La Nostra Cara Lingua Italiana

E’ l’epoca in cui la bestializzazione ops scusate, la globalizzazione tende a debilitare, tra le varie cose, sempre più la nostra lingua Nazionale; a quanto pare i concetti di tipicità e identità risultano alquanto stretti a tale luciferino progetto.
Naturalmente i mezzi più distruttivi e propagandistici risultano, come al solito, i media e la stampa che contaminano e lasciano penetrare nella quotidiana comunicazione sempre più termini ed espressioni inglesi, mentre con i film e le serie si tende di consueto a elevare modelli culturali anglosassoni, denigrando o eclissando il resto.
Anche la politica naturalmente, gioca il suo ruolo in questo processo di distruzione, utilizzando termini “moderni”per descrivere progetti del governo Italiano o addirittura figure istituzionali:

“il nostro Premier parla di Jobs Act e Fiscal Compact”, che fighi che siamo.

Quest’imposizione diventa sempre più aggressiva e necessaria, trasformandosi a mio avviso in un vero e proprio processo di imperialismo culturale che nutre rispetto alcuno per la lingua di sommi poeti o grandi filosofi poichè, al giorno d’oggi, ciò che conta in occidente è finanza ed economia; difatti l’inglese che si vuole a tutti i costi spandere nel nostro lessico è un inglese figlio della cosiddetta Global Governance, una lingua quindi voluta dai mercati e dalla finanza, innescando inevitabilmente una posizione di subordinazione rispetto al paese matrice dell’idioma.

E’ oramai diffusa la convinzione che arricchire o impoverire il proprio discorso di termini anglosassoni  regali un tocco di modernità e progresso senza renderci conto che stiamo calpestando la nostra identità e sostenendo la politica dei giganti.
Del resto questa metamorfosi è globale e con il grido “non restiamo indietro” nasconde la sua tendeza a demolire usi e costumi locali provocando inevitabilmente appiattimento culturale e privandoci dal beneficio del relazionarsi.

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