Se questo è un ministro della Giustizia

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Ho sempre sostenuto, in questo forum e nella vita, che i titoli di studio (diplomi, lauree, dottorati, etc.) sono pezzi di carta. La cultura, termine che deriva da un verbo latino che significa coltivare, non inizia né finisce nelle aule scolastiche e universitarie, anzi, specie nell'era di Internet, potrebbe benissimo prescinderne. Ho spesso additato ad esempio un mio amico, che per inciso è anche il mio barbiere, volitivo e tenace autodidatta con la terza media, che divora almeno un libro a settimana più una dozzina di monografie di Wiki al giorno, e che lascia a bocca aperta il sottoscritto e fior di dottori e professori universitari cli.enti del suo salone. Come pure ho spesso citato i nostri premi Nobel mai laureati, dalla Deledda a Quasimodo, da Marconi a Montale. Mentre è noto che la competenza tecnica si acquisisce e si accresce soprattutto con l'esperienza, la dedizione e la passione. Abramo Lincoln, prima di diventare un grande presidente degli Stati Uniti, era un grande e famosissimo avvocato e un abilissimo oratore, ma era un autodidatta. Premesso ciò, è chiaro che ci sono attività tecniche che richiedono una specifica e lunga preparazione, e ci sono (o dovrebbero esserci), specie nel settore pubblico e istituzionale, regole di selezione meritocratiche che non possono non tenere conto anche del titolo di studio. Per esempio, ci sono ministeri molto tecnici, come Salute, Istruzione Università e Ricerca, Lavoro e Politiche Sociali, Giustizia, che ragionevolmente non affideremmo, se non in via eccezionale, a persone poco titolate e poco esperte nelle materie. E invece oggi i titolari di tutti e quattro questi ministeri sono dei semplici diplomati (addirittura all'Istruzione c'è una signora con la terza media che millantava una inesistente laurea in Scienze Sociali) i quali hanno lavorato in altri settori o non hanno mai lavorato. La cosa non può essere casuale: evidentemente nella scelta dei ministri oggi ci si attiene a criteri che hanno poco a che vedere con la preparazione, con la competenza e la meritocrazia.  Prendiamo Andrea Orlando, un giovane mestierante della politica al vertice da oltre tre anni di uno dei ministeri più tecnici dell'esecutivo, senza dubbio il più delicato per le forti interazioni con gli altri due poteri dello Stato (legislativo e giudiziario). Ho avuto occasione di apprezzare e di lodare il politico Orlando nella campagna elettorale per le primarie del Pd. Ha saputo dire qualcosa di sinistra, ha saputo tenere testa, nell'unico confronto televisivo, all'altro mestierante Renzi. Ma è chiaro che al confronto con il parolaio di Rignano - uno che, alla luce dei fatti, io non considero più nemmeno un politico, ma un baro e un imbroglione - qualsiasi politico serio si lascia preferire da chi non è obnubilato dalla faziosità e dalle chiacchiere. Purtroppo il Guardasigilli Orlando si sta rivelando una grossa delusione. La riforma della giustizia da lui proposta è sostanzialmente inadeguata e tecnicamente pessima: gli addetti ai lavori (giuristi, magistrati) paventano disastri se passasse senza ampie correzioni. I vari Gratteri (che doveva essere al suo posto ma Napolitano pose il veto), Davigo, Grasso, Cantone, etc., provano a dargli dei suggerimenti preziosi ma il ministrino fa di testa sua o ascolta quelli a cui piace la giustizia inefficiente e colabrodo (renziani, berlusconiani, alfaniani, verdiniani). Hai la maturità scientifica e sei incompetente nella materia, va bene, nessuno nasce "imparato", ma sei giovane, intelligente, e hai avuto tutto il tempo per studiare e capire quali sono i veri problemi della giustizia italiana: dopo tre anni non ci puoi propinare una riformetta indecente che un Davigo, eroe di Mani Pulite, uno dei più esperti e autorevoli magistrati della Repubblica, definisce eufemisticamente "inutile, se non dannosa". In questi giorni si parla molto di intercettazioni e di pubblicazione delle stesse. Vuoi almeno accendere un pc e informarti, caro ministro Orlando, prima di parlare a vanvera e di venire di conseguenza bacchettato sulle mani dagli esperti e dal solito Fatto Quotidiano? La sentenza del 2007 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che afferma che quando si intercettano politici il diritto dell'opinione pubblica a essere informata prevale sul segreto istruttorio, è una sentenza storica, una pietra miliare della giurisprudenza in materia di intercettazioni. Un ministro della Giustizia che non la conosce, o fa il ministro in una repubblica delle banane oppure è inadeguato e deve andare a fare altro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/19/consip-orlando-***-attenuata-non-vale-per-le-intercettazioni-ma-sentenza-della-corte-di-strasburgo-dice-il-contrario/3596246/

