STORIE DI INVITI FASULLI

Ci  avevan  fatto   una  mazza  così  sugli  inviti  di  Marino  ed  ora  si  scopre  che... il  di  mejo  non  è   meglio...ma  loro  sono  gli  HONESTI  MA  VAFFFF.

 

LA VERITA' SULLA VISITA A HARVARD DI LUIGI DI MAIO

Dunque, ci hanno fatto due "stelle" così con la storia che Luigi Di Maio è invitato all'Università di Harvard a tenere una conferenza e storie varie.
In realtà l'Università di Harvard non sa neanche che Di Maio esista e, nel caso, chi sia precisamente, come aveva scoperto Alberto Roberto Listen Restuccia mesi fa quando scrisse a Harvard e da Harvard gli risposero di non sapere NULLA di una imminente visita di Luigi Di Maio. "Nothing official has been determined for a visit by Luigi Di Maio" (Non è stato deciso alcunché di *** per una visita da parte di Luigi Di Maio).
Insomma, Luigi Di Maio è in realtà stato invitato dalla KENNEDY HARVARD SCHOOL, che è nata come scuola di specializzazione per i laureati di Harvard (ed è già una cosa diversa dall'Università in sé). 
Per giunta, Di Maio, nello specifico è stato invitato da una sorta di "laboratorio europeo", YES EUROPE LAB, in seno alla scuola stessa. Detto in soldoni, è stato invitato da una "confraternita" di laureati europei che si interessano di "democrazia diretta".
Grazie a Melania Dell'Aira per la segnalazione.

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33 minuti fa, pm610 ha scritto:

Ci  avevan  fatto   una  mazza  così  sugli  inviti  di  Marino  ed  ora  si  scopre  che... il  di  mejo  non  è   meglio...ma  loro  sono  gli  HONESTI  MA  VAFFFF.

 

LA VERITA' SULLA VISITA A HARVARD DI LUIGI DI MAIO

Dunque, ci hanno fatto due "stelle" così con la storia che Luigi Di Maio è invitato all'Università di Harvard a tenere una conferenza e storie varie.
In realtà l'Università di Harvard non sa neanche che Di Maio esista e, nel caso, chi sia precisamente, come aveva scoperto Alberto Roberto Listen Restuccia mesi fa quando scrisse a Harvard e da Harvard gli risposero di non sapere NULLA di una imminente visita di Luigi Di Maio. "Nothing official has been determined for a visit by Luigi Di Maio" (Non è stato deciso alcunché di *** per una visita da parte di Luigi Di Maio).
Insomma, Luigi Di Maio è in realtà stato invitato dalla KENNEDY HARVARD SCHOOL, che è nata come scuola di specializzazione per i laureati di Harvard (ed è già una cosa diversa dall'Università in sé). 
Per giunta, Di Maio, nello specifico è stato invitato da una sorta di "laboratorio europeo", YES EUROPE LAB, in seno alla scuola stessa. Detto in soldoni, è stato invitato da una "confraternita" di laureati europei che si interessano di "democrazia diretta".
Grazie a Melania Dell'Aira per la segnalazione.

Presentazione  che  rispecchia   il  di  mejo... e  non  è  certo  per   elogiarlo    ahahahahah se  ne  sarà  accorto ???

Il professore presenta Di Maio agli studenti di Harvard: "È il primo populista di destra qui. È raro come comunisti e unicorni"

 

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Quello delle prestigiose università americane è un vecchio trucco da imbonitori. Tanti anni fa ne fece un uso a tappeto Michele Sindona, che aveva comprato una banca sgangherata in America e che navigava in pessime acque. Prima di essere arrestato, processato, rinchiuso nel carcere di Voghera (dove venne infine avvelenato, probabilmente dalla mafia), almeno una volta alla settimana teneva una conferenza in qualche università americana. E a noi che seguivamo le sue imprese da truffatore (e, assassino, Ambrosoli) arrivavano regolarmente i testi dei suoi fantasiosi speech: “Il ruolo dell’argento nella crisi mondiale”, “L’oro dopo Bretton Woods”, ecc.

L’unico a sorridere era il nostro amico Franco Modigliani, professore al MIT di Boston, premio Nobel per l’economia e per alcuni anni presidente dell’Associazione degli economisti americani: “Costa poco, potete farlo anche voi”. E così il trucco venne svelato. Sindona (i cui titoli scientifici in materie economiche erano pari a zero) versava qualche contributo in denaro a qualche associazione studentesca, ottenendo di poter leggere uno speech a piacimento, di fronte a pochi studenti comandati dalla confraternita e poi ricompensati con pizza e birra.

La storia di Giggino di Maio a Harvard è fatta della stessa stoffa. L’università ha dichiarato più volte di non sapere chi sia e  di non avere mai pensato di invitarlo (Guido Rossi e Romano Prodi invece a Harvard ci sono andati davvero, come studenti e come insegnanti, Prodi sulla cattedra che fu di Gaetano Salvemini, Rossi a ascoltare le elezioni di Kissinger).

Ma allora dove diavolo è andato Di Maio? In una palestra. Sì, in una palestra, un po’ addobbata per l’occasione, Infatti non è mai stato invitato a Harvard, ma solo da un’associazione di studenti europei harvardiani che una volta al mese ha il diritto, come confraternita, di usare una palestra per alcune ore per dibattiti e conferenze. La gestione di questi eventi, naturalmente, appartiene tutta alla confraternita stessa. Insomma, è come andare a prendere un caffè alla Trump Tower sulla Quinta strada e poi dire agli amici: “Stamattina sono stato da Trump”.

Come prevedibile, lo hanno trattato così male che forse era un trappolone. Forse lo hanno invitato, più che altro, per studiarlo, per vedere come può essere fatto un grillino, uno che a trent’anni non sa ancora usare apostrofi e congiuntivi, ma che vorrebbe dirigere un paese di  60 milioni di abitanti.

Unico difensore, il professor Francesco Erspamer, glottologo con la mania della politica, da anni in America e più grillino (in odio a Renzi) dello stesso Di Maio. Talmente entusiasta da scrivere che, ascoltando Di Maio per la prima volta ha sentito un ragionamento politico coerente. Chi conosce un po’ Erspamer conosce anche le sue bizzarrie e il fatto che non capisce assolutamente nulla di politica. Però, almeno un ammiratore (anche se strambo) Di Maio l’ha trovato.

Ma le sciocchezze del ragazzo napoletano, che già si vede seduto a palazzo Chigi, sono niente rispetto alla complessa macchina del fango montata per far perdere le elezioni Macron contro la sua avversaria, madame le Pen (“Insieme ai 5 stelle cambieremo l’Europa”). Nemmeno la Spectre nemica di Bond avrebbe saputo fare di meglio.

Durante l’ultimo e decisivo dibattito tv con ilo  suo avversario, la Le Pen ha insinuato che Macron abbia un conto alle Bahamas per evitare di pagare le tasse. Macron ha già querelato, ma la Le Pen ha provato comunque a gettare un po’ di fango. Come nasce questa non-notizia, questo falso?

Spunta fuori due ore prima dell’inizio del dibattito in Lettonia. Compare in un forum politico, provenendo da una fonte anonima, corredata di documenti e ricevute (tutta roba falsa). Ma viene subito rilanciata in rete da tale Nathan Damigo, americano, attivo a suo tempo pro-Trump e vicino alla destra francese. Ma la storia non si ferma qui: la fake new viene subito  ripresa da 123 account francesi, noti da sempre come cinghia di trasmissioni delle agenzie di *** russe, e rilanciata alla grande in rete. E quindi arriva, via telefonino, si suppone, a madame Le Pen, dentro lo studio tv dove sta dibattendo con Macron.

Nel giro di due ore, una notizia costruita in Lettonia non si sa bene da chi, varca l’oceano, torna indietro e fornisce a madame le Pen il pretesto per un’insinuazione: “Spero non salti fuori che lei ha un conto alle Bahamas”. Coinvolte nell’operazione più di 100 persone che in due ore hanno trasformato una notizia falsa in uno strumento politico. Tutti amici di Putin e di Trump.

Bella la politica ai tempi di Internet.

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