Grande successo di Di Maio in USA ...,!!

 
HARVARD (USA) - C'è da scommettere che Luigi Di Maio se la immaginava differente la sua visita all'università di Harvard, dopo l'invito di Europeyeslab, una associazione di studenti ed ex studenti europei che hanno studiato ad Harvard.  Invece sin dalla presentazione le cose non sono andate bene, dato che è stato presentato come "l'unico politico populista di destra che abbiamo mai avuto qui". Poi il vice presidente della Camera ha letto due paginette scritte, poi si è dato spazio alle domande. Una tradizione statunitense a cui Di Maio non è sfuggito, anche se non ci era abituato (in Italia non è ammesso ai giornalisti fargli domande). Ha avuto rilievo l'intervento di Mario Fittipaldi, 35 anni, cardiochirurgo pediatrico, che ha apostrofato il vice Presidente della Camera dicendo: "Siete un movimento di persone ignoranti e incompetenti. Lei non è neanche laureato e lo rivendica come un titolo di merito. Ma come può pensare di governare l'Italia? Ma perchè poi una coma Paola Taverna, che faceva l'assistente di laboratorio, deve venire a spiegare a me che studio queste cose da anni, come funzionano i vaccini?". Una domanda a cui Di Maio ha risposto sostenendo che gli esperti hanno distrutto l'Italia mentre M5S la salverà. Un'altra domanda insidiosa sulle campagne anti-vaccini del Movimento 5 Stelle è stata bloccata dal moderatore che, ad un certo punto ha cercato di limitare i danni. 

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Di Maio è stato infatti 'torchiato' dal pubblico presente all'incontro, che ha rivolto all'ospite domande su temi spinosi come il rapporto tra il Movimento 5 Stelle e l'euro, i vaccini e la Nato. Il benvenuto non è stato certo dei più calorosi. Il moderatore, Archon Fung, ha spiegato che la prestigiosa Università "ha ricevuto proteste" perché "finora non era mai stato invitato un populista di destra...".

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Ecco a voi un populista di destra: così Harvard accoglie Di Maio

M5S
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Di Maio ospite alla scuola di specializzazione per i laureati di Harvard ha dovuto rispondere alle domande degli studenti e ricercatori, non senza qualche difficoltà

Forse Luigi Di Maio pensava che tutto il mondo fosse Paese, ma in America gli hanno ricordato che non è così. Abituato a convocare conferenze stampa senza domande, ad intervenire senza contraddittorio nei programmi tv oppure in collegamento esterno (con tanto di claque al seguito) o a pontificare sul sacro blog, deve essere rimasto molto male dell’accoglienza riservatagli all’università Kennedy Harvard School, che è la scuola di specializzazione per i laureati di Harvard (cosa diversa rispetto all’Università stessa).

Una precisione che è d’obbligo visto il gran clamore che ha suscitato la visita di Di Maio oltreoceano.

Prima di tutto la presentazione: il professore Archon Fung, che introdotto il candidato in pectore del M5, ha definito il MoVimento come “populista di destra”. Una definizione che in Italia avrebbe creato un caso diplomatico per giorni, con probabili ( e consueti)  attacchi ai media. Ma poi il professore di Democrazia e cittadinanza, ha voluto precisare: “Abbiamo ricevuto tante lamentele perché invitavamo qui Luigi Di Maio. Per questo voglio spiegare lo spirito con cui lo riceviamo: è importante coinvolgere anche chi ha punti di vista molti diversi dai nostri. Abbiamo spesso speaker dal centro-sinistra, qualche volta anche dal centro-destra, ma un populista considerato di destra, non lo abbiamo mai avuto”. Per non far sembrare la cosa troppo brutta si è lanciato anche in un parallelo con l’attuale presidenza Usa a guida Trump ricordando che, per gli stessi motivi che lo hanno portato a vincere, anche Di Maio “potrebbe essere il prossimo primo ministro in Italia”. Chissà se il leader pentastellato avrà gradito.

Poi è stata la volta del discorso di Di Maio, letto parola per parola da un foglio, a cui sono seguite una serie di domande, alcune molto ficcanti.

Jacopo Iacoboni su La Stampa riporta quelle di un classico caso di cervello in fuga: “Il punto più imbarazzante è stato quando un ricercatore italiano che ha studiato ad Harvard, Mario Fittipaldi (caso ha voluto che venisse anche lui da Napoli – s’è concesso una battuta sul fatto che a tutti, anche a lui, piace la pizza e la mozzarella, e avrebbe preferito restare a fare ricerca in Italia anziché doversene andare così lontano) gli ha domandato: “Vi siete presentati sulla scena anche parlando di competenze. Ma io non accetto che questo partito sia fatto da persone con un’istruzione molto bassa, come anche lei, bisogna dire, che non ha finito l’università ma che parla di eccellenze universitarie. Paola Taverna, che faceva l’assistente di laboratorio, deve venire a spiegare a me, che studio queste cose da anni, come funzionano i vaccini?”.

Domande che in America è lecito fare ma che in Italia sono quasi diventate un tabù; basta vedere come ha reagito Marco Travaglio all’articolo del New York Times proprio sul rapporto M5S e morbillo additando il quotidiano “come giornale umoristico” e di essere “sedicenti cacciatori di fake news”.

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