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20 minuti fa, fosforo31 ha scritto:

Ho sempre sostenuto, in questo forum e nella vita, che i titoli di studio (diplomi, lauree, dottorati, etc.) sono pezzi di carta. La cultura, termine che deriva da un verbo latino che significa coltivare, non inizia né finisce nelle aule scolastiche e universitarie, anzi, specie nell'era di Internet, potrebbe benissimo prescinderne. Ho spesso additato ad esempio un mio amico, che per inciso è anche il mio barbiere, volitivo e tenace autodidatta con la terza media, che divora almeno un libro a settimana più una dozzina di monografie di Wiki al giorno, e che lascia a bocca aperta il sottoscritto e fior di dottori e professori universitari cli.enti del suo salone. Come pure ho spesso citato i nostri premi Nobel mai laureati, dalla Deledda a Quasimodo, da Marconi a Montale. Mentre è noto che la competenza tecnica si acquisisce e si accresce soprattutto con l'esperienza, la dedizione e la passione. Abramo Lincoln, prima di diventare un grande presidente degli Stati Uniti, era un grande e famosissimo avvocato e un abilissimo oratore, ma era un autodidatta. Premesso ciò, è chiaro che ci sono attività tecniche che richiedono una specifica e lunga preparazione, e ci sono (o dovrebbero esserci), specie nel settore pubblico e istituzionale, regole di selezione meritocratiche che non possono non tenere conto anche del titolo di studio. Per esempio, ci sono ministeri molto tecnici, come Salute, Istruzione Università e Ricerca, Lavoro e Politiche Sociali, Giustizia, che ragionevolmente non affideremmo, se non in via eccezionale, a persone poco titolate e poco esperte nelle materie. E invece oggi i titolari di tutti e quattro questi ministeri sono dei semplici diplomati (addirittura all'Istruzione c'è una signora con la terza media che millantava una inesistente laurea in Scienze Sociali) i quali hanno lavorato in altri settori o non hanno mai lavorato. La cosa non può essere casuale: evidentemente nella scelta dei ministri oggi ci si attiene a criteri che hanno poco a che vedere con la preparazione, con la competenza e la meritocrazia.  Prendiamo Andrea Orlando, un giovane mestierante della politica al vertice da oltre tre anni di uno dei ministeri più tecnici dell'esecutivo, senza dubbio il più delicato per le forti interazioni con gli altri due poteri dello Stato (legislativo e giudiziario). Ho avuto occasione di apprezzare e di lodare il politico Orlando nella campagna elettorale per le primarie del Pd. Ha saputo dire qualcosa di sinistra, ha saputo tenere testa, nell'unico confronto televisivo, all'altro mestierante Renzi. Ma è chiaro che al confronto con il parolaio di Rignano - uno che, alla luce dei fatti, io non considero più nemmeno un politico, ma un baro e un imbroglione - qualsiasi politico serio si lascia preferire da chi non è obnubilato dalla faziosità e dalle chiacchiere. Purtroppo il Guardasigilli Orlando si sta rivelando una grossa delusione. La riforma della giustizia da lui proposta è sostanzialmente inadeguata e tecnicamente pessima: gli addetti ai lavori (giuristi, magistrati) paventano disastri se passasse senza ampie correzioni. I vari Gratteri (che doveva essere al suo posto ma Napolitano pose il veto), Davigo, Grasso, Cantone, etc., provano a dargli dei suggerimenti preziosi ma il ministrino fa di testa sua o ascolta quelli a cui piace la giustizia inefficiente e colabrodo (renziani, berlusconiani, alfaniani, verdiniani). Hai la maturità scientifica e sei incompetente nella materia, va bene, nessuno nasce "imparato", ma sei giovane, intelligente, e hai avuto tutto il tempo per studiare e capire quali sono i veri problemi della giustizia italiana: dopo tre anni non ci puoi propinare una riformetta indecente che un Davigo, eroe di Mani Pulite, uno dei più esperti e autorevoli magistrati della Repubblica, definisce eufemisticamente "inutile, se non dannosa". In questi giorni si parla molto di intercettazioni e di pubblicazione delle stesse. Vuoi almeno accendere un pc e informarti, caro ministro Orlando, prima di parlare a vanvera e di venire di conseguenza bacchettato sulle mani dagli esperti e dal solito Fatto Quotidiano? La sentenza del 2007 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che afferma che quando si intercettano politici il diritto dell'opinione pubblica a essere informata prevale sul segreto istruttorio, è una sentenza storica, una pietra miliare della giurisprudenza in materia di intercettazioni. Un ministro della Giustizia che non la conosce, o fa il ministro in una repubblica delle banane oppure è inadeguato e deve andare a fare altro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/19/consip-orlando-***-attenuata-non-vale-per-le-intercettazioni-ma-sentenza-della-corte-di-strasburgo-dice-il-contrario/3596246/

 
Povero , povero Fosfy ( così ti chiama Shinycaghetta) , oltre alla pochezza politica che esprimi , il fatto che il tuo abbeveraggio Quotidiano sia il Falso sempre Quotidiano , fa capire non solo quanto miserrimi sono diventati i tuoi post da un po' di tempo , ma che la devastazione mentale che ti sei procurato con la lettura del Falso , ti ha portato su una china che ti fa capire fischi per fiaschi non essendo più nemmeno in condizione di interpretare nella maniera giusta quel che viene scritto. Dopo il solito lungo preambolo tutto teso alla solita denigrazione di esponenti del PD ( What else ), diamo prova concreta del mio sopracitato giudizio su Fosfy ( così lo chiama Shinycaghetta).  Chi ha scritto questo articolo, non si rende che la " sentenza " cui lui fa riferimento conferma, appunto, la illegittimità dell'operato del giornalista che ha pubblicato la intercettazione espunta illegalmente dal fascicolo penale relativo all'indagine Consip. si parla, infatti, di pena sproporzionata non di condanna illegittima dei due giornalisti, in sostanza la Corte Europea ha confermato che i due giornalisti sono stati giustamente condannati ma ha ritenuto che la pena loro inflitta era sproporzionata rispetto al reato commesso. Questo per precisione e per la verità , requisiti e qualità totalmente sconosciuti a Fosfy ( così lo chiama Shinycaghetta ). Studia ragazzo .. ..studia !!   Saluti 
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A beneficio dei disinformati (in primis il ministro Orlando) e dei faziosi (in primis i reggicoda di Renzino e famiglia che, esattamente come faceva il Delinquente ai vecchi tempi, cominciano a evocare la storiella del golpe giudiziario, tout se tient ) oggi il Fatto Quotidiano pubblica due illuminanti interviste che allego. La prima è alla più nota e autorevole specialista italiana di diritto dell'informazione e della comunicazione, l'avvocato Caterina Malavenda; la seconda a uno dei più autorevoli giuristi italiani, il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. La prof.ssa Malavenda ci ricorda che, nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, un uomo pubblico ha una pri.vacy attenuata in relazione all'attività che svolge.  Mentre il prof. Zagrebelsky ci ricorda la definizione che la Corte Europea dà dei giornalisti (si parla ovviamente di giornalisti veri, non di servi sciocchi tipo quelli che stanno (ri)mandando in rovina la (fu) Unità): cani da guardia della democrazia, e osserva che i cani da guardia "sono lì per mordere". Sottolinea poi che: "la distinzione tra penalmente rilevante e penalmente irrilevante per il giornalista, mi si passi il gioco di parole, non ha nessuna rilevanza. La pretesa per cui sarebbero pubblicabili solo le notizie penalmente rilevanti è priva di senso. E non acquista senso ripetendolo all’infinito".

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/ma-la-***-e-piu-debole-se-la-notizia-e-sul-potere/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/21/caso-consip-vladimiro-zagrebelsky-irrilevante-distinguere-tra-notizia-penalmente-rilevante-o-meno/3600818/

Da parte mio traggo da quanto sopra una elementare conseguenza logica. Non sono i giornalisti (veri) quelli che attaccano la democrazia. I nemici della democrazia sono quelli che, come il patetico Orfini, attaccano i giornalisti (scomodi).  

 

Modificato da fosforo31
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