello appena andato all'inferno. Chissà quale sarà l'estremo saluto del tappetaro fiorentino al suo caro generale egizio. Dimmi gli amici che hai e ti dirò chi sei.
  13. Non entro nel merito di questi referendum, non mi interessa. Vorrei solo sapere quanto costano realmente (Padellaro del FQ dice 62 milioni) e chi paga: i soli contribuenti di Lombardia e Veneto o paghiamo pure noi napoletani? Grazie.
  14. Non ti perdere in chiacchiere. Ci stai o non ci stai alla sco.mmessa? Per me Renzi prende meno voti di Bersani nel 2013. Ripeto: che ci giochiamo?
  15. Allora diciamocela tutta: io sono pressoché certo che se il candidato premier del Pd fosse un Gentiloni o un Minniti, o anche un Orlando, prenderebbe almeno un milione, dico almeno un milione, di voti in più di quelli che prenderà Renzi se il Pd sarà così autolesionista e così prono da candidare un perdente. Un politucolo sopravvalutato ma ormai bollito, come scrive Travaglio. Un mestierante che doveva cambiare mestiere il 5 dicembre scorso. Uno che milioni di italiani oggi cambiano canale al solo vederlo in tv. Un disperato che affida le sue ultime e remote speranze di tornare al potere a un inciucio con Berlusconi, altrimenti avrebbe conservato il ballottaggio o almeno un bonus di maggioranza nella legge elettorale. Purtroppo non possiamo scommettere perché la mia ipotesi è inverificabile. Però possiamo fare un altro tipo di sco.mmessa. Io dico che Renzi prenderà nel proporzionale meno voti di quelli che prese Bersani alla Camera nel 2013 (25,43% sul territorio nazionale). Che ci giochiamo